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Geopolitica
Al Baghdadi, per Trump successo con vista urne. Ma Isis non ancora morto

Eccolo. Il successo che cercava in vista del lungo avvicinamento alle elezioni Usa 2020. Eccola. La scusa che aspettava per lasciare finalmente la Siria e il Medio Oriente al suo destino e concentrarsi sulle altre sfide interne (le urne, ça va sans dire) e geopolitiche (la Cina, of course). La morte del califfo dell'Isis Abu Bakr al-Baghdadi ha un grande vincitore. E questo vincitore risponde al nome e cognome di Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti che può rivendicare il risultato del raid che ha portato alla decapitazione della testa dell'hydra del terrore che ha sconvolto Medio Oriente, ma anche l'Europa con una impressionante scia di attentati, negli ultimi cinque anni.

Si sa che negli Stati Uniti, e non solo, serve qualcosa di tangibile per rivendicare un successo. E quale successo è più tangibile dell'uccisione del capo dell'organizzazione terroristica più celebre al mondo? Nessuno, appunto. Senza contare che aver fatto fuori al-Baghdadi significa per Trump pareggiare i conti con il predecessore Barack Obama, che aveva invece eliminato Osama Bin Laden. Ecco dunque che il cerchio si chiude. Dopo l'annuncio del ritiro dalla Siria, l'operazione della Turchia nel nord est del paese, l'accordo tra Erdogan e Putin, le paure dei curdi e la rinascita del regime di Assad, serviva un risultato del genere per dare a Trump l'ultima parola e consentirgli di mettere il cappello a una crisi che verrà definita "chiusa", anche se proprio chiusa non è e non sarà ancora, nonostante la morte di al-Baghdadi.

Turchia e Russia stanno provando a rivendicare il loro ruolo in un raid che però potrebbe diventare di fatto il fiore all'occhiello della strategia Usa in Siria e darà la possibilità a Trump di fare quello che aveva promesso - "bring our boys back home" -  e farlo in un modo per cui sarà ricordato il successo contro il terrorismo e non il tradimento degli alleati curdi che hanno contribuito a combatterlo.

In Siria resteranno comunque dei problemi da risolvere, in primis il grado di autonomia e i territori che verranno dati ai curdi. Ma attenzione anche a credere che l'Isis morirà insieme al suo leader. Si pensava la stessa cosa di Al Qaeda dopo la morte di Bin Laden. Purtroppo non è stato così. Anche l'Isis potrebbe riuscire a sopravvivere. E il terrore potrebbe, come abbiamo già visto proprio nella parabola dello Stato Islamico, assumere nuove forme.

twitter11@LorenzoLamperti

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