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Politica

Caro Prof. Monti.
Per merito dello studio prima e della professione dopo, ho sempre avuto stima ed ammirazione per gli studiosi di economia ed interesse per i politici che trattavano di economia.

Con questo spirito ho accolto la Sua nomina a Capo del Governo nel novembre del 2011 fiducioso e consapevole che avrebbe combattuto ed eliminato quel malgoverno berlusconiano basato sulla sexpolitic, sull'incompetenza e sulla logica affaristica-personale.

I temi da Lei evocati e fondanti la Sua azione di Governo di rigore-equità-crescita, e successivamente del risanamento economico,  dell'eliminazione, o quantomeno, del grosso assottigliamento dello spessore  delle lobbies all'interno della politica italiana e delle altre evocate iniziative nei riguardi l'azione parlamentare stessa, erano quanto di meglio si poteva sentire, aspettare e vedere tramutate in azioni conseguenti.

Con attiva accettazione mi sono fatto carico dell'aumento della tassazione fiscale,  dell'aumento della tassazione e bolli sui depositi bancari, del blocco della pensione, della riduzione delle prestazioni del servizio sanitario, della giusta reintroduzione dell'Ici maggiorata nell'IMU e con la stessa adesione avrei anche accettato il prolungamento dell'attività lavorativa se non fossi stato  nella condizione pensionistica.

Ribadivo a me stesso ed a coloro con cui venivo in argomento che tali iniziative sarebbero state ben poca cosa rispetto a quello che poi avremmo visto nei confronti delle lobbies, dell'evasione fiscale, del recupero del sommerso, della casta pubblica e parlamentare, e delle spese pubbliche inutili e maggiorate che tutti noi conosciamo e che tutti noi aspettavamo che qualcuno ci mettesse mano. Per Sua  stessa e ripetuta ammissione, interpretando anche la volontà dei Suoi ministri, ribadiva che questo sarebbe stato l'unico ed ultimo incarico governativo e ci lasciava ben sperare sulla incisività delle azioni non avendo futuri risultati elettorali da difendere.

Ora dopo 13 mesi del Suo Governo, condotto, si, con  equilibri precari per via della anomala base parlamentare, ma suffragato e confortato dal ns. caro e stimatissimo Presidente della Repubblica, ed inizialmente  garantito anche da una grossa base di fiducia nazionale,  mi tocca constatare che l'unico intervento fatto per intero è stato quello verso noi semplici cittadini, meglio conosciuti come "parco buoi", che non essendo strutturati nè in lobbies nè in caste abbiamo dovuto subire quasi tutto il peso del risanamento. E nel contempo vedersi spegnere tutte quelle buone speranze ed aspettative,  legate alla Sua nomina, che nei mesi successivi hanno lasciato il posto e fatto emergere il tipo di bassezza con cui operavano i nostri amministratori (per fortuna non tutti)  e quanto disprezzo ed irrisione nutrivano nei nostri  riguardi.

I nobili temi riguardanti l'onorabilità dei candidati pubblici, la lotta all'evasione, il recupero del sommerso, l'equità fiscale, la lealtà operativa (vedi comportamento del ministro Grilli in merito all'acquisto appartamento), si sono dissolti lasciando lo spazio agli esodati, ai tosato-pensionati che vanno ad aumentare il numero dei poveri ed indigenti, al ristagno commerciale, alla perdita di produttività,  all'aumento del debito pubblico ed alla riduzione di servizi socio sanitari conquistati con fatica.

Le Sue conferme di futura incandidabilità, il parere del ns. Presidente che in più occasioni ha manifestato, apprezzato e validato nell'arco del Suo governo,  la richiesta di altro leader  politico di stare fuori dalla mischia elettorale per (non) velati incarichi ministeriali dopo le elezioni nella prospettiva di una ripresa della Sua azione politica, sono stati da Lei ritenuti non adeguati ed  insufficienti rispetto all'appello e al richiamo dei sigg. Casini,  Fini e Montezemolo. Da Lei, evidentemente, più tenuti in considerazione di altri. A meno che la Sua salita in campo politico non Le sia stata chiesta da governanti di Stato Estero, interno ai nostri confini, che sorvolando sull'ingerenza in altrui Stati, Le avranno anche suggerito l'appoggio e la compagnia di personaggi politici e non, a dispetto del Suo stile sobrio, trasparente, leale che non si confà con la situazione politica e personale dei suoi collaboratori politici abituati più a scambi e trattative politiche che alle affermazioni di linee guida super partes.  E dai quali ha già avuto un primo assaggio operativo in merito alla formazione delle liste elettorali e dai quali, almeno sembra di vedere, si sta leggermente defilando.

Vede, caro Prof. Monti. Con la Sua ostinata volontà di presentarsi solo come Capo del prossimo Esecutivo senza tener conto di altre possibilità confacenti all'attuale situazione economica non pensa di rischiare di compromettere il quadro politico della prossima legislatura e mettere nella condizione che qualche partito minoritario possa dettare  condizioni  particolari?

Senza togliere meriti,  riconoscimenti e gravi situazioni economiche contingenti,  già in passato abbiamo assistito a tecnici, che prestati alla politica, nella continuità di un disegno comune, si sono alternati a cariche di Capo Esecutivo e di ministero, assurgendo,  poi,  anche alla più alta carica Politica Costituzionale uno, e si spera tra breve per l'altro.
Nulla Le vieta di realizzare un polo di moderati e riformatori. Ma l'attenzione sul momento può  giustificare l'iniziativa?

 Nei giorni in cui Lei si accingeva a salire in politica (è giusto dire salire in virtù della nobiltà del lavoro, ma con le tante persone che girano in Parlamento è più appropriato dire scendere nel livello politico)  una rete televisiva mandava in onda il film "Il ponte sul fiume Kwai", film dato e ridato, ove la parte finale si attanaglia adeguatamente alla nostra situazione politica; e precisamente quando il colonnello inglese, prigioniero dei giapponesi, ingegnere, si propose di costruire un ponte unitamente ai prigionieri inglesi  perché i giapponesi non erano in grado di realizzarlo adeguatamente. Senza tener conto del danno conseguente al suo stesso esercito, il colonnello prigioniero, orgoglioso e vanitoso del suo ponte, mise a rischio anche l'opera di sabotaggio portata da suoi compagni di reparto che agivano in zona.

Si ravvide nella parte finale esclamando " MA CHE COSA HO FATTO!".
Esclamazione che non vorrei risentirla a breve in un'altra situazione, che non sia un filmato.
Grazie. Con stima ed ammirazione per le sue qualità professionali.

Pracucci Gianfranco
 

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