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Politica
Scontro tra Berlusconi e Verdini. Forza Italia: la mappa del potere


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Non è un momento tranquillo per Silvio Berlusconi. Non tanto per la decisione della Corte Ue sulla sua possibilità di candidarsi all'Europarlamento (attesa entro il 10 aprile), quanto per la situazione interna al suo partito. L'uscita di Daniela Santanché sulla raccolta firme per la richiesta di grazia, stroncata da Paolo Romani con una dichiarazione ad Affaritaliani.it, rende perfettamente l'idea delle difficoltà che sta attraversando il partito. La 'pitonessa', spinta dal suo compagno Alessandro Sallusti (basta leggere Il Giornale per capire tutto) ormai ha preso la sua strada ed è in rotta di collasione con gli altri big azzurri e anche con lo stesso Cavaliere. Un po' come quando attaccava i vari Alfano, Lupi e Schifani prima della scissione che ha dato vita al Nuovo Centrodestra.

Ma il vero conflitto che lacera Forza Italia è la contrapposizione sotto traccia tra Berlusconi e il potentissimo Denis Verdini. L'uomo forte azzurro, artefice del patto con Matteo Renzi (tanto che si incontrava ogni lunedì sera con il premier quando era sindaco di Firenze), si è smarcato dal Cav nel momento in cui ha annunciato la volontà di correre alle elezioni europee, nonostante il divieto per la condanna. Verdini è rimasto freddo e non ha difeso abbastanza il capo. Cosa che l'ex presidente del Consiglio ha contestato al suo uomo, così come un'eccessiva accondiscendenza nei confronti di Renzi e dei provvedimenti del governo. In particolare a Berlusconi non sarebbe piaciuto il dietrofront, promesso da Verdini a Renzi, sulla legge elettorale valida solo per la Camera e non per il Senato (in attesa delle riforme).

Non solo. C'è anche il Piemonte a spaccare il vertice azzurro. Berlusconi sarebbe in linea di principio d'accordo con la candidatura di Guido Crosetto (ex Pdl e ora Fratelli d'Italia - An) alle Regionali del 25 maggio ma Verdini ha imposto al partito una linea diversa, ovvero il sostegno a un esponente di Forza Italia con l'indicazione del coordinatore regionale Gilberto Pichetto.

C'è poi Giovanni Toti, il consigliere politico che risponde solo al Cav e che di fatto ricopre il ruolo di portavoce che fu di Paolo Bonaiuti. Ai colonnelli azzurri, non solo alla Santanchè, Toti non piace. In particolare non piace a Raffaelle Fitto, che vorrebbe candidarsi alle Europee ma che si scontra proprio con l'ex direttore di Studio Aperto che avrebbe convinto Berlusconi a imporre la non candidature di politici. Renato Brunetta, capogruppo alla Camera, sembra andare anche lui per i fatti suoi. Con il suo diffusissimo strumento di comunicazione, Il Mattinale, ha una linea molto critica nei confronti di Renzi e del governo, che però cozza con quella più morbida di altri big azzurri, come Romani e Capezzone.

Ci sono poi le operazioni del tutto autonome come quelle dell'ex ministro Gianfranco Rotondi, che si è inventato il governo ombra senza concordare nulla con i vertici. Una cosa che comunque aumenta il caos e il sentimento di disorganizzazione. Berlusconi sperava che la nomina di Toti potesse mettere ordine, invece si trova con un partito lacerato e con colonnelli che lo sconfessano e che tra di loro litigano per colpa di invidie e sospetti. Altra scissione in vista dopo quella di Ncd? Nessuno lo dice ma il timore c'è...
 

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