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Politica

di Adriana Santacroce

Era solo poche settimane fa che commentatori e giornalisti dicevano che nel Pdl non esisteva un vero erede. Che la sostanziale monarchia berlusconiana non avrebbe permesso la nascita di un successore con un carisma anche solo simile al capo. Settimane, ma secoli fa. Con un Berlusconi azzoppato dalla condanna, ma con il partito a lui totalmente fedele, era impossibile riceverne l'eredità integra. Ma con un Berlusconi minoritario e decaduto cambia tutto. La rivolta di Alfano ha sorpreso un po' tutti. Ma era l'unico modo per prendersi il partito. L'incoronazione e la continuità non gli avrebbero mai permesso di ritrovare quel quid nascosto, lo avrebbe reso sempre l'uomo di Berlusconi. Invece col parricidio sì, ora Angelino può diventare il leader. Serviva un atto forte, un gesto di discontinuità. E così è andata. Come ha detto saggiamente Antonio Polito, la democrazia è anche cambiare classe dirigente senza spargimento di sangue. E questo vale anche nei partiti. Dopo Berlusconi non poteva esserci un altro come Berlusconi, ma solo qualcuno che cambiasse tutto. E ora il partito non sembra più all'opposizione mentre governa, ora c'è una maggioranza politica in parlamento, diversa da quella numerica. L'asse Letta-Alfano è destinato a governare almeno fino al 2015 ma sono in molti a scommettere su un governo di legislatura. Chi l'avrebbe mai detto?

Berlusconi non più determinante, Berlusconi isolato e costretto a far buon viso a cattiva sorte. Obbligato a far fuori i colonnelli, cattivi consiglieri e ormai segnati a dito. Angelino, ritrovato il quid e incassata la fiducia, sì perché anche lui alla fine si è sottoposto a un voto, oltre al fantasma di Berlusconi deve guardarsi da un'altra insidia. Il nord, assente di fatto nel suo dna. Eliminati Brunetta e la Santanchè, il nuovo Pdl conserva di fatto solo Maurizio Lupi come voce "settentrionale". E, in un Paese da 800 mld di spesa pubblica,  dove il meridione è determinante, questo può diventare un problema. Una leadership sudista come quella di Alfano rischia di lasciare le istanze del nord non solo alla Lega, ormai ancor di più minoritaria, ma addirittura al centrosinistra e al Pd. Letta e Renzi, anche se non di indirizzo nordista, non hanno bacini elettorali né particolare influenza al Sud e, per questo, rischiano di essere più credibili in un'operazione di revisione della spesa pubblica e del sistema clientelare meridionale. Il centrosinistra può essere più affidabile per la realizzazione del federalismo e dei costi standard. Bisognerà capire se il Pd, almeno questa volta, saprà raccogliere la sfida. Dal canto suo, Alfano, ha vinto una battaglia, la più importante. Ma la guerra è ancora in corso. Berlusconi è abbattuto ma non finito, un po' di credibilità ce l'ha ancora. Il nord esige risposte al più presto perché l'economia può ripartire solo da lì. E in mezzo c'è il paese, tutto intero, che annaspa. Sfide che non aspettano e che sono lì, pungenti nella loro emergenza.  Alfano ha bisogno di tanti auguri e di tanto quid per riuscire almeno in una di queste.

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