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don georg

Di Antonino D'Anna

 

Vatileaks ha raggiunto la sua conclusione. Come in ogni giallo che si rispetti, preso l'assassino i buoni festeggiano. Condannato e poi perdonato il maggiordomo Paolo Gabriele, che aveva accumulato (in 82 casse) e spifferato carte riservate della Santa Sede, oggi don Georg Gaenswein, il segretario particolare del Papa, è stato consacrato Arcivescovo titolare di Urbisaglia. Aveva già, sotto Natale, ricevuto la promozione a Prefetto della Casa Pontificia e oggi ha ricevuto l'ordinazione episcopale in San Pietro assieme ai confratelli Angelo Vincenzo Zani, eletto Arcivescovo titolare di Volturno e nominato Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica; Fortunatus Nwachukwu, eletto Arcivescovo titolare di Acquaviva e nominato Nunzio Apostolico in Nicaragua; Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, eletto Arcivescovo titolare di Eclano e nominato Nunzio Apostolico in Guatemala. Hanno concelebrato con il Papa, oltre ai quattro nuovi vescovi, il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone e il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione cattolica (presso la quale, come numero due, arriverà proprio Zani). A imporre le mani su don Georg, quindi, anche il cardinal Bertone che pure era stato indicato nei mesi scorsi in attrito con il segretario papale sulla vicenda Vatileaks (è quantomeno imbarazzante il fatto che Gaenswein si sarebbe fatto soffiare alcuni documenti proprio dalla sua scrivania, innescando dicerie su dicerie), che però ha saputo riscattarsi brillantemente smascherando il colpevole e riportando l'ordine nell'appartamento papale.

LA MISSIONE DEL PAPA - Nel corso dell'omelia tenuta oggi in San Pietro, il Papa ha indicato ai nuovi vescovi la loro missione. Un vescovo, ha detto, “non dev’essere uno che esercita solamente il suo mestiere”, ma “valoroso”. Non solo: “Egli deve essere soprattutto un uomo il cui interesse è rivolto verso Dio, perché solo allora egli si interessa veramente anche degli uomini. Potremmo dirlo anche inversamente: un vescovo dev’essere un uomo a cui gli uomini stanno a cuore, che è toccato dalle vicende degli uomini. Dev’essere un uomo per gli altri. Ma può esserlo veramente soltanto se è un uomo conquistato da Dio. Se per lui l’inquietudine verso Dio è diventata un’inquietudine per la sua creatura, l’uomo”. Preghiera, coraggio, amore per gli uomini. Perché chi si trova ad essere vescovo (e quindi successore degli Apostoli): “si troverà ripetutamente in conflitto con l’intelligenza dominante di coloro che si attengono a ciò che apparentemente è sicuro”. Per essere più chiari: “L’agnosticismo oggi largamente imperante – dice il Papa - ha i suoi dogmi ed è estremamente intollerante nei confronti di tutto ciò che lo mette in questione e mette in questione i suoi criteri. Perciò, il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti è oggi particolarmente pressante per un vescovo”. Il valore o fortezza, inoltre, “Non consiste – per Ratzinger - nel colpire con violenza, nell’aggressività, ma nel lasciarsi colpire e nel tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti. Il coraggio di restare fermamente con la verità è inevitabilmente richiesto a coloro che il Signore manda come agnelli in mezzo ai lupi. ‘Chi teme il Signore non ha paura di nulla’, dice il Siracide. Il timore di Dio libera dal timore degli uomini. Rende liberi!”. Qui il richiamo ai lupi, l'invito che già Benedetto XVI ebbe modo di rivolgere il 24 aprile 2005 nella sua Messa per l'inizio del Ministero Petrino: “Pregate, perché non fugga dinanzi ai lupi”. Coraggio, dunque, per vescovi che dovranno: “attendersi di essere ripetutamente percossi, in maniera moderna, se non cessano di annunciare in modo udibile e comprensibile il Vangelo di Gesù Cristo”. Naturalmente i vescovi non sono chiamati a provocare, ma al contrario a invitare tutti a entrare nella gioia della verità, indicandone la strada come “stelle che brillano nel cielo della storia”. Però: “L’approvazione delle opinioni dominanti non è il criterio a cui ci sottomettiamo. Il criterio è Lui stesso: il Signore”.

LO STEMMA DI GEORG - Un mandato che Georg sembra aver bene appreso. Lo si può leggere nel nuovo stemma episcopale che ha adottato: sotto il galero verde (il cappello con 20 nappi, a indicare la dignità vescovile), lo scudo offre il lato sinistro a replicare lo scudo di Benedetto XVI: ecco il moro incatenato (caro ai vescovi di Frisinga: e Monaco-Frisinga è l'Arcidiocesi guidata dal 1977 al 1981 da Ratzinger), l'orso di san Corbiniano (che, ammansito, trasportò il santo fino a Roma) e la conchiglia dei pellegrini (simbolo di Sant'Agostino). Il lato destro, su sfondo azzurro, mostra la stella di Betlemme e quindi si richiama a Maria, come osserva Andrea Gagliarducci di Korazym.org. Il drago fiammeggia verso la casa del Papa, ma è colpito da una lancia che nasce dalla stella di Betlemme. Motto: “Testimonium perhibere veritati”, “Rendere testimonianza alla verità”. Il richiamo a Vatileaks ed alla completa fedeltà nei confronti del Papa è abbastanza evidente. Solo che in questo caso non è stato sconfitto il drago, ma i corvi.

IL NUMERO DUE - Adesso, come abbiamo già scritto, Georg è il numero due del Vaticano. Non solo Arcivescovo, ma anche Prefetto della Casa Pontificia; un cumulo di cariche mai toccato, ad oggi, ad un segretario papale. Tranne che a don Stanislao Dziwisz, segretario particolare di Giovanni Paolo II, il quale ebbe la nomina arcivescovile nel 1998 e ottenne un ruolo di Prefetto aggiunto della Casa Pontificia. È evidente l'attestato di fiducia e stima che il Papa ha tributato al suo segretario e la delicatezza del ruolo che gli è stato assegnato: adesso monsignor Gaenswein non più “don Giorgio” come amava presentarsi, deciderà chi e quando potrà vedere Benedetto XVI; sarà ancora di più a stretto contatto con lui. Diventando, come abbiamo detto, il “Papa ombra” del Vaticano. Una scelta di fiducia per un Pontefice che ha già un'età “importante” (l'86mo compleanno è dietro l'angolo, il 16 aprile) e bisogno di collaboratori fidati. Forse più del cardinal Bertone in persona?

 

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