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Vittorio Agnoletto

"Sarebbe una decisone che va al di là della questione personale. Sarebbe molto grave per la garanzie che Ingroia ha dato a Cambiare si può il 7 gennaio. In quest'incontro, l'ex pm ha garantito di inserire i punti del nostro programma nel suo e di dare grande spazio alle candidature che nascono dal basso. Inoltre verrebbe sconfessata la nostra assemblea di Milano che ha deciso con 463 voti su 500 di mettermi capolista del movimento". Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genova social forum, con un'intervista ad Affaritaliani.it, attacca Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile, il quale, al numero tre della  lista alla Camera in Lombardia 1 ha  scelto di inserire Antonio Di Pietro al posto dello stesso Agnoletto. Il fondatore della Lila, lancia un appello all'ex pm: "Spero sia uno sbandamento momentaneo e che ci ripensi, altrimenti il nostro percorso democratico dal basso, fatto di 105 assemblee in tutte le province italiane, diventerebbe inutile”

Nella lista Rivoluzione Civile alla Camera in Lombardia 1 lei doveva essere candidato in terza poszione dopo Ingroia e una donna invece è stato inserito Di Pietro. Una scelta che la taglierebbe di fatto fuori. Come si spiega questa decisione?
"Premetto che non so se hanno già deciso, ma se fosse così sarebbe abbastanza incredibile".

Perché?
"Cambiare si può, di cui faccio parte, ha scelto attraverso un referendum di allearsi alla lista Ingroia alle prossime Politiche. Ingroia si è impegnato a garantire, oltre a quelle dei partiti, le candidature elette indicate dalle assemblee di Cambiare si può e di tenere con loro un rapporto stretto. A Milano abbiamo fatto due assemblee, una il 16 dicembre, con la quale Cambiare si può ha scelto di andare avanti nel rapporto con Ingroia. La seconda è stata fatta l'8 gennaio: su 500 presenti la proposta che io fossi il capolista ha avuto 463 voti a favore 14 astenuti e 23 contrari. Il report di quell'assemblea è stato poi mandato ad Ingroia".

Se dovesse essere confermato Di Pietro al suo posto che conclusione bisognerebbe trarne?
"Sarebbe una decisone che va al di là della questione personale. Sarebbe molto grave per la garanzie che Ingroia ha dato a due portavoce del nostro movimento  il 7 gennaio. In quest'incontro l'ex pm ha garantito di inserire i punti del nostro programma nel suo e di dare grande spazio alle candidature che nascono dal basso attraverso i meccanismi di partecipazione. Ma constato che a livello nazionale nessun nostro candidato è stato messo in posizione per essere eletto. Inoltre non mettermi in lista equivarrebbe a sconfessare il voto dell'assemblea milanese che ha indicato me come capolista".

Come mai non è stato inserito in lista al terzo posto?
"Sinceramente non lo so. So però qual è la mia storia e non so se c'è un problema con le battaglia ho fatto. Sono venuto però a conoscenza di una motivazione risibile: ovvero quella che ho fatto già un mandato da parlamentare europeo. Ricordo che Ingroia è andato a rincorrere Favia, il consigliere reginale dei grillini in carica per non parlare degli assessori che hanno fatto più mandati. Dunque non ne capisco le ragioni".

Che cosa si sente di dire al leader di Rivoluzione civile?
"Spero sia uno sbandamento momentaneo e che ci ripensi, altrimenti il nostro percorso democratico dal basso, fatto di 105 assemblee in tutte le province italiane, diventerebbe inutile. Ripeto, le ragioni non le conosco: posso solo ricordare la mia storia: ho fondato la Lila, mi sono occupato di Aids per vent'anni, sono stato il portavoce del Genova Social Forum e adesso faccio il medico dei disabili all'Inps oltre a collaborare con Flare (Libera internazionale che si occupa di criminalità organizzata e globalizzazione finanziaria). L'unica cosa certa è che non son un politico di professione. Se ci fosse un veto su di me, la motivazione andrebbe chiesta a Ingroia".

Daniele Riosa (su Twitter @DanieleRiosa)

Tags:
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