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Politica

Parlando in latino nel corso del Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, papa Benedetto XVI ha annunciato che il 28 febbraio, lascerà l'incarico perché, ha spiegato, "le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino". Un annuncio onesto, coraggioso e inaspettato, che ha sorpreso i suoi più stretti collaboratori. Che merita rispetto, anche se ha sconvolto la Chiesa e il mondo intero, a giudicare dalle reazioni e dai commenti che ne sono seguiti. Il giornalista tedesco Peter Seewald aveva già previsto questa possibilità: "Se un Papa comprende di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l'obbligo di dimettersi".

Nella lunga storia del pontificato romano si conoscono cinque o sei papi che hanno rinunciato alla loro carica, famosissimo Celestino V. E' una possibilità contemplata nel Codice di Diritto Canonico. Eppure si tratta di una circostanza talmente rara e remota nel tempo che lascia tutti sorpresi. Personalmente comprendo e apprezzo il coraggio del gesto di Benedetto XVI, anche se per molti può sembrare un segno di debolezza. Un papa che io stimo molto e apprezzo per la finezza del tratto e le sue grandi virtù teologali e pastorali. Egli, secondo il mio modesto osservatorio, ha mostrato la stessa forza e trasparenza che lo condussero a denunciare i gravi fatti di pedofilia all'interno del Clero.

Bisogna semplicemente prendere atto che il "semplice e umile servo nella vigna del Signore," come ebbe a dire durante la presentazione che fece di se stesso all'inizio del pontificato, non ha più le forze fisiche e quindi, come "servo", ha compiuto la sua missione. Le "dimissioni" di Papa Benedetto, ovviamente, portano al problema della successione a Joseph Ratzinger e del primo conclave ("cum clave" )dopo secoli con un Pontefice ancora vivente. Tuttavia, credo fermamente che sarà l'immensa luce di Dio a scegliere il giusto pastore per guidare tutte le anime del mondo cattolico.

Il mio personale auspicio è che dal prossimo conclave possa venire fuori un papa nero. La Chiesa è universale e quindi non è difficile per un africano diventare il vescovo di Roma. Vorrei tanto che si realizzasse quella specie di sogno americano di Martin Luther King, cioè" di non essere giudicati per il colore della pelle, ma per la qualità del carattere". Quanta luminosità e sapienza in questo "sogno"! Solo così possiamo dare prestigio e credibilità, sia spiritualmente che materialmente, al tanto martoriato continente africano, rapinato, negli anni, delle sue ricchezze naturali, dallo sfruttamento straniero e umiliato dal malgoverno e dalla dissolutezza.

La Chiesa, dal mio punto di vista cattolico- laico, non dovrebbe porre alcuna pregiudiziale verso un papa nero, quale legittimo successore del principe degli apostoli Pietro. Il colore della pelle è solo un riflesso di luce! Tuttavia, mi rendo conto che ci potrebbero essere molti interessi di natura economica sia da parte dello IOR (Istituto per le Opere di Religione) sia dello stesso ambiente ecclesiastico -economico-politico italiano. Ma se vogliamo un amore evangelico, una fratellanza sincera, disinteressata, fuori da ogni tornaconto, per chi riceve e chi dona, quest'apertura non solo è giusta, ma solidale e significativa nel mondo cattolico mondiale. La Chiesa non può e non deve rimanere sorda a questo appello ecumenico. Sono consapevole che la strada è irta di difficoltà, ma come diceva San Paolo:"Contra spem, in spem credit"(Spero contro ogni speranza). Rinnovo la stima e l'affetto a Benedetto XVI e formulo i più fervidi auguri al porporato che sarà eletto al soglio pontificio.

Franco Petraglia

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