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Geopolitica
Cina, Lippi si dimette dalla nazionale. Tanti soldi ma il calcio non svolta

Lo scorso marzo, durante la visita di Stato a Roma, il presidente Xi Jinping aveva deviato apposta dal suo percorso per stringergli la mano e parlargli: "Lei resta con noi, vero?". Poco più di sette mesi dopo Marcello Lippi ha rassegnato le dimissioni da comissario tecnico della nazionale di calcio della Cina. Dimissioni che la Chinese Football Association ha accettato. E' la cronologia di un fallimento, non solo di Lippi ma di tutto un movimento che nonostante le (spropositate) ambizioni e i (tantissimi) investimenti non riesce proprio a ingranare.

Il tecnico di Viareggio, campione del mondo con l'Italia nel 2006, si è dimesso dopo la sconfitta patita in Siria per 2-1 in una gara valevole per la seconda fase delle qualificazioni al Mondiale del 2022 in Qatar. Secondo il regolamento delle qualificazioni asiatiche, le prime due squadre di ogni gruppo si qualificano per il girone finale. Ma la Cina di Lippi, dopo aver battuto le piccolissime Maldive e Guam, ha sofferto due risultati umilianti, pareggiando 0-0 con le Filippine e perdendo appunto contro una nazionale di un paese dilaniato per anni dalla guerra. E ora la qualificazione al secondo turno è clamorosamente in bilico.

"Il mio stipendio è molto alto, e mi rende responsabile", ha detto Lippi. "Se una squadra gioca come abbiamo giocato noi, senza grinta, senza rabbia, senza cuore, senza personalità, con paura di giocare, senza fare tre passaggi di fila, senza costruire un'azione, senza che i giocatori importanti diano quel contributo, vuol dire che l'allenatore non sta facendo bene il suo lavoro. E io non sto facendo bene il mio lavoro". 

Le dimissioni sono state subito accettate dalla Cfa, che in una nota ha dichiarato di essere "molto dispiaciuta per i risultati insoddisfacenti e per la delusione di tutti i tifosi cinesi", aggiungendo di voler "riflettere seriamente per ricostruire la squadra e provare il nostro meglio nelle prossime gare di qualificazione ai Mondiali".

Le dimissioni significano che il tecnico viareggino rinuncia a parecchi soldi. Un gesto apprezzato in Cina. Negli scorsi mesi c'era stata qualche critica, per esempio quando in conferenza stampa mostrava qualche difficoltà a ricordare i nomi di alcuni giocatori. E nelle scorse settimane c'era anche stato il caso di vacanze durante una competizione regionale alla quale in realtà è stato poi chiarito dovesse partecipare la nazionale under 23.

Ma nel mirino dei tifosi cinesi c'è sempre e soprattutto la squadra. I cinesi sono molto orgogliosi e le "prodezze" della nazionale di calcio maschile sono diventate celeberrime. I giocatori vengono spesso presi in giro per le loro scarse performance e la maggior parte dei tifosi inizia a chiedersi perché debbano essere spesi così tanti soldi nel calcio se i risultati restano sempre deludenti.

Pechino vorrebbe infatti organizzare un Mondiale. Pare abbia messo nel mirino quello del 2030 o quello del 2034, mentre nel 2021 la Cina ospiterà il primo Mondiale per Club allargato a 24 squadre e in estate. Ma al momento la nazionale non riesce proprio a riportare risultati e quella del 2002 resta la sua unica partecipazione alla massima competizione calcistica, nella quale riportò tre sconfitte contro Costa Rica, Brasile e Turchia senza segnare nessun gol.

Le dimissioni di Lippi sono l'ennesima occasione per i giornali cinesi di analizzare i motivi di una crisi senza fine. "L'addio di Lippi getta una luce sulle difficoltà del calcio cinese", titola il China Daily, che in un lungo articolo mette nel mirino proprio gli alti stipendi percepiti dai calciatori cinesi nei club della Chinese Super League, raffrontandoli con le scarse performance in campo internazionale.

"La Chinese Super League sembra troppo comoda per i calciatori cinesi, meno competitiva ma più redditizia, quindi perché dovrebbero lasciarla per un campionato più difficile ma con guadagni più bassi", si chiede il China Daily, che sottolinea come giocare in campionati più probanti a livello internazionale potrebbe essere un bene per i calciatori cinesi e la nazionale del Dragone. Ma al momento il solo attaccante Wu Lei gioca davvero ad alto livello, in Spagna nell'Espanyol.

Nel mirino di tifosi e giornalisti c'è anche la naturalizzazione di alcuni giocatori, come quella del brasiliano Elkeson. "Sembra che abbia naturalizzato non solo la sua nazionalità ma anche il suo talento calcistico", scrive in maniera spietata sembra il China Daily. La richiesta finale è quella di far uscire i calciatori cinesi dalla loro comfort zone per provare a crescere. La sensazione è che la strada sia ancora molto lunga.

 

twitter11@LorenzoLamperti

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