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Politica

di Antonino D'Anna

Il menù è sempre quello: succede qualcosa abbastanza lineare in Vaticano e, siccome stiamo parlando del Vaticano, immediatamente scoppia la dietrologia su qualsiasi aspetto del fatto appena accaduto. L'esempio più eclatante è la morte di Albino Luciani, Giovanni Paolo I, nel settembre 1978 dopo 33 giorni di regno. È stata la P2. No sono stati i cardinali che non lo volevano. No, sono stati entrambi insieme alla Cia. No è stato monsignor Paul Marcinkus per la gestione dello IOR, la banca papale. E così via. Che poi Albino Luciani stesse male di cuore e avesse un embolo in un occhio, che tre sue fratelli fossero morti più o meno alla stessa età e per lo stesso motivo, questo non conta. Conta poter raccontare un fatto alternativo, una dietrologia vale l'altra. Che poi, a dirla tutta, è vero che nel caso Luciani i pasticci comunicativi (prima si disse che l'aveva trovato morto il suo segretario particolare John Magee; poi venne fuori che era stata la sua suora governante, suor Vincenza; e altri particolari) pesarono, e non poco, in un momento in cui l'Italia e la Chiesa di fine anni '70 erano attraversati dalla nebbia degli anni di piombo; ma adesso il rischio è che le stesse interpretazioni e dietrologie siano applicate contro Joseph Ratzinger e le sue dimissioni.

Vediamo un po': si è dimesso per gli scandali di Vatileaks. No, si è dimesso a causa della trasparenza bancaria; si è dimesso perché glielo hanno ordinato (chi? Il Papa può essere giudicato solo da Dio); si è dimesso perché altrimenti finiva sotto processo (dove e da chi, di grazia, se il Papa in quanto capo di Stato ha anche l'immunità diplomatica). E cento, mille altre congetture, tra cui Roberto Saviano che parla di dimissioni in contemporanea con le elezioni italiane, come se il Papa fosse mai stato interessato alla nostra politica. Peraltro le dimissioni papali, già che ci siamo, toglieranno 10 giorni almeno di visibilità a Mario Monti, che ha ricevuto l'endorsement della Gerarchia nei giorni scorsi. Ecco come un gesto coraggioso e davvero rivoluzionario, forse l'unico gesto rivoluzionario visto nella Chiesa cattolica dalla chiusura del Concilio Vaticano II l'8 dicembre del 1965, viene a scadere nel complottismo e nella dietrologia. Fioriranno i vari libri con storie e
romanzi, esploderanno dossier e memoriali. Un fatto però resta, e se si è cattolici, con gli occhi della fede come suggerisce il cardinale di Milano Angelo Scola, si può capire: il Papa non lascia per vigliaccheria, ma perché da uomo può essere fragile. Forse è la scoperta dell'umanità del Papa, della sua fragilità, quello che ancora molti non hanno digerito.

Come può il matrimonio indissolubile convivere con un papato a tempo? Forse non c'è più nulla di infinito nelle Chiesa fino a che morte non vi colga!

di Ferruccio Piantini

 

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