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Politica
La verità sulla lite Salvini-Berlusconi. Quella riunione da Romani...



"Si sta trattando, ma ancora non c'è un accordo". Così il senatore Altero Matteoli, responsabile di Forza Italia per il tavolo delle Regionali, smentisce ad Affaritaliani.it le voci di un'intesa raggiunta tra Berlusconi e Salvini sulle elezioni di fine maggio. Ma che co sta accadendo? Perché non si riesce a chiudere l'alleanza? Secondo quanto Affari ha appreso da fonti leghiste qualificate, tutto nasce all'inizio di ottobre dello scorso anno, quando ci fu una riunione segreta nell'ufficio del capogruppo azzurro a Palazzo Madama, Paolo Romani. Presenti per Fi lo stesso presidente dei senatori, Romani, Altero Matteoli, il consigliere dell'ex Cavaliere Giovanni Toti e Anna Maria Bernini. Per il Carroccio c'erano il segretario federale Salvini, il potentissimo Giancarlo Giorgetti e i capigruppo di Camera e Senato, Massimiliano Fedriga e Gian Marco Centinaio.

In quella sede venne deciso che in Emilia Romagna il candidato sarebbe stato della Lega (e infatti a guidare il Centrodestra alle Regionali del 23 novembre fu il salviniano Alan Fabbri) e che al Carroccio spettasse il Veneto con la riconferma di Luca Zaia. Fin qui nessun problema. Il nodo sono, come noto, le altre Regioni. L'accordo originale dell'autunno 2014 prevedeva che la Toscana andasse a Forza Italia e che sulla Liguria ci fosse un candidato azzurro solo nel caso in cui Berlusconi e i suoi fossero stati in grado di trovare un nome spendibile. Mentre su Umbria, Marche, Puglia e Campania si sarebbe fatta un'analisi successiva. Ed ecco il nodo vero delle frizioni tra Fi e Lega, ovvero la decisione di Salvini, giudicata unilaterale ad Arcore, di lanciare due uomini del Carroccio in Liguria (Edoardo Rixi) e in Toscana (Claudio Borghi Aquilini).

Da Via Bellerio, però, fanno notare come più volte i leghisti abbiano atteso candidature da parte di Forza Italia, che però non sono arrivate o sono state smentite dopo poche ore dai diretti interessati. Salvini, forte del successo in Emilia e dei sondaggi che ormai lo danno nettamente sopra gli azzurri, ha deciso a gennaio di non voler più attendere le mosse di Fi, lacerata e incapace di scegliere. Ed ecco perché ha disatteso il patto non scritto siglato nella riunione dell'ottobre 2014 lanciando i suoi uomini, Rixi e Borghi. E a questo punto che cosa succederà? Sulla Toscana non ci sono particolari problemi, visto che la legge elettorale regionale prevede il doppio turno e quindi la soluzione potrebbe essere quella di una corsa separata, ognuno per sé, per poi convergere sul secondo arrivato nel caso in cui il Pd non riuscisse a vincere al primo turno. Infatti anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni ha già lanciato Giovanni Donzelli come candidato Governatore.

Il nodo è la Liguria. Edoardo Rixi ormai è partito, sono state fatte manifestazioni a suo sostegno e accordi con liste civiche già pronte. Deborah Bergamini per Fi e Giancarlo Giorgetti per il Carroccio starebbero cercando un'intesa che porti magari Giovanni Toti a guidare il Centrodestra ligure. Ma Salvini ha molti dubbi ed è convinto che, considerando le divisioni del Centrosinistra (con tre candidature della sinistra radicale contro il Pd), con Rixi alla guida del Centrodestra sia davvero possibile strappare una Regione storicamente di sinistra a Renzi, infliggendo un colpo all'immagine del premier. Da qui le resistenze e le difficoltà, anche perché l'idea di catapultare un candidato da Arcore o da Roma o da Milano scatenerebbe moltissimi mal di pancia tra i leghisti liguri ormai lanciati sul sostegno a Rixi. Se le Marche sono in alto mare, in Umbria pare invece che si possa trovare un accordo sul sindaco di Assisi Claudio Ricci, ex Forza Italia sostenuto in Comune anche dal Carroccio. Il puzzle è complesso e la partita ancora tutta da giocare.
 

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berlusconi salvini fi lega riunione segreta
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