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Geopolitica
Assemblea Onu, i dossier: Iran, trade war, clima e Medio Oriente

Assemblea Onu: da clima a Iran e dazi, temi Assemblea generale 

L’emergenza climatica, l'alta tensione nel Golfo Persico, la guerra commerciale tra Usa e Cina, il braccio di ferro tra nazionalismo e multilateralismo. Saranno questi i temi al centro del dibattito all'Assemblea generale dell'Onu che prende il via oggi a New York.      

La crisi climatica è considerata dall'Onu un tema che richiede azioni immediate e concrete, anche perché la siccità, lo scioglimento dei ghiacci, l'innalzamento dei mari, hanno ricadute pesantissime soprattutto sui Paesi più vulnerabili. Il tema è così sentito che quest'anno è stato convocato, per lunedì 23 settembre, un apposito vertice, nel quale potranno intervenire solo i Paesi che annunceranno nuovi impegni per frenare il cambiamento climatico. Per l'Italia parlerà lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che illustrerà  l'agenda verde del nuovo governo.    

Le proteste degli ambientalisti, il nodo Amazzonia

I leader mondiali saranno assediati dalla pressione della piazza: ad inizio settembre, proprio per partecipare al vertice sul clima, è arrivata a New York la giovane attivista svedese Greta Thunberg, che proprio lunedì, insieme a un gruppo di 15 altri giovani attivisti, presenterà una denuncia contro le grandi potenze economiche per la loro responsabilità nella crisi climatica. Il giorno dopo martedì si apre il dibattito generale: dopo il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, prenderà la parola, come da tradizione, il presidente del Brasile: sarà il debutto al Palazzo di Vetro di Jair Bolsonaro, che vola a New York, per difendere la sovranità del Brasile sull'Amazzonia e che dovrà spiegare la sua visione sugli incendi che la minacciano.   

Paradossalmente proprio il primo giorno avranno il privilegio di parlare due leader molto critici con l'Onu: non solo Bolsonaro, il leader dell'ultradestra che mette in dubbio le politiche internazionali per far fronte all'emergenza climatica, che ha portato il Brasile fuori dal patto sulle migrazioni dell'Onu e che nelle ultime settimane ha lanciato un durissimo attacco personale all'alto commissario per i diritti umani dell'organizzazione, Michelle Bachelet. Dopo di lui, sarà il turno come da tradizione di Donald Trump, in qualità di presidente del Paese ospitante, ma che anche lui è fuori dal coro per quanto riguarda le politiche di cambiamento climatico e sui migranti; e che, anche lui, è portavoce, come Bolsonaro, di politiche nazionaliste che sono agli antipodi dei valori delle Nazioni Unite.     

A fare da contrappunto al loro messaggio nella giornata iniziale ci penserà il segretario generale Guterres e forse anche il presidente francese, Emmanuel Macron, che dovrebbe concretizzare la sua iniziativa per proteggere l’Amazzonia e potrebbe rendersi protagonista di un nuovo scontro con Bolsonaro. L'agenda degli oratori è ancora in corso di definizione e non si sa quando parlerà Giuseppe Conte. 

Caos Libia e crisi del petrolio sul Golfo. Iran nel mirino

Quel che è certo è che Conte rivendicherà l'impegno dell'Italia nella lotta ai cambiamenti climatici e metterà anche sul tavolo l'urgenza della questione libica e la necessità di stabilizzare l'area, sottolineando la necessità di una soluzione pacifica. I recenti attacchi contro raffinerie petrolifere in Arabia Saudita hanno fatto schizzare alle stelle la tensione nel Golfo Persico, soprattutto tra Stati Uniti e Iran e siccome la tensione rischia di riverberarsi su tutta l'area, il tema sarà certamente al centro del dibattito. Il confronto tra Usa e Iran arriva in un momento molto complesso, dopo il ritiro statunitense dall'accordo nucleare del 2015 e la reimposizione delle sanzioni americane. Trump aveva ventilato l’idea di un possibile incontro con il collega iraniano, Hassan Rohani, a New York ma ora l’ipotesi sembra sfumata. Resta da vedere se l'Assemblea dell’Onu servirà comunque a tendere un qualche tipo di ponte tra Usa e Iran o se lo scontro continuerà a surriscaldarsi.   

Il nuovo piano sul Medio Oriente di Trump

Sullo sfondo del dibattito rimarrà l'eterno problema del conflitto israelo-palestinese: oltre due anni fa Trump aveva promesso “l'accordo del secolo” per arrivare finalmente alla pace tra israeliani e palestinesi, ma il mondo sta ancora aspettando. La Casa Bianca ha fatto conoscere a giugno un programma economico per la Palestina, prima parte del piano di pace; ma ha rimandato più volte la presentazione della parte politica, la chiave del progetto. Gli Usa potrebbero approfittare dell'assemblea generale dell'Onu per almeno cominciare a discutere con alcuni Paesi anche se le elezioni israeliane di questa settimana non hanno facilitato la situazione.    Per quanto riguarda il Venezuela, il presidente, Nicolas Maduro, quest'anno non sarà presente a New York: ci sarà una folta delegazione del governo venezuelano e soprattutto l'opposizione, guidata dal presidente del Parlamento, Juan Guaidò, che dovrebbe intervenire in fori paralleli; l'assemblea generale offrirà comunque un luogo di incontro ai membri del Gruppo di Lima e del gruppo internazionale di contatto.

Yemen, Afghanistan e le guerre in Africa

In ultimo, le guerre dimenticate. Se solo fino a un paio di anni fa il conflitto siriano era il focus centrale della diplomazia internazionale, ora la guerra nel Paese arabo è decisamente considerata più marginale e la situazione a Idlib, l'ultima grande roccaforte ribelle, rimane terreno di confronto soprattutto tra Russia, Turchia e Iran. E poi la guerra in Yemen, che nonostante la dimensione regionale potrebbe scatenare il conflitto diretto tra Arabia Saudita e Iran; e il caso dell’Afghanistan, un conflitto ancora più lungo e lontano dove le speranze di pace si sono arenate per la recente rottura dei negoziati tra Usa e talebani. Ancora più dimenticate le altre guerre africane, soprattutto quelle in Sud Sudan e in Mali che sicuramente saranno trattate in fori paralleli ma che certamente non saranno al centro dell'agenda dei grandi leader.

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