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Geopolitica
Bolivia, non solo proteste: Morales ha subìto un golpe. L'ombra del litio

Evo Morales lo aveva detto prima delle elezioni: "La Bolivia rischia un golpe". Al di là di come la si pensi sull'ex presidente cocalero e considerando la sua quantomeno controversa candidatura alle elezioni delle scorse settimane e i sospetti di brogli alle urne i fatti sembrano proprio avergli dato ragione. Il ruolo dei militari è infatti stato decisivo per portare il leader boliviano a dimettersi e addirittura a fuggire in esilio dal paese. Nei giorni delle proteste di piazza l'ipotesi, alla quale lo stesso Morales aveva aperto, era quella di un ballottaggio tra lui e Carlos Mesa o addirittura nuove elezioni. Ma con il coinvolgimento dell'esercito Morales ha capito che contro di lui era in azione non solo la volontà del popolo ma anche qualcosa di più grande. A quel punto ha dovuto andarsene, con il Messico di Lopez Obrador che lo ha accolto sul suo territorio. 

Morales parla apertamente di golpe di destra e dal Messico dichiara battaglia, promettendo di tornare presto più forte di prima. E le reazioni dei paesi sudamericani chiariscono subito la polarizzazione tra destra e sinistra che il continente sta vivendo, ancora una volta. L'Argentina del peronista Fernandez, presidente eletto, si è schierata con Morales così come, ça va sans dire, il Venezuela di Maduro. Sul fronte opposto Guaidò, il depotenziato autodichiarato presidente venezuelano vicino agli Stati Uniti, e il Brasile del filo trumpiano Bolsonaro, che si sono affrettati a riconoscere la nomina a presidente ad interim di Jeanine Anez.

Tra le potenze straniere, si compiacciono gli Stati Uniti di Trump che vedono un altro presidente ostile perdere il suo posto nel "giardino di casa", mentre la Russia accusa proprio Washington di essere dietro il golpe. Il sospetto di Mosca è che dietro ci sia anche l'interesse per il litio, un metallo fondamentale per l'innovazione tecnologica. Negli scorsi mesi la Russia e la Bolivia di Morales avevano firmato un accordo, ritenuto fondamentale dal Cremlino, per l'estrazione e la produzione congiunta. Ma ora Mosca teme che possa saltare tutto per aria.

Nel frattempo, La Paz non è certo pacificata. I sostenitori di Morales, ancora numerosissimi come dimostra il risultato elettorale (anche al netto di possibili brogli), hanno invaso le strade della capitale per protestare contro la nomina di Anez a presidente ad interim. Il tutto mentre vengono riportati saccheggi e scontri a uffici pubblici e università anche nella città di El Alto, roccaforte del presidente indio. E tra sollevazione popolare e golpe, ora la Bolivia rischia una guerra civile.

twitter11@LorenzoLamperti

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