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Politica
Esclusivo: mancano 10 miliardi. Inevitabile la manovra correttiva


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Matteo Renzi ha escluso una manovra correttiva. E non poteva fare altrimenti. Come farebbe, d'altronde, a meno di dieci giorni dalle elezioni europee dire che dopo l'estate per gli italiani saranno ancora lacrime e sangue? Impossibile. Impensabile. Ma - secondo quanto Affaritaliani.it è in grando di rivelare - l'esecutivo sta preparando le contromosse per fronteggiare la nuova e inattesa caduta del Pil.

I numeri parlano chiaro e non sono smentibili. Il governo ha stimato per quest'anno una crescita dello 0,8% ma la Commissione europea e l'Fmi parlano dello 0,6%. Considerando che nel primo trimestre di quest'anno il Pdl è stato addirittura meno 0,1% è facile ipotizzare che per l'intero 2014, stando pure ottimisti, non si vada oltre lo 0,5%. Un punto di Pil sono 15 miliardi di euro e quindi un divario dello 0,3% tra crescita programmata e reale corrisponde a circa 5 miliardi di euro. Soldi da trovare.

Non solo. C'è da aggiungere poi un miliardo per la cassa in deroga, visto che quest'anno non è stato stanziato ancora un euro e l'occupazione non è certo in ripresa. Attenzione, però, perché le grane per Renzi non sono finire. Una parte degli 80 euro in busta paga non è coperta, dato che c'è stata una sovrastima delle entrate e del recupero dall'evasione fiscale. Ballano in questo caso altri 3-4 miliardi. E infine c'è da considerare che i 700 milioni stimate per il taglio delle province sono tutti sulla carta, a meno che non si voglia rischiare di non pagare gli stipendi. Somma totale: 10 miliardi di euro circa, ovvero i soldi che il governo dovrà in qualche modo trovare a settembre con una manovra correttiva.

Il problema è che il premier non vuole assolutamente cedere e chiedere soldi agli italiani. Almeno così pare. E quindi? Altre tasse sarebbero una mazzata finale per la crescita e altri tagli non produrebbero risparmi immediati. E' probabile quindi che Renzi cercherà di andare a Bruxelles per convincere i partener Ue a lasciar sforare all'Italia il rapporto deficit-Pil del 3%, così come hanno fatto Spagna e Francia.

Questa è l'unica possibilità per evitare una manovra aggiuntiva che comunque le istituzioni finanziarie (attraverso l'arma dello spread) e anche il Capo dello Stato prima o poi chiederanno al governo. O il premier convince la Merkel (in sostanza è lei che comanda in Europa) magari battendo i pugni oppure andranno trovati 10 miliardi. Le smentite in campagna elettorale valgono poco. Anzi, nulla.

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