Gb, l'avanzata di Nick Clegg spaventa la City

Martedì, 20 aprile 2010 - 10:53:00


Nick Clegg

I mercati chiedono chiarezza, gli elettori optano per un caos innovativo. E probabilmente finirà proprio così. La ricaduta del dibattito televisivo fra i tre leader politici britannici - il premier Gordon Brown; il numero uno dei Tory, David Cameron; e quello Liberaldemocratico, Nick Clegg - continua a sorprendere. Ad essere impensieriti sono i maggiori fondi di investimento che operano sui titoli britannici e che temono possa uscire dalle urne uno scenario fatto di chiari e di scuri, di ombre, quindi, più che di certezze. Un governo di minoranza, sia esso Labour o Tory, costretto a chiedere voti al terzo uomo, a quel Nick Clegg, uscito vittorioso dal confronto tv con i più forti concorrenti, vorrebbe dire incertezza nel risanamento di un deficit che sfiora i 167 miliardi di sterline, l'11,1% del Prodotto interno lordo.

Le ricette di risanamento della finanza pubblica sono diverse, non del tutto confliggenti è ovvio, ma mettono l'accento su priorità inconciliabili. Che sarebbe dell'impegno conservatore di tagliare da subito la spesa se un Cameron vincitore, ma senza i numeri per governare, dovesse chiedere ai LibDem sostegno per politiche che non condividono? Analoga la considerazione in caso di vittoria Labour, anche in questo caso senza maggioranza assoluta: con il partito di Clegg la convivenza sarebbe forse più semplice di quella Tory-LibDem, ma affatto agevole.

L'inquietudine della City è fenomeno noto, ma il Financial Times l'ha sottolineata ulteriormente pubblicando un sondaggio fra dieci fondi che operano su titoli del debito inglese concordi, con una sola eccezione, nell'augurarsi un vincitore. Non un nome sugli altri, ma un nome solo. Le politiche di un governo Labour o Tory andrebbero comunque, con toni e vie diverse, verso una stretta al bilancio e un programma di riforme deciso, senza le vaghezze a cui condurrebbe un compromesso.

Gli elettori dimostrano, invece, di pensarla in modo diverso. Da mesi i sondaggi indicano che i britannici non vedono come un dramma un parlamento senza maggioranza secca. Anche per questo, probabilmente, l'effetto della tv con l'ottima performance del leader liberaldemocratico, Clegg non finisce di muovere le ricerche degli istituti di statistica. Ormai lo scenario è di tre partiti a un'incollatura l'uno dall'altro. Secondo YouGov\TheSun i LibDem sarebbero primi (33%), un punto avanti ai conservatori con i laburisti distanti terzi. E questo ha spinto Clegg, ieri in Galles, a chiarire che lui non è in corsa a mezzo servizio. «Sono qui per vincere e per diventare premier». Perché accada però è necessario un miracolo che va oltre i numeri. Secondo il professor John Curtice della Strathclyde university, politologo esperto di flussi elettorali, il poll of polls fra i cinque maggiori sondaggi fatti dopo il dibattito televisivo, vede David Cameron al primo posto con il 32% dei voti, i LibDem al secondo con il 31 e i Labour terzo con il 28.

È evidente che bastano i margini di errore per invertire la "classifica". Ma non il numero di seggi. Le percentuali se tradotte in deputati ai Comuni svelano la "perversione" del sistema elettorale inglese. Un maggioritario secco che dà al primo la vittoria e nega un'equa rappresentanza proporzionale. Nulla di nuovo, è la forza del meccanismo inglese che garantisce grande stabilità, ma bassa rappresentatività. Capita così che i laburisti abbiano bisogno di molti meno voti dei Tory e ancora meno dei LibDem per avere la maggioranza ai Comuni. La battagli sarà sui seggi marginali dove il Labour è più forte. «Il sostegno ai LibDem è diffuso in modo uniforme sul territorio - ha spiegato il professor Curtice - quindi anche se hanno un terzo dei voti non avranno mai un terzo dei deputati». Pertanto parlamento impiccato, senza un vero dominatore. Scenario che spinge i conservatori a chiedere di «far esplodere la bolla Clegg» prima dei 6 maggio perché porterebbe al governo ancora una volta Gordon Brown.

I partiti sanno che lo scenario è quello dell'incertezza e ora punteranno tutti a svelare quello che considerano il bluff programmatico dei LibDem. I Tory lo fanno con nettezza, il Labour vezzeggia il partito di Clegg. Tattica che non cambia la sostanza. A patti con con i LibDem dovranno scendere entrambi. Ma prima uno dei due dovrà avere vinto le elezioni.

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