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Politica

A scanso d'equivoci il difensore d'ufficio della senatrice Anna Finocchiaro desidera premettere qualcosa: non ha simpatia per la sua cliente. Proprio nessuna. Non ha neppure un'eccessiva stima - se si vuole evitare di parlare d'intelligenza - del suo fiuto politico, una volta che si sappia che è stata eletta deputata del Partito Comunista Italiano nel 1987, cioè prima che fosse demolito il muro di Berlino. Alla Bolognina, dicendo addio alla falce e martello, addirittura pianse. Dunque è stata - e forse è ancora oggi, in fondo al cuore - un'autentica comunista. Questo non è perdonabile, come non si può perdonare a Napolitano il suo sostegno alla repressione della Rivoluzione Ungherese del 1956, neanche arrivasse, come gli auguriamo, a centovent'anni. Infine il summenzionato difensore d'ufficio non è stato mai toccato dal fascino di questa signora, il cui aspetto giudica sufficiente ma non certo incantevole. Per non parlare della sua voce. Ma è tempo di passare alla sua difesa.

Un articolo non firmato del Corriere della Sera(1), che pure accenna al fatto che ella sia sempre stata "potente, rispettata e autorevole", e perfino carismatica, poi celebra le sconfitte e le colpe della signora con argomenti che la stessa interessata ha giustamente definito, in una certa occasione, "miserabili". E che altro non sono.

Ecco la litania: "Nell'aprile 2006 dovrebbe diventare ministro dell'Interno, sembra fatta, ma alla fine la spunta Giuliano Amato. Passa un mese e il suo nome inizia a circolare per il Quirinale Però al Quirinale sale Giorgio Napolitano"; "Un anno dopo è candidata a guidare il nuovo Pd", ma prevale Veltroni. E con questo? Piuttosto che attribuire queste sconfitte a qualche suo demerito nascosto (è antipatica?), non sarebbe più naturale pensare alla misoginia di fondo di noi italiani? Le donne ci piacciono, chi dice di no? ma non ai posti di comando.

Continua la litania: il 15 aprile del 2013 bisogna eleggere il nuovo Capo dello Stato e Matteo Renzi dice: "Mi spiace [per Anna Finocchiaro], ma non può diventare Presidente chi ha usato la sua scorta come carrello umano per fare la spesa da Ikea". Era soltanto stata pubblicata una foto della signora che usciva dall'Ikea mentre uno degli uomini di scorta spingeva il suo carrello degli acquisti. I nemici della senatrice ne avevano approfittato, i moralisti a quattro un soldo pure, ed ora Renzi, un anno dopo il fatto, rivangava questo delitto, provocando l'indignata risposta della senatrice: "Sai cosa sei? Sei un miserabile!" Mai risposta fu più appropriata.

Gli uomini della scorta sono prima uomini e poi agenti di polizia. Prima persone beneducate e poi funzionari dello Stato. Se dunque uno di loro si è prestato a spingere il carrello, è soltanto perché trattava la signora come avrebbe trattato qualunque altra signora con cui fosse andato al supermercato. Vedere in questo l'arroganza del potere sarebbe come vederla nell'accettare di passare per prima, soltanto perché un gentiluomo si è fatto da parte per cederle il passo. Ma Matteo Renzi, e tutti quelli che l'hanno insultata, dove vivono? Da qualche parte in cui le donne devono camminare tre passi dietro l'uomo, ed eventualmente portare i pesi in bilico sulla testa? L'accusa di essere "miserabile" si giustifica col dolo che la signora Finocchiaro ha ragionevolmente attribuito al giovane Matteo: diversamente, se avesse pensato che era in buona fede, l'avrebbe anche giudicato un inqualificabile bifolco. Ma, dice l'articolo, l'intero partito si sentì in imbarazzo, in quell'occasione. E questo non depone affatto a suo favore. Ogni parlamentare del Pd avrebbe dovuto difendere a spada tratta la collega prima ancora che per solidarietà per il rispetto che un gentiluomo porta a sé stesso e alla buona educazione che gli hanno insegnato in casa.

Ma dev'essere una vocazione italiana, quella dell'attacco miserabile, come visto tante volte nei confronti di Berlusconi. Leggiamo ancore che "il settimanale L'Espresso pubblica un servizio in cui racconta che la senatrice non ha perso l'abitudine di farsi aiutare dagli agenti della scorta: stavolta li hanno sorpresi al supermercato mentre le prendevano le banane". Presto, drizzate la forca.

E poi sono riferite altre miseriuzze ipotetiche, più sostanziate di malevolenza che di colpe reali. Ha per esempio parlato con una signora il cui marito è poi stato messo agli arresti domiciliari. Ha proprio ragione Renzi, come fare presidente della Repubblica un simile pendaglio da forca?
Ed ora l'hanno esclusa anche dalla Direzione del Pd. Giustizia è fatta.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

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