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Politica

"I colpi di Stato, come scrisse Curzio Malaparte in Tecnica di colpo di Stato, quasi mai ricorrono alla violenza, di solito avvengono in modo apparentemente legale, nel silenzio ovattato delle cosiddette istituzioni" e Beppe Grillo ritiene proprio che "il cambiamento della Costituzione discusso ieri in commissione Affari Costituzionali in soli 55 minuti per poter essere votato in Aula, in tutta fretta, il primo di agosto, senza neppure la possibilita' di emendarlo, con gli italiani in ferie e con la stampa e le televisioni di Stato asservite e mute, e' un colpo di Stato annunciato". "E i colpi di Stato - afferma dal suo blog il leader M5s - vanno combattuti, in nome della democrazia"

Il vero obiettivo di questo governo e' la distruzione dell'impianto costituzionale per poter cambiare le regole del gioco democratico e assicurare ai partiti il potere e la greppia di Stato". O almeno di questo e' convinto Beppe Grillo che dal suo blog denuncia: "Per cambiare la Costituzione senza impedimenti da parte dell'opposizione in Parlamento e senza il consenso dei cittadini, che ne sono i veri custodi, i partiti vogliono cambiare l'articolo 138, l'architrave". E l'articolo 138, sintetizza il leader M5S, "e' la barriera tra la Costituzione e i partiti. Impedisce che ne sia fatta carne da porco"

Grillo pronostica allora che "sara' istituita una Bicamerale per rivedere la Costituzione con statisti del calibro di Berlusconi, o dei suoi servi, non fa differenza, e di D'Alema e degli altri caporioni del pdmenoelle. Per questo e' nato il governo di larghe intese che di tutto si preoccupa tranne che dei problemi del Paese". "Cosa dice l'articolo 138? 'Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non e' promulgata, se non e' approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge e' stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti'", ricorda dal suo blog. Grillo rimanda anche al doppio voto in Parlamento e al referendum popolare di conferma per tornare ad accusare i 'saggi', "prima 10 e poi 40, di stretta osservanza governativa, solo pd, pdmenoelle e scelta civica, nessuno del M5S", che "stanno operando laboriosamente per spossessare il Parlamento delle sue, poche, prerogative".

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beppe grillo in parlamento
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