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Geopolitica
Europee/ Spagna, Sanchez speranza della sinistra. E Madrid avrà più peso in Ue

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

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Si dice sempre che tre indizi fanno una prova. Per ora Sanchez è a quota due dopo la grande scalata al partito socialista spagnolo (Psoe) e la vittoria alle elezioni politiche del 28 aprile. Il 26 maggio, a nemmeno un mese di distanza da quel trionfo che tante speranze (più o meno giustificate e giustificabili) ha dato alle sinistre (o centrosinistre) di mezza Europa, Sanchez cerca il terzo indizio, quello per fare la prova che il socialismo riformista non è ancora morto.

ELEZIONI EUROPEE: SPAGNA, I PROTAGONISTI DEL VOTO/ Sanchez prova a passare all'incasso dopo la vittoria alle politiche, Popolari a rischio tracollo, salgono Vox e Podemos

Le elezioni del 28 aprile hanno consegnato all'Europa una Spagna molto più simile a tanti altri paesi Ue di quanto non apparisse in precedenza. Dopo lunghi anni di crisi politiche e inutili ricorsi alle urne, il vecchio modello bipolare post franchista sembra essere giunto al capolinea. Il classico derby tra socialisti e popolari si è allargato da tempo ad altri attori. Prima la sinistra radicale, in realtà negli ultimi tempi molto più "normalizzata", di Podemos. Poi il centrodestra liberale e anti catalano di Ciudadanos. Infine l'ultradestra sovranista di Vox.

Oggi la costellazione partitica spagnola è molto più variegata di quanto non fosse prima. Un processo arrivato alla fine di elezioni su elezioni che da Rajoy hanno portato a Sanchez il quale, nonostante la netta vittoria, non può ancora dirsi sicuro di riuscire a formare un governo di maggioranza. Ecco che allora le elezioni europee diventano fondamentali per capire quali saranno gli equilibri che il leader socialista potrà cercare di far valere in sede di trattative per la formazione dell'esecutivo.

Un'ulteriore affermazione anche al voto europeo darebbe a Sanchez la credibilità e l'autonomia per provare davvero a fare l'impresa solitaria o semi solitaria. Se invece dovesse perdere voti o se dovessero salire sensibilmente altre forze politiche lo scenario potrebbe cambiare. Sanchez è convinto di poter mettere a frutto il momentum e passare all'incasso e per questo ha rimandato qualsiasi negoziato a inizio giugno.

Negli ultimi sondaggi è dato in crescita Podemos, il partito guidato da Pablo Iglesias, che si è impegnato per dare una svolta più moderata alla sua creatura originariamente di ispirazione no global. Difficile che si riprendano i Popolari di Pablo Casado, criticatissimo dopo aver portato il tradizionale partito di centrodestra a un risultato elettorale più che negativo alle elezioni di aprile.

Come accaduto altrove, dall'Italia alla Francia, la destra moderata rischia di essere fagocitata dall'ala più radicale, rappresentata in Spagna da Vox di Santiago Abascal, che dopo aver conquistato l'Andalusia è riuscito a raggiungere un risultato storico, anche se probabilmente al di sotto delle attese della vigilia, al voto di qualche settimana fa. Punta molto sull'unità nazionale e la durezza sulle velleità indipendentiste dei catalani Ciudadanos di Albert Rivera. Indipendentisti catalani che sono in corsa per le europee, compreso il leader in esilio Carles Puigdemont.

ELEZIONI EUROPEE: SPAGNA, I TEMI DEL VOTO/ Il nodo Catalogna, il neo franchismo di Vox e il rapporto con l'Europa

La Catalogna è ancora il tema principale del dibattito politico spagnolo. Gli echi dello scontro tra il governo Rajoy e il presidente deposto Puigdemont si sono fatti sentire a lungo a tutti i livelli, politico e sociale. Dopo la dichiarazione unilterale di indipendenza, Madrid ha sciolto il parlamento decretando l'arresto di alcuni leader politici mentre altri sono scappati all'estero. La crisi è sempre sul punto di riesplodere. Sanchez è stato accusato dal centrodestra e da Vox di essere troppo morbido sul tema, tanto che il suo precedente governo si è retto proprio sui voti di catalani e baschi. Anche per questo motivo ora il leader socialista vorrebbe evitare di ricorrere a loro per formare il nuovo esecutivo. Ciudadanos, con il catalano Rivera, è il partito più duro sul tema insieme a Vox.

Proprio la forza radicale sovranista sta influenzando in maniera rilevante il dibattito politico. A partire dai migranti per passare alle nostalgie nazionaliste e franchiste. Nostalgie pienamente sdoganate tra le fila del partito di Abascal, che si è incoronato alfiere degli esclusi e vendicatore della rabbia sociale. Anche Vox, come le altre forze sovraniste europee, è convinto di poter cambiare l'Europa dall'interno senza bisogno di uscirne, come una volta dichiaravano di voler fare i vari Matteo Salvini o Marine Le Pen. Anche lo stesso Podemos, un tempo esponente dell'euroscetticismo di sinistra, ha attenuato i toni.

Resta forte il confronto dei rapporti con l'Unione europea. Sanchez ha saputo ritagliarsi un ruolo importante, proseguendo in questo senso per la verità sulla traccia di Rajoy, che ha svolto i richiesti "compiti a casa" di Bruxelles e della troika portando la Spagna fuori dal momento più duro e pericoloso della crisi, con una crescita più robusta nel previsto negli ultimi due anni e una disoccupazione finalmente al di sotto del 20% e che dovrebbe attestarsi intorno al 14% nel 2019. Il tutto a costo però di conseguenze sociali per niente trascurabili. 

ELEZIONI EUROPEE: SPAGNA, L'AGENDA GEOPOLITICA/ Maggiore potere in Europa, il riavvicinamento al Sudamerica e il passo di lato nell'alleanza atlantica

Il primo pilastro della politica estera spagnola è stato negli ultimi anni il recupero della fiducia da parte dell'Europa. Con Rajoy è stato fatto il lavoro "lacrime e sangue", con Sanchez si punta ora al salto di qualità. L'attivismo nell'accoglienza dei migranti ha creato qualche tensione con il governo italiano di Lega (soprattutto) e M5s, ma allo stesso tempo hanno accreditato Madrid a Bruxelles. Anche se c'è chi fa notare la politica molto dura della stessa Spagna verso i migranti a Ceuta e non solo. 

I buoni risultati economici e la predisposizione collaborativa a livello politico hanno creato il presupposto affinché la Spagna possa avere un peso maggiore all'interno della prossima legislatura europea. Si vocifera da tempo del fatto che Sanchez possa portare a casa una poltrona importante e decisionale per uno spagnolo, superando l'Italia e piazzandosi sul podio degli Stati più influenti del Vecchio Continente. 

A livello geopolitico, la Spagna sta provando a riscoprire un ruolo da protagonista in America Latina. Gli investimenti delle imprese spagnole nella regione sono in aumento. Il governo di Madrid, che ha riconosciuto la legittimità di Guaidò in Venezuela, mantiene comunque un atteggiamento prudente sulla crisi di Caracas, e accompagna il processo di riavvicinamento al Sudamerica insistendo sulla cooperazione con particolare attenzione a innovazione, educazione e cultura. 

Allo stesso tempo Madrid ha leggermente cambiato il suo atteggiamento nell'ambito dell'alleanza euroatlantica. Anche a fronte della crisi economica, negli anni gli investimenti in materia di difesa e il seguente coinvolgimento nelle missioni militari sono diminuiti. Una postura diversa non solo per motivi economici ma anche politici. Basti pensare al coinvolgimento diretto della Spagna nella guerra in Iraq ai tempi di Aznar e Bush Jr. e al recente ritiro di due fregate dall'area del Golfo dopo i movimenti anti Iran degli Stati Uniti. Il tutto mentre i rapporti commerciali con l'Asia, in primis, con la Cina, vivono un momento di grande sviluppo.

ELEZIONI EUROPEE: SPAGNA, ULTIMI SONDAGGI/ Socialisti saldamente avanti, in crescita anche Podemos

La Spagna esprimerà 54 seggi al prossimo Parlamento europeo (dovevano essere 59 con la Brexit). Con gli ultimi sondaggi, riportati qui sotto, ai socialisti andrebbero 17 seggi, ai popolari 10 e a Ciudadanos 9. Podemos e Vox prenderebbero rispettivamente 7 e 4 seggi.

Psoe - S&D 30%

Pp - Ppe 19%

Ciudadanos - Alde 15%

Podemos - Left 14%

Vox - Enf 8%

twitter11@LorenzoLamperti

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