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Politica

 

berlusconi forza italia 1

di Fabio Massa

Alla fine, il vecchio motto "segui i soldi", funziona sempre. In alternativa, i conti correnti. Così, si scopre prima di tutto che Forza Italia non è mai morta. Un po' sullo stile della Margherita, dei Ds e della Fondazione An. Ma con molta più operatività, secondo informazioni di Affaritaliani.it. Perché quando Silvio Berlusconi, unico vero finanziatore del partito, vuole erogare liquidità, non passa certo dai conti correnti del Pdl, ma ancora da quelli di Forza Italia. La dimostrazione? La presenza di dipendenti azzurri che sono stati "prestati" al Pdl e che vengono pagati proprio con i soldi di Silvio.

Quindi, Forza Italia non è mai morta. Ma tutta la vicenda dei soldi e della destra italiana è alquanto paradossale. Fonti bene informate, ad esempio, riferiscono di un colloquio tra Fratelli d'Italia, appena nati, e il tesoriere del gruppo del Pdl alla Camera Maurizio Bernardo. Vista la scissione, Fdi chiedeva gli fossero riconosciuti dei fondi. Per la precisione, quei 60mila euro che ogni parlamentare aveva versato nelle casse del partito. Il conto della serva è semplice: 30 parlamentari per 60mila a parlamentare fanno un milione e 800mila euro tondi tondi. Ovviamente Fdi non li ha mai visti. Tanto che qualcuno vocifera (smentito però dai vertici del partito) che si è addirittura dovuti ricorrere a prestiti per pagare le segretarie. Malignità. Una cosa però è certa, Fdi non se la passa bene, economicamente, anche se Crosetto&Meloni puntano tantissimo sul tesseramento. Ma i rimborsi elettorali sono quello che sono. Per la precisione, circa 300mila euro. Roba da non pagarci neppure una sede.

La soluzione? L'avrebbe indicata Gianni Alemanno nell'intervista di ieri al Corriere della Sera: sbloccare i soldi della Fondazione Alleanza Nazionale. Ma anche qui, sono grane non da poco. Primo: non tutti quelli che fanno parte della Fondazione AN sono di Fratelli d'Italia. Ci sono ad esempio Altero Matteoli e Maurizio Gasparri, due che da An transiteranno a Fi via Pdl. Secondo: lo statuto voluto da Gianfranco Fini ai tempi impedisce che un solo euro possa uscire dalla Fondazione. E che questa Fondazione possa finanziare qualunque partito politico. Insomma, i soldi là sono e là rimangono. E non sono neppure pochi, perché pare che il tesoretto possa sfiorare i 100 milioni di euro, tra fondi liquidi e immobili. Tra l'altro, a bloccare ulteriormente qualunque velleità è anche un contenzioso aperto con Futuro e Libertà. Alla fine c'è già chi preconizza un assurdo giuridico: che la Fondazione si terrà in pancia tutti i soldi fin quando, dopo anni di inutilizzo, si scioglierà e i fondi torneranno allo Stato. Sempre che qualcuno, quando le acque si saranno calmate, non riuscirà a capire come aprire la "cassaforte".

@FabioAMassa

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