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Politica

La fiducia in Renzi scende al di sotto del 50%, rispetto ad ottobre, arretrando di 5 punti in un mese e passando dal 54% al 49%. Lo comunica il Presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli. A fine ottobre era di 26 punti mentre oggi è di 16. E’ la prima volta per Renzi. L’andamento dell’indice di fiducia Istat, non diminuisce, invece, per la componente personale che rimane pressoché stabile. Il Pd, sebbene in calo, mantiene un largo vantaggio e risulta il primo partito tra tutti i segmenti sociali.

Nonostante la grande trasversalità del Pd, analizzando i dati cumulati dei sondaggi realizzati da ottobre ad oggi, si registrano, però, alcuni interessanti cambiamenti nel consenso. Il Jobs act e gli effetti della crisi economica sembrano alla base di questi cambiamenti. L’elettorato Pd è in trasformazione. Dal punto di vista sociale ed economico il presidente del Consiglio perde consenso soprattutto presso i segmenti più toccati dalle difficoltà economiche: piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e disoccupati e in parte anche tra gli elettori del Pd. Manca la fascia degli elettori di età compresa tra 25 e 34 anni (giovani preoccupati per il loro futuro) e tra 45 e 54 anni (famiglie con figli e spese crescenti).

Il consenso, invece, aumenta tra imprenditori, dirigenti e liberi professionisti e si riduce soprattutto tra impiegati (in particolare del settore pubblico), operai e studenti. La crescita della Lega Nord (+1,9%) è coerente con la crescente popolarità del segretario Matteo Salvini che si conferma il secondo leader più apprezzato dopo Renzi, piacendo a un italiano su tre, e aumenta il proprio consenso di 5 punti (da 28% a 33%). La scelta di Salvini cresce proprio tra i segmenti che sono più delusi dal premier (lavoratori autonomi e disoccupati), tra i pensionati e ceti più popolari, tra i più giovani (18-24 anni) e gli adulti (45-54 anni), tra gli imprenditori e i ceti dirigenti, tra gli impiegati, gli operai e, più in generale, tra i dipendenti del settore privato nonché tra gli elettori che si collocano a destra o non si collocano politicamente. Fatica, invece, ad accreditarsi tra quelli più istruiti e nella classe dirigente.

Grillo è l’altro leader che più di altri è stato capace di raccogliere lo scontento e il dissenso. Oggi, però, appare in difficoltà, sia per la competizione di Salvini sul terreno della protesta sia a seguito delle dinamiche interne al movimento che in questa settimana hanno portato all’espulsione di altri esponenti. Il M5S pur mantenendo una prevalente componente maschile, aumenta tra le donne (in particolare le casalinghe), i più giovani, gli studenti e coloro che si collocano a sinistra, mentre diminuisce nelle fasce centrali di età, tra i lavoratori autonomi, i ceti dirigenti e i disoccupati. Nella fascia tra 18 e 44 anni il Movimento 5 Stelle è primo, con percentuali oscillanti tra il 32 e il 34%. Berlusconi, nonostante il deludente risultato alle Regionali, mantiene il proprio livello di consenso personale, a conferma del forte rapporto che lo lega al suo elettorato. Forza Italia riduce il proprio consenso tra le persone meno giovani, gli over 65, e meno istruite, gli imprenditori e i ceti dirigenti, le casalinghe, i residenti nelle regioni meridionali e i cattolici.

Al contrario aumenta soprattutto presso artigiani e commercianti e, in misura minore, tra i giovani (25-34 anni), gli operai e i dipendenti pubblici. Le casalinghe erano uno dei pilastri del partito di Berlusconi, oggi scelgono Renzi. Giorgia Meloni è gradita dal 28% degli italiani e ha alcuni tratti in comune con Salvini: viene apprezzata dai lavoratori autonomi e dai pensionati (molto meno dai disoccupati) ma si distingue dal segretario della Lega per un maggiore sostegno tra le donne. Alfano si conferma sugli stessi livelli del mese scorso sia pure con qualche cambiamento all’interno dell’elettorato. E’ apprezzato dal 18% degli italiani (in aumento di 3 punti). Vendola, infine, beneficia del calo di consenso di Renzi e di Grillo nell’elettorato che si colloca più a sinistra. In vista di possibili nuove alleanze tra partiti c’è da sottolineare che queste, con pochissime eccezioni, determinano risultati inferiori rispetto alla somma algebrica degli elettorati di provenienza. In altri termini, le alleanze fra partiti solitamente producono più disaffezione tra gli elettori dei soggetti che si coalizzano rispetto al consenso aggiuntivo e alla capacità di attrazione di nuovi elettori. I partiti politici ne dovranno tenere conto. I giochi, però, sono tutti da fare.

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