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Una collaboratrice di Affaritaliani.it conquista il premier è diventa un personaggio. Si tratta di Silvia Davite, ex pasionaria delle case popolari quando ricopriva il ruolo di segretaria del Sunia lombardo, il sindacato degli inquilini legato alla Cgil e oggi collaboratrice del giuslavorista Pietro Ichino. Domenica, nel corso del seminario della Lista civica per Monti dedicato ai giovani al Teatro Franco Parenti di Milano, la Davite si è rivolta al Professore chiedendogli perché il popolo dovrebbe votarlo e lui, dopo la risposta, si è lasciato sfuggire: "Una così avremmo dovuto candidarla". Leggi la risposta di quelli che alcuni hanno battezzato la "Serracchiani di Monti".

LEGGI IL COMMENTO DI SILVIA DAVITE

Mario Monti mi ha trasmesso un senso di riconoscenza semplice e sincero. Questo il ricordo umano che mi porto dietro da domenica scorsa dopo aver avuto la possibilità di intervenire al confronto milanese organizzato da Scelta Civica.  Un dato umano che mi ha colpito. La riconoscenza è effettivamente un sentimento importante, nella vita come in politica, ed è un tratto qualificante di chi è leader davvero e lo è soprattutto quando si manifesta "dall'alto verso il basso" perché dà il senso di una concezione sana del potere. E del potere non bisogna avere paura perché è lo strumento che ci consente di trasformare le idee in azioni. Il potere forte è questo.

Ma certo il Presidente Monti non ha nulla di cui essermi riconoscente: per la riuscita di un'impresa collettiva, come quella che attende l'Italia, ciascuno dà il suo contributo piccolo o grande che sia, e tutto si tiene in pari valore poiché la parte migliore di ciascuno di noi è indissolubilmente legata a quella degli altri indipendentemente da ruoli, ceto sociale, provenienze politiche o geografiche. E come ho detto domenica ringrazio io il Presidente Monti. Lo ringrazio per le parole che ha detto "il nostro progetto mira ad unire i riformisti da qualunque parte risiedano e a sanare la frattura tra politica e società civile" perché Milano (l'Italia) è 20 anni che aspetta che ciò accada per poter così tornare a giocare davvero le partite dello sviluppo, delle riforme e del protagonismo internazionale.

Per anni mi sono occupata di quartieri popolari e periferie urbane e ad oggi i problemi sono sempre gli stessi che governi la destra in Regione Lombardia o la sinistra a Palazzo Marino:

1) x quanto riguarda i quartieri popolari c e' l' idea a destra come a sinistra, in Regione Lombardia come a Palazzo Marino, che poiché ti ho dato una casa popolare sono a posto con la coscienza e me ne frego di come vivi, se i ragazzi e le famiglie dei quartieri popolari hanno prospettive di riscatto sociale.
Per entrambi gli schieramenti I quartieri ghetto possono restare tali: nessuna volontà politica riformatrice.

2) accanto a ciò c e' il tema delle periferie urbane, dei cantieri bloccati e della riqualificazione di parti importanti di patrimonio pubblico e privato da destinare a nuove funzioni. Non vogliamo nuove realizzazioni e consumo di altro territorio ma riqualificazione dell'esistente, riqualificazione di case popolari e aree dismesse si! Occorre mettere insieme il meglio delle proposte dell'Aifi - Associazione Italiana Fondi d'Investimento e degli operatori pubblici e privati perché da qui passa una parte importante di sviluppo, crescita e lotta al degrado.

3) anche sul tema casa, quartieri popolari e riqualificazione patrimonio immobiliare, esiste un problema di leggi nazionali e regionali: quel pò di federalismo che serviva non si è' fatto ma solo sovrapposizione di competenze stato-regioni a causa dell' infausta riforma del titolo V e di una sciagurata politica anche della Regione Lombardia che ha prodotto il moltiplicarsi di società partecipate (solo su casa e patrimonio abbiamo Infrastrutture Lombarde, Finlombarda, il Fondo Federale Regionale immobiliare, Asset e Aler etc…) che sono esattamente la stessa faccia della medaglia delle inutili assunzioni di alcune pubbliche amministrazioni al sud; società quelle che ho citato, tutte alimentate, gestite e sostenute in larga prevalenza da risorse pubbliche e che non hanno prodotto i risultati sperati ma hanno invece addirittura falsato il mercato impedendo di attrarre capitali stranieri e di realizzare pari condizioni di competizione tra pubblico e privato.

La ricostruzione fisica (che fin ora non c'è stata) di Milano come dell'Italia deve essere l'occasione per un rinnovamento ambientale, culturale e sociale ed io credo che Mario Monti abbia ben presente tutto ciò. La storia di Milano insegna: centrale il ruolo della Triennale e con essa quello delle trasformazioni urbanistiche, delle eccellenze culturali, della moda, del design. E parliamo allora di Grande Brera, del rilancio della Galleria di Milano come progetto condiviso dalle migliori sensibilità cittadine socialmente trasversali, delle infrastrutture e gestione delle reti in chiave Expo, area metropolitana e sguardo ad est con il ruolo centrale che anche Brescia dovrà giocare. I risultati portati a casa dal Presidente Monti anche nell'ultimo Consiglio Europeo lo testimoniano: tanto nel ruolo giocato per rinsaldare il  legame Inghilterra resto d'Europa, quanto nelle risorse di cui l'Italia potrà disporre.

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