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Politica


Di Gianni Pardo

Pierluigi Battista, sul "Corriere" nota acutamente che Matteo Renzi ha chiesto a Bersani - durante un'intervista alla Stampa - se abbia notato il suo "amichevole silenzio" sulla vicenda del Monte dei Paschi di Siena. La sua è una rinnovata risposta all'accusa, a suo tempo formulata dallo stesso Bersani, per la quale Renzi aveva rapporti con finanzieri delle isole Cayman e un riferimento al fatto che, durante la campagna elettorale per le primarie, egli stesso aveva detto che Bersani "in pochi anni (circa sei, specificò) aveva seriamente rischiato di distruggere un patrimonio di quasi sei secoli". Il Monte dei Paschi di Siena è stato fondato nel 1472, più sei secoli, 2072, quasi sei secoli. Per chi non avesse capito. E un'accusa diretta e personale a Pierluigi Bersani. Renzi ha la fortuna di essere toscano. Fosse stato siciliano, tutti gli avrebbero gridato che il suo è un avvertimento mafioso. "Sto zitto per amore del Partito, perché c'è la campagna elettorale". "Sto zitto finché ti comporti bene, ma ricordati che mi devi rispetto". "È solo il consiglio di un amico, ma un consiglio che non puoi rifiutare". Se uno tace, non dice. Ma se uno dice: "Non dico", dice eccome.

Renzi certifica lo stretto intreccio fra Pd e Mps e afferma sostanzialmente che non solo su quella banca e sui suoi rapporti col Pd sono vere molte delle cose di cui sono piene i giornali, ma che lui potrebbe aggiungerne altre, tanto più gravi che egli oggi si impone a stento il silenzio. Per uno che sta zitto, ha detto niente! Sappiamo benissimo che i leader dei grandi partiti sono tutt'altro che degli sciocchi. Diversamente non avrebbero quel posto. Sappiamo anche che la loro linea politica è la risultante di discussioni e decisioni collegiali. Sicché non c'è motivo di dubitare che l'aggressività mordace di Bersani nel rivendicare l'estraneità del Pd ai guai del Montepaschi sia stata decisa a tavolino. Ma si ha il diritto di chiedersi se sia stata una buona scelta. I giornali - tutti i giornali - traboccano di articoli e denunce su questa vicenda. Tutti hanno da sempre saputo che Siena è una delle città più rosse d'Italia e che nel Montepaschi non si muoveva foglia che il partito non volesse. E allora, perché cercare di fermare un treno a mani nude? Bersani potrebbe sbranare qualche giornalista che scrive un aggettivo di troppo o riferisce un fatto che poi si rivela inesatto, ma può sbranare il treno che gli si precipita addosso?

Questo scandalo è rovinato sul Pd nel momento peggiore, a poche settimane dal voto, e in un momento storico in cui l'intera Italia è sensibilizzata al problema della morale e del denaro. Ma veramente non esisteva un'altra linea di condotta? Una difesa più abile, più articolata, più dialettica? Inutile tentare di sbranare avversari e giornalisti che cavalcano la tigre: perché gli uni hanno un interesse elettorale a sfruttare il fatto fin quasi a sfiorare la calunnia, gli altri hanno interesse a vendere i giornali e soprattutto a non "bucare" (mancare di pubblicare) qualche notizia importante che hanno i concorrenti. Se qualcuno bisogna sbranare è chi, nel partito, è corresponsabile del disastro bancario. In questo modo i dirigenti potrebbero dire: "Non sapevamo, ma ora che sappiamo..." Molti magari non gli crederebbero, ma sarebbe sempre meglio che dire: "Chi, io?"
Gli italiani possono essere distratti e faziosi, ma contare troppo sulla loro dabbenaggine potrebbe essere pericoloso.

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