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Politica
Al referendum io voto Sì a priori per dare un colpo alla Casta

Di Angelo Maria Perrino

Io voto Sì al referendum per la riduzione dei parlamentari. Non mi interessa chi l’ha proposto, né quale schieramento o partito si accaparrerà lunedì sera il successo o accuserà la sconfitta. Né presto ascolto alle argomentazioni cavillose degli immancabili e pensosi giuristi azzeccagarbugli, o alle articolesse del clero giornalistico embedded.

Il mio Sì alla riduzione del numero dei parlamentari è a priori e a prescindere da tutto. Una certezza che viene dalla pancia ma anche dalla testa, dopo decenni di fiducia mal riposta, speranze tradite e evidenze conclamate. Voto Sì perché ritengo  doveroso appoggiare qualsiasi  iniziativa che riduca lo strapotere della Casta partitica e ne mandi a casa il maggior numero di rappresentanti.

Basta!!! ...A casa!!! Ho studiato diritto e storia, so di cosa parlo avendo conosciuto e raccontato per qualche decennio, da giornalista indipendente, l’attualità politica locale e nazionale. Non mi faccio più abbindolare e non credo più alle balle con le quali il ceto partitico si legittima: sono sofismi opportunistici buoni solo a perpetuare l’azione onnivora e pervasiva dei partiti e dei ladri che vi si sono incistati in tante lobby e cupole affaristiche.

In passato si rubava, certo... non erano mammolette... ma si facevano le opere che servivano al Paese e alla gente e poi magari si cercava, discretamente, di fare anche un po’ di cresta per sé e il proprio gruppo. Oggi si fa e si legifera costruendo ospedali, assegnando appalti, bandendo concorsi, facendo assunzioni solo per ricavarne vantaggi privati.

I partiti, con le varie fondazioni collegate, e con commercialisti e avvocati esperti in maneggi, si sono ridotti a idrovore di denaro pubblico perennemente in cerca di mangiatoie. Stanno insieme in gruppi e correnti non per affermare valori ma semplicemente interessi. Non per cercare il bene comune, ma per accrescere il potere proprio e dei propri viciniori.

Fanno politica come mestiere, occupano spazi con logiche di marketing dove i valori sono come merendine da lanciare, inseguono e cercano di arraffare il più piccolo rivolo di denaro pubblico, dovunque esso scorra, lanciandosi come falchi e pestandosi tra di loro per accaparrarselo.

Mi auguro che il successo del Sì, in sé di modesto rilievo, sia però un segnale e un inizio di risveglio e presa di coscienza. Un punto a favore della gente comune sempre più sfiduciata e distaccata, ma impotente e senza voce; uno schiaffo sonoro a queste élite associate sorde e autoreferenziali riunite in caste voraci e accomunate dal medesimo disegno criminoso, aprendo contraddizioni e portando discontinuità e scompiglio nel Sistema. Spero così che si creino a valle reazioni positive di pulizia e moralizzazione (ma non mi illudo, questi tengono tutti famiglia e mutui da pagare).

E dopo i parlamentari bisogna tagliare i consiglieri regionali, provinciali, comunali, sforbiciando quell’ esercito di professionisti della politica che occupa sterilmente i banchi e gli uffici delle istituzioni locali portando a casa altissimi stipendi solo per alzare il dito quando devono votare o contrastare  un provvedimento, secondo i voleri dettati dal capo corrente e capobastone.

Vi pare possibile che in quest’Italia sregolata un medico ospedaliero, con le sue delicatissime responsabilità e il suo ruolo sociale, abbia uno stipendio mensile di 3 mila euro mentre un consigliere regionale ne porta a casa 15 o 16 mila senza produrre alcunché, se non scartoffie, e applicandosi nel suo lavoro nelle apposite assemblee solo una volta al mese?

Qualunquismo il mio? Ma va là... Con queste balle voi del potere, con annesso ceto giornalistico e opinionistico amico e complice, ci marciate, tutti compatti come compari e all’unisono, difendendo i vostri scandalosi privilegi con le unghie e con i denti.

Ma è ora di dire basta, senza se e senza ma... Mandando a casa un bel po’ di inutili onorevoli con relativi staff di assistenti e segretari particolari, sconti, auto blu, privilegi e prebende. Andate a lavorare, il Paese non potrà che giovarsene. 

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