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Pierluigi Bersani lavora già alla squadra di governo. Il segretario del Pd è convinto, nonostante l'incertezza del risultato al Senato, di potersi sedere lui a Palazzo Chigi nella prossima legislatura. Secondo quanto è in grado di rivelare Affaritaliani.it, da fonti interne al Partito democratico, Bersani avrebbe già in mente un'ipotetica lista. Lista che deve tenere però conto anche del probabile ingresso dei montiani in alcuni ministeri chiave come per esempio quello dell'Economia (anche se non è escluso che Bersani mantenga l'interim).  Nonostante le smentite dell'interessato, qualora il leader del Pd venisse incaricato da Napolitano presidente del Consiglio, Monti sarebbe in pole per guidare l'Economia. Ma salgono anche le quotazioni di Luciano Barca, attuale ministro della Coesione territoriale e candidato a sostituire Bersani alla guida dei democratici (il nuovo segretario verrà eletto con le primarie col congresso di ottobre). Sempre per accontentare le mire montiane ci saranno tre ministri dell'attuale governo tecnico - non di rilievo - che verranno confermati. Si tratta di Corrado Clini all'Ambiente, Renato Balduzzi alla Sanità e Andrea Riccardi alla Cooperazione. Una new entry potrebbe essere quella di Andrea Oliviero, ex numero uno delle Acli, a cui potrebbero essere affidato il dicastero dell'Istruzione.

Passando agli Esteri non è più così scontata la nomina di Massimo D'Alema, che guarda con sempre maggiore attenzione all'Europa e potrebbe ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri europeo al posto della baronessa Asthon. Qualora D'Alema si trasferisse in Europa, per la Farnesina si fa il nome di Enrico Letta. Per Stefano Fassina è pronta la poltrona del Lavoro anche se deve guardarsi dalla concorrenza dell'economista Carlo Dell'Aringa. In questo caso bisognerà vedere quale tipo di agenda economica verrà adottata dal prossimo governo: se tenderà ad accontentare di più la Cgil o se invece sarà spostata più a destra per non inimicarsi Cisl-Uil e  soprattutto la Confindustria.

Agli Interni si pensa al vice della Finocchiaro al Senato, Luigi Zanda che potrebbe essere coadiuvato nel ruolo di sottosegretario dall'attuale responsabile della sicurezza del Pd, Emanuele Fiano. Marco Minniti, già viceministro dell'Interno durante il governo Prodi, potrebbe andare alla Difesa. Alla Giustizia in pole c'è Piero Grasso, sempre che il giovane turco Andrea Orlando, attuale responsabile giustizia del Pd, punti, come sembra, al ruolo di capogruppo del partito alla Camera. Certamente un dicastero andrà anche a Bruno Tabacci, probabilmente le Infrastrutture.

Ma ci sarà spazio anche per le donne. Anna Finocchiaro, non è un mistero, punta al Quirinale, mentre Roberta Pinotti senatrice genovese del Pd, contende a Minniti il ruolo di ministro della Difesa.  Marina Sereni, capolista del Pd in Umbria e molto vicina a Franceschini, potrebbe ambire al ministero della Pari Opportunità. Per Barbara Pollastrini si profila invece un ruolo da presidente di commissione Giustizia alla Camera. Capitolo vicepresidenza del Consiglio: si fa il nome di Maurizio  Migliavacca, attuale coordinatore della segreteria nazionale del Pd.

Per la presidenza di Camera e Senato si fanno i nomi rispettivamente di Dario Franceschini e di Pierferdinando Casini. Mai presa in considerazione l'ipotesi Silvio Berlusconi alla guida di Palazzo Madama. Il Pd infatti tenterà in qualsiasi modo di escluderlo dai giochi che contano.

Daniele Riosa (su twitter @DanieleRiosa)

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