Il suo suono è sempre vivace, elettrizzante, ricco di citazioni che ci riportano agli anni 70 dei primi remix e della dance come esperienza insieme patinata e del ghetto…

di Pierfrancesco Pacoda
Jolly Mare è un nome ricorrente nei panorami di paesi della provincia di Lecce, scelto da tante pescherie, entra immediatamente nei ricordi di una vacanza nel Salento. Sarà per questo identificare una etnia dello scenario popolare pugliese che è stato scelto da uno dei dj e produttori più alla moda del momento, Jolly Mare, appunto, che dopo aver conquistato la finale a New York della Red Bull Music Academy, è sulla via per diventare un altro frammento di quel panorama elettronico del quale fanno parte artisti superstar come Congorock.
Decisamente legato a una visione ‘disco’ della pista da ballo, il giovane Fabrizio Faberismi (questo il suo nome), arriva dalla scena dei virtuosismi al giradischi, dello scratch come componente ritmica essenziale della trama sonora. A questa ricerca del ‘beat’ cesellato, affianca un amore profondo per il funk, per la musica nera che ha generato la rivoluzione della disco. Per questo il suo suono è sempre vivace, elettrizzante, ricco di citazioni che ci riportano agli anni 70 dei primi remix e della dance come esperienza insieme patinata e del ghetto. Un patrimonio che rilegge sia negli spettacoli dal vivo che nelle produzioni, dove forte è la sensazione di essere di fronte a suoni sporchi, il cui effetto coinvolgente è sottolineato dall’utilizzo di registratori a nastro e di partiture che cercano di riprodurre alla perfezione quelli ‘originali’ delle musiche alle quali Jolly Mare si ispira. In pochissimo tempo (il primo brano che ha prodotto è stato pubblicato in rete nel 2011, poii c’è stata la canzone ‘Have Visions’, entrata nelle classifiche dance), è già diventato uno degli artisti più in vista della scena internazionale. I Masters at Work, superstar mondiali della house music, lo hanno voluto con loro dal vivo e tra poco sarà pronto il suo album d’esordio.
