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Politica
Gli italiani sono moderati. Ora Grillo lo ha capito

 

Di Adriana Santacroce

"Se perdiamo le elezioni non ho più voglia di continuare." Lo aveva detto Grillo sperando certamente di avere un risultato migliore di quello poi ottenuto alle Europee. Così non é stato. "Dimettersi da cosa?" Si sono giustificati i suoi, lasciando aperta, però, una ferita, una macchia nella sua purezza tanto decantata e, almeno questa volta, non rispettata. Ma a questo punto c'è molto di più. Grillo ha aperto a Renzi per la legge elettorale e, udite udite, anche senza bisogno dello streaming. Un capovolgimento che mostra il cambiamento di rotta del leader pentastellato che, non solo non lascia la politica, ma rilancia e si mostra mostra pronto alla mediazione con gli altri. Quegli altri che ha tanto contestato, anche con torni durissimi, durante la campagna elettorale.

Grillo non può lasciare che la sua unica alleanza venga stretta con un leader di destra e tanto chiacchierato come Farage in Europa. Sa che i suoi elettori, anche se quelli della rete lo hanno legittimato, non lo capirebbero. E ne perderebbe ancora. Ha capito che la linea del 'o con noi o contro di noi' non paga più. O almeno non al punto da poi permettere di partecipare alle scelte e alle decisioni da prendere. Che la mediazione fa parte, necessariamente, della politica. Certo, perderà qualche consenso dai duri e puri. Ma i loro calcoli li hanno fatti. E hanno capito che agli italiani le urla sterili non piacciono.

E, soprattutto, che gli italiani, con tutto lo scontento che ci può essere, sono un popolo di moderati. Che hanno bisogno dell'uomo forte ma rassicurante. Che vogliono speranze e non lacrime e sangue. Che desiderano un futuro migliore dove qualche vantaggio individuale arriva sempre e dove il rischio, quello del salto nel buio, non é contemplato.

In Italia gente come Marine le Pen o Nigel Farage non potranno mai raggiungere i risultati che hanno ottenuto in Francia e in Inghilterra. La paura dell'immigrato, dell'euro, della crisi che ci devasta non sarà mai forte abbastanza da scegliere partiti radicali in senso maggioritario. L'Italia é il Paese della DC che conteneva tutto e lasciava fuori solo 'i nemici ideologici'. O di Berlusconi, che ha promesso la rivoluzione liberale e che aveva dentro di se i cattolici e i laici, i socialisti e i democristiani. Che prometteva meno tasse e più soldi in tasca. Che si era fatto una fortuna e, per questo, rappresentava un modello da emulare. Alla fine Renzi, che è stato davvero bravissimo ad allargare il suo consenso, é un po' tutti e due. É rassicurante, regala speranza, magari anche qualche soldo in tasca. É cattolico ma ha con se i post comunisti. É moderato, dai. Nei modi e anche in molti contenuti. É un decisionista, e di questo c'è ne era proprio bisogno. Ogni tanto anche un po' arrogante. E soprattutto non rispetta i tempi delle promesse. Ma sta facendo delle cose, é in gamba e ha ottenuto una legittimazione inattesa per le dimensioni raggiunte.

Ora, con il risultato ottenuto, il premier ha i mezzi anche per realizzare qualcosa di sinistra. Un po' più di solidarietà verso le fasce più deboli, i diritti civili, un approccio diverso verso l'educazione e l'integrazione. E soprattutto far ripartire una politica industriale. Ma sempre con speranza e sorriso. Come facevano Berlusconi e la DC, che hanno riempito il Paese di speranze (ma anche di danni, ma questa é un'altra storia).

Tutto questo Grillo lo ha capito e sta virando verso la mediazione proprio per questo. Anche Salvini, con la Lega, ha aperto alle riforme insieme al Pd. Altro segno di aver capito che le posizioni minoritarie in partenza non hanno speranza. Ora starà a Renzi capitalizzare questi atteggiamenti così diversi da come erano pochi mesi fa. Vediamo. Potrebbe essere davvero una stagione costituente in cui si cambia l'Italia. E non quella dei giochetti. Ce lo auguriamo tutti.

@AdriSantacroce

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