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Politica

Gli italiani lo avevano visto, qualche volta, ospite di una convention o di una trasmissione del suo Biscione. Giusto il tempo per salutare e ricordare chi fosse a guidare la 'ditta'. Poi, era il '94, se lo videro entrare in casa con quello che, come appresero poi, era il primo videomessaggio della politica nazionale. Set, parole e luci studiate (con annesso mito della spilletta luccicante al bavero e della 'calza', in realta' un filtro ad hoc, messa sulla telecamera per dare all'immagine un tocco piu' soffice). Era l'inizio di quella 'Storia italiana', come ebbe poi a celebrarla nel foto-libro inviato letteralmente nelle case di mezza Italia, durata venti anni e che oggi conosce un'altra tappa fondamentale. Che di certo ne chiude una fase, durata venti anni.

Cavaliere del lavoro, ancora, l'ex premier (tre volte, '94, 2001, 2008) lo e' dal '77. Il 26 gennaio '94 Berlusconi annuncia la sua "discesa in campo" (espressione tanto entrata nel gergo che Mario Monti vi opporra' poi la "salita in politica") perche' "l'Italia e' il Paese che amo" e "perche' non voglio vivere in un Paese illiberale governato da forze immature, e da uomini legati a doppio filo, a un passato politicamente ed economicamente fallimentare". Insomma, dai comunisti, suo bersaglio fisso insieme ai magistrati, anzi alle "toghe rosse" con le quali battagliera' sino ai giorni nostri.

A maggio di quell'anno entra a palazzo Chigi, per uscirne a dicembre per la rottura da parte dell'alleato leghista Bossi, e dopo manifestazioni di massa contro la riforma delle pensioni e quel famoso avviso di garanzia "recapitato a mezzo stampa", protesta tutt'ora, mentre presiedeva il G8 a Napoli. E' l'avvio della "traversata del deserto", che nel 2001 si chiude con il ritorno a palazzo Chigi. Stavolta alla guida della Casa della Liberta' e con tanto di 'Contratto con gli italiani', cioe' i punti salienti del programma di governo, sottoscritto come se fosse un vero e proprio contratto nello studio tv di Porta a porta. Governa dal 2001 al 2006, con un 'bis' nel mezzo a seguito della sconfitta alle Regionali del 2005.

Avanti veloce e il nastro arriva al novembre 2008. Niente studi tv, niente cassette. E' il momento dell'Audi blindata, anzi del suo predellino sul quale Berlusconi sale per annunciare a una folla di militanti incontrati (quasi) per caso che si cambia gioco, che si azzera tutto e che il prossimo 'format' del centrodestra e' il Pdl, insieme a Fini. Fino a quando il leader An prende di petto il suo alleato e in pieno Consiglio nazionale gli contesta errori e limiti. Solo che il Cavaliere risale sul palco e lo invita a trarne le conseguenze. "Che fai, mi cacci?", e' il labiale fissato dalle telecamere. Fini se ne va e forma Fli.

In mezzo ci sono i tanti processi, gaffe, lifting, aggressioni con annessa nascita e morte del "partito dell'amore" contro "l'Italia che odia". E poi barzellette, attacchi all'eurodeputato tedesco Schulz a colpi di "kapo'", bufere sul mafioso Mangano "eore". E ancora un vero terremoto sottotraccia, almeno a livello di Cancellerie, sui tratti somatici di Angela Merkel. E' li' che entriamo nel periodo nero.

Sono i mesi dello spread, ma anche di valanghe di intercettazioni che a tratti si riversano nelle redazioni e che riguardano le frequentazioni private di Berlusconi. Arriva sulla scena Noemi Letizia, e poi arrivera' la clamorosa separazione preannunciata da Veronica Lario via Repubblica con l'intemerata contro "il ciarpame senza valore", le "vergini che si offrono al drago". Poi tocchera' alle Olgettine, a Ruby Rubacuori, al 'bunga bunga', e quindi ancora al barboncino Dudu', alla fidanzata Pascale.

Non e' per queste vicende che si chiude il file durato 20 anni, ma e' sicuramente questo che hanno ben presente sostenitori e detrattori, sicuramente piu' delle questioni dei diritti Mediaset e delle mosse di "mister Agrama". Queste sono invece le vicende che fanno scattare oggi il cartellino rosso previsto dalla legge Severino. Delle altre si tornera' a parlare nelle Aule di giustizia nei prossimi mesi, quando Berlusconi sara' tornato il Cavaliere, o solo 'il Dottore' come lo chiama lo staff se anche l'onorificenza finisse nel mirino. Non piu', comunque, il senatore Berlusconi.

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