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Politica

di Renzo Modiano

Il Presidente Renzi vuole porre un freno alla pesantezza della burocrazia. Al confronto, Davide era Ercole e Golia un bestione goffo e impacciato, perché la burocrazia italiana ha radici e tentacoli tanto numerosi quanto potenti. Però, i passi in avanti i Paesi li fanno quando riescono a battere lo Status quo, cioè proprio i poteri forti e radicati. Come la burocrazia, appunto.

Noi siamo ammirati da tanto ardire e facciamo il tifo per il Presidente boy scout, allora, in tutta modestia, osiamo avanzare un suggerimento.

Partiamo da una constatazione: l’accusa più pesante che viene rivolta alla burocrazia è la lentezza con cui opera. Vero, ma la matrice del difetto denunciato più che all’indolenza degli impiegati va imputata alla corruttibilità del burocrate che esercita il piccolo, o grande, potere che tiene nelle sue mani. In altre parole, la lentezza nel “fornire la risposta attesa, o nell’eseguire il compito dovuto” (come emettere un regolamento di applicazione di una norma approvata) quasi sempre sono finalizzate a rendere più debole il questuante, o a vanificare normative sgradite. Nel primo caso, il ritardo deve far sentire impotente il malcapitato fino a fargli comprendere che gli conviene “ungere le ruote”, per ottenere la risposta che gli occorre. In un’infinità di casi l’assenso dell’Autorità competente è scontato, è un diritto che non può essere negato. Il burocrate dispone solo della variabile tempo fino a quando, finalmente, il diritto verrà riconosciuto. Allora, il tempo diventa determinante e per questo motivo la burocrazia tarda…. Fino a che olio venga versato sulle ruote pesanti dell’apparato.

Naturalmente un prezzo più pesante è preteso quando alla richiesta del cittadino può corrispondere un assenso o un diniego, quando al burocrate sono concessi ampi margini di discrezionalità, ma anche in questo caso è col tempo che si comincia a cuocere la vittima. Anzi, più che mai in quei casi il ritardo è funzionale e propedeutico alla richiesta che verrà avanzata per la concessione richiesta.

Dunque, dilatare i tempi di esecuzione del proprio compito è essenziale per il burocrate in malafede e purtroppo condiziona anche quelli onesti, che ci sono, per quanto poco credibile possa apparire l’affermazione. Si, anche per il funzionario onesto, perché se lui si dimostra solerte evidenzia la colpa degli altri, mette la lente di ingrandimento sulla loro infedeltà e pertanto, non riscuote apprezzamento, ma dura ostilità, probabilmente il mobbing. Allora perché complicarsi la vita?, Meglio sonnecchiare e guardar le pratiche accumularsi negli armadi. “Infelice il Paese che ha bisogno di eroi”, ha detto qualcuno. E’ una triste constatazione: in tutti gli apparati vige la legge del Gresham: “la moneta cattiva caccia la buona”

Stando così le cose - e crediamo sia difficile confutarlo - cosa suggerire al nostro Presidente perché ottenga successo la sua encomiabile impresa? In primis: imporre ad ogni Ente, Ufficio, Agenzia, ecc. di indicare i termini massimi di risposta ad ogni pratica inoltrata, o di esecuzione dei compiti loro assegnati. Naturalmente, quei tempi devono essere i più brevi possibili, per quanto plausibili, giustificati. E siano approvati da un’Autorità terza, superiore, prima di essere cogenti.

E in caso di supero del termine indicato? Attenzione, evitare la regola del silenzio assenso perché sarebbe controproducente, una licenza alla corruzione: “Se mi paghi io mi dimentico di rispondere e tu fai quello che ti pare”. No, il principio deve essere che in caso di ritardo nella risposta il cittadino può pretendere un risarcimento per il danno che quella negligenza gli sta procurando. Con valori ragionevoli, chiari e automatici, senza dover fare cause costose e aleatorie (siamo in Italia dove nulla è più incerto del riconoscimento di un diritto) e fatte salve le cosi dette “Cause di forza maggiore” purché anche quelle siano chiare ed inequivocabili. Conseguentemente a questa impercettibile, eppur gigantesca rivoluzione, il dirigente dell’ufficio che incorre più volte nei ritardi e che, conseguentemente, ha prodotto un danno erariale, non solo ne dovrà rispondere in solido, ma sarà passibile di sanzioni disciplinari, sino alla degradazione, all’allontanamento dall’ufficio e persino, al licenziamento, nel caso fosse provato che la sua negligenza era motivata da una volontà di corruzione, o di concussione. Questa micro rivoluzione non eliminerebbe la corruzione, ma gli toglierebbe terra sotto i piedi. Si tratta di una riforma a costo zero e con una resa in termini di consenso da parte dei cittadini di valore altissimo. Allora perché non attuarla?

P.S. mi pare già di sentire il coro di burocrati affermare l’impossibilità di predeterminare i termini di svolgimento di ogni pratica. Li vedo elencare una miriade di fattispecie diverse, la dipendenza da altri, il Caso, il destino, la mancanza di una corretta punteggiatura nella domanda ecc. ecc.. Sarà un coro da stadio. Ma proprio quello costituirebbe la prova regina che l’idea è buona ed efficace.

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