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Politica

Di Gianfranco Pracucci

Caro Cavaliere,

Sono un pensionato bancario che ha sempre visto nel rigore statale la spinta ed il propulsore per l'economia. Non solo per questo, ma anche per altre considerazioni, il mio primo voto, e non solo,  è stato dato a Ugo La Malfa, politico stimato  unitamente ad  Aldo Moro, Luigi Berlinguer, Pertini e a tanti altri che allora nobilitavano il Parlamento.  Rigore statale non significa repressione, ma serietà comportamentale che, guarda caso, riveste tutta la sfera umana delle azioni quotidiane. Dal rispetto dei diritti altrui, all'osservanza dei propri doveri, allo stile di vita e rapporti con terzi improntati sulla collaborazione e non sulla captazione. Sarà per questa mia stortura mentale che nella vita ho sempre cercato di giudicare, capire e valutare una persona per come si comporta e non per quello che dice. Riconosco di essere un elemento raro, ormai in estinzione, ma essendo presente in questo contesto temporale, vorrei anch'io esternare le mie considerazioni. A dire il vero io non l'ho mai apprezzata fin dal suo primo apparire. Che non è stato l'ingresso in politica, ma il suo entrare nel mondo dello sport con l'acquisto del Milan. Il suo arrivare in elicottero, oggi pressoché normale per molti, ma all'epoca quasi impensabile, era dettato più dall'azione di una discesa di un dio piuttosto che da una necessità di guadagnare tempo sul lavoro. E questo prorompente ingresso e necessità di farsi vedere come sempre un dio e giudicare dei miserabili chi non riusciva seguirlo, si è riversato sui premi calcistici, sull'occupazione dei suoi uomini nelle alte sfere sportive, sulle sue insistenze e progetti di dover cambiare tutto e di fare solo campionati europei (lasciando i campionati interni alle squadre minoritarie non supportate da tale ricchezza ed organizzazione). Il tutto poi  propagandato ed illustrato per mezzo delle televisioni che aveva e che andava ad acquisire.  Logicamente con ritorni economici, ma soprattutto con la  propaganda televisiva ed affermazione della sua persona, vero punto finale del suo agire.

Per principio non disprezzo, anzi privilegio, il risultato economico, che è, e deve essere, sempre il punto di riferimento  di ogni attività economica, ma avanzerei critiche sul come si consegue. Il suo ingresso in politica ha ricalcato, pari-pari, lo schema di cui sopra, presentandosi come un dio innovatore e risolutore capitato per destino divino in un momento di sbandamento morale della Repubblica. La re-visione di quell'annuncio trasmesso nella puntata di Servizio Pubblico, all'epoca supportato dalla propaganda che donne dello spettacolo facevano attraverso le sue reti televisive catturando l'interesse di casalinghe ed anziani, l'eclatante gesto di firmare una specie di atto notarile attestante i risultati, le innovazioni ed i miglioramenti che avrebbe conseguito con suoi governi, nonché il rifacimento dell'Italia, dimostrato sempre  in una trasmissione televisiva,  con una serie di linee  tracciate sulla cartina geografica dell'Italia (che già rabbrividiva) erano il segno evidente dell'affermazione della sua persona piuttosto che della sua capacità realizzativa. Se poi a tutto questo si aggiunge il libercolo, pervenuto a tutti noi, raffigurante il ritratto di una famiglia e di un padre  modello che si divide fra il proprio lavoro ed i sentimenti familiari e l'appartenenza alla casta divina per il tramite della zia suora, è naturale e spontaneo che poi ci si definisca unto del signore (lo scrivo in minuscolo per il troppo rispetto ed amore al Nostro Signore e Datore della Vita che non vorrei che si confondesse con le sue aderenze divine). Il suo rassemblement (vale a dire rassemblamento o raduno) politico ed i suoi governi, all'inizio con alcune persone di rispetto, sono andati via-via scemando con la perdita di quei pochi elementi validi e l'ingresso di elementi di terzo o quarto grado civile. Fino ad arrivare, ai giorni nostri. con veline, cabarettiste ed insignificanti personaggi capace solo di dire "si". Impegnati in un'azione e presenza parlamentare dedita più alla sistemazione di cose personali e divertimenti serali piuttosto che pensare alla realizzazione di quanto aveva promesso. Dove il tutto non collimava, e non collima, assolutamente con gli intendimenti garantiti e firmati e con i quadretti familiari presentati.

Ora lei si ripresenta con una forza politica nella veste di separati in casa dove non si capisce chi sia l'elemento rappresentativo che gli italiani dovranno scegliere. Forza politica, che se ben ricordo, oltre all'appropriazione indebita di finanziamenti pubblici per sistemare proprie case e propri tenori di vita, procedeva ad  investimenti all'estero eludendo normative fiscali e di antiriciclaggio. Forza politica che unitamente ad un importante ministro del suo governo speculava sull'Euro e sulla sua dissoluzione (la storia insegna che quando c'è miseria e crisi il potente o politico di turno si arricchisce sempre di più).
Ora lei dopo, tanti anni di governo, si ripresenta per fare ciò che non ha mai fatto e, per incapacità di farlo, ha lasciato ad altri l'incombenza. Ora si ripresenta con quel" nonchalant" come se il suo dire ed il suo fare fossero già dimenticati da tutti e ri-mostrarsi con tutta la propria e nuova verginità. Non pensa, caro Cavaliere, di arrecare danno all'immagine dell'Italia stessa, nei confronti dei partner mondiali, i quali vedendo il seguito che può avere (speriamo pochissimo) non comincino a pensare che siamo un popolo di sottosviluppati ed adottare nei nostri confronti misure più da terzo mondo che da potenza civile ed industriale? Non pensa, caro Cavaliere, che quei italiani che lei ha definito "coglioni" perché non votavano il suo partito siano veramente dei saggi e coglioni, invece, sono quelli che la votano, dimentichi ed inconsapevoli di tutto quello che ha fatto e non fatto? 

D'altra parte, caro Cavaliere, a lei non interessa governare. Lo ha dimostrato in questi anni e detto in più occasioni che il suo impegno politico era solo un passatempo. A lei, caro Cavaliere, interessa solo, e solamente solo, la capacità dell'affermazione della sua persona nei confronti di altri, e dimostrare di non essere inferiore a nessuno. Ma questo gli è già stato riconosciuto. E allora…. perché non abbandonare. Il comunismo che lei combatte alacremente da 20 anni, in Italia, se mai è esistito, ha fatto perdere le sue tracce da diversi decenni, e poi, casomai un giorno dovessimo incontralo, non penso che possa essere così distruttivo anche per la diretta esperienza che può avere acquisito mediante le assidue frequentazioni in casa Putin. A meno ché politici come Bersani, Franceschini, Letta e Renzi siano dittatori camuffati e Putin un democratico poco conosciuto e poco apprezzato.
Ci pensi Presidente, ci pensi veramente.

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