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Politica

Di Gianni Pardo

Il caso del Monte dei Paschi di Siena ha molte sfaccettature - penali, economiche e politiche - sulle quali solo il tempo dirà l'ultima parola. Ma in fondo la cosa non riguarda l'italiano medio: questi non ha azioni di quella banca e magari non ha nemmeno un piccolo conto per farsi pagare le bollette della luce e del gas. Dunque, anche a punire elettoralmente il Pd - il partito che comandava i politici di Siena che comandavano la fondazione che a sua volta comandava la banca - anche a buttare in galera mezza Siena, non gli entrerebbe in tasca un euro. Purtroppo, la sua ragionevole preoccupazione è opposta: quanto rischia di costargli, la faccenda? Partiamo da un caso teorico. Un commerciante ha un'impresa che vale un milione di euro ed ha due milioni di debiti. Chi gli fornisse un prestito di due milioni, e poi l'ereditasse (perché il commerciante non è in grado di rimborsarli) avrebbe comprato per due milioni un'impresa che ne valeva uno. Senza dire che rimane da vedere se il nuovo proprietario poi sarebbe capace di rendere quell'impresa redditizia. Essa potrebbe infatti essere decotta per i più vari motivi, e dunque irrecuperabile. Ma facciamo delle ipotesi meno catastrofiche.

Un commerciante ha un'impresa che ha accumulato una tale quantità di debiti che tecnicamente è già in stato di insolvenza, anche se l'autorità giudiziaria non ha ancora dichiarato il fallimento.  Dunque va a chiedere un prestito all'unico che è disposto a correre il rischio di affidargli del denaro proprio: uno strozzino. Costui però gli pratica un tale tasso d'interesse che certamente il malcapitato non potrà restituire il prestito. E infatti nel contratto si scrive che, in questo caso, lo strozzino diverrà proprietario dell'impresa. Sembra una vicenda piuttosto truce, nella quale lo spettatore spera di vedere arrivare i carabinieri, e invece è la vicenda del Montepaschi. Lo strozzino qui è lo Stato italiano. Il governo presta alla banca quattro miliardi di euro per non farla fallire e applica un tasso d'interesse usurario che va dal 9 al 15%. Questo è un livello che, in un periodo economicamente positivo, sarebbe ancora difficilmente sostenibile per una banca in buona salute: figuriamoci durante una recessione e per un istituto di credito che ha avuto dei dirigenti capaci di portarlo allo stato attuale! Dunque il fallimento è solo rinviato.

Lo Stato però, esattamente come lo strozzino, si è creduto furbo. In caso di mancata restituzione del prestito (che è un po' come dire nel caso che domani sorga il sole) diverrà proprietario della banca per l'equivalente della somma prestata. A quanto pare, l'80% delle azioni. "Si è creduto furbo". Ma lo è stato?
Se il Montepaschi è male amministrato (prova ne sia che ha i conti in profondo rosso) che senso ha nazionalizzarlo a termine, permettendo agli amministratori di continuare intanto a fare danno, approfondendo il rosso, per poi essere costretti, una volta che se ne è divenuti proprietari, a cambiare tutti i dirigenti? Tanto varrebbe farlo subito, sostituendoli con capaci funzionari di Stato. Si chiama nazionalizzazione. Un'operazione economicamente rischiosa ma politicamente inevitabile: si tratta di non mandare a casa tutti gli impiegati della banca e di tutelare i clienti. Insomma la banca è too big to fail, troppo grossa per fallire. Ma se è necessario nazionalizzarla lo si faccia senza perdite di tempo e senza la finzione di prestiti usurari e impossibili.
Purtroppo, anche questa  soluzione lascia perplessi. Veramente possiamo fidarci dello Stato? Veramente possiamo credere che sarà capace di rendere redditizia una banca? Di avere successo dove sono falliti i privati?

Parlando di nazionalizzazioni tutti amano citare un fatto avvenuto in Svezia. Lì lo Stato ha acquisito una banca in pessime acque, l'ha risanata e l'ha rivenduta guadagnandoci. Applausi. Domanda: quanti italiani parlano svedese? Chi crede che la nostra Amministrazione Pubblica sia capace di realizzare un simile miracolo? In realtà Mario Monti ha realizzato una nazionalizzazione a scoppio ritardato, con un trucco degno di uno strozzino, per acquistare una banca che sarebbe meglio non avere. E ancora una volta, si vanta di qualcosa di cui forse dovrebbe vergognarsi. Si sarebbe dovuto intervenire molto prima. La paura è che l'erario quei quattro miliardi non li vedrà più. Lo Stato potrebbe trovarsi a possedere una banca che, invece di produrre utili, produce deficit da ripianare con denaro dei contribuenti.

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