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Politica
Azzolini, no all'uso delle intercettazioni

Il Senato dice no alla richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni del senatore Antonio Azzollini (Ncd), trasmessa a palazzo Madama dalla procura di Trani nell'ambito dell'inchiesta sul porto di Molfetta. Poche ore prima che prenda il via la sessione di bilancio, l'Aula conferma l'opposizione alla richiesta di poter utilizzare le intercettazioni del presidente della commissione Bilancio: 160 i sì al diniego della richiesta di autorizzazione, 36 i no.

I magistrati pugliesi avevano chiesto di poter utilizzare le conversazioni telefoniche e i tabulati relativi all'utenza del senatore, alfaniano ed ex sindaco di Molfetta, indagato dal gennaio scorso nell'inchiesta su una presunta frode da 150 milioni di euro legata ai lavori del nuovo porto di Molfetta. Azzollini sarebbe indagato anche per reati ambientali in relazione alla mancata bonifica dei fondali del porto. Le indagini partirono dopo una denuncia dell'autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori di Roma per presunte irregolarità relative al contratto d'appalto e nel bando di gara predisposto dal Comune di Molfetta, ma si indaga anche sui motivi che, nel marzo 2013, hanno spinto al suicidio Vincenzo Tangari, dirigente del settore Contratti e appalti del Comune di Molfetta. Il dirigente si tolse la vita gettandosi con la sua Fiat Panda proprio nel porto della cittadina.

Le indagini hanno accertato come il fiume di denaro pubblico arrivato al comune di Molfetta e destinato alla costruzione del nuovo porto, sia stato invece in parte utilizzato per altro. L'opera è lontana dall'essere realizzata, anche se sono ripartiti i lavori di sminamento: oltre 100mila gli ordigni bellici stimati nei fondali marini nell'area scelta per i cantieri. Secondo gli inquirenti, il Comune avrebbe assegnato parte dei fondi arrivati da Roma e destinati al porto al pagamento delle spese correnti, al pagamento dei fornitori dell'ente, per incentivi al personale del Comune e per far risultare nei bilanci di previsione un fittizio equilibrio economico finanziario attestando falsamente il rispetto del patto di stabilità da parte del Comune assicurando la sopravvivenza dell'ente ed evitando così il rischio del dissesto.

A detta degli investigatori l'enorme disponibilità finanziariasi è tradotta in una sorta di gestione del potere pubblico finanziario nel consapevole e illegittimo utilizzo dei fondi pubblici, destinati al porto, finiti in bilancio. Un vero e proprio 'sistema Molfetta', lo hanno definito descrivemndo l'esistenza di un'associazione a delinquere costituita da pubblici amministratori e imprenditori. In tutto una sessantina gli indagati, tra questi anche Azzolini. Lunghissima anche la serie di atti falsi redatti da pubblici ufficiali tra cui la validazione dei progetti con l'autorizzazione ad accedere all'area interessata nonostante la presenza di bombe, le relazioni false, del 2008 e 2012, che attestavano l'avvenuta bonifica dei fondali, la falsa rendicontazione al ministero degli Interni sull'ammontare complessivo dei finanziamenti, la frode in pubbliche forniture e il capitolo dei reati ambientali e paesaggistici.

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