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Geopolitica
Europee/ Orban, lo zar d'Ungheria ago della bilancia tra Ppe e sovranisti

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

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"Oggi sono i democratici liberali i veri nemici della libertà. Essendo io un sostenitore della libertà devo essere illiberale". Firmato Viktor Orban. Il primo ministro dell'Ungheria è diventato negli ultimi anni uno dei nomi più chiacchierati, criticati, elogiati e popolari dell'intero scenario politico europeo. E potrebbe diventare l'uomo decisivo per gli equilibri del nuovo parlamento europeo che nascerà dopo le elezioni della prossima settimana.

ELEZIONI EUROPEE, UNGHERIA: I PROTAGONISTI DEL VOTO/ La mutazione antropologica di Orban, il suo dominio e la retorica nazionalista del "noi" e "loro", la difesa della cristianità

Chissà che cosa penserebbe il giovane Orban, 15enne segretario dell'organizzazione giovanile comunista del suo liceo nella seconda metà degli anni Settanta, guardando l'Orban di oggi. O ancora, chissà che cosa penserebbe il fondatore dell'Alleanza dei Giovani Democratici, alias Fidesz, campione dell'anticomunismo liberale e progressista. Il Viktor Orban di oggi è molto diverso dalle sue precedenti versioni, anche da quella che è stata al governo per la prima volta tra il 1998 e il 2002. Un progressivo inasprimento che lo ha portato nel corso nelle successive tre esperienze di governo, dal 2010 a oggi, a cambiare nettamente le sue politiche, che da un liberalismo e progressismo convinto si sono tramutate in un nazionalismo esasperato e in una retorica da "noi" e "loro" che ha cambiato il clima dell'Ungheria.

Orban si presenta oggi come il leader del paese che rappresenta, nella sua narrazione, l'ultimo baluardo della cristianità e dell'Europa di fronte all'invasione di migranti. Qui il no ai migranti ha una connotazione legata non solo all'aspetto sociale o alla sicurezza, come accade invece altrove, ma anche e soprattutto fortemente culturale, religiosa, etnica. La riscoperta della cultura "magiara" è accompagnata dalla necessità di mantenere l'identità culturale di un paese che, guidato da Orban, non vuole essere contaminato da un'invasione proveniente dall'esterno e agevolata, se non voluta (sempre secondo il primo ministro), dall'establishment europeo.

Fidesz è saldamente il primo partito ungherese e la sua retorica del "noi" e "loro", declinata secondo diverse accezioni e in grado di individuare diversi bersagli nel corso del tempo, continua a funzionare, facilitata dalle tante vicissitudini storiche che hanno portato l'Ungheria a essere invasa e dominata per lunghissimi periodi della storia da diverse potenze straniere. L'opposizione non esiste quasi più. O meglio, l'opposizione esiste ed è rappresentata dall'estrema destra di Jobbik, che negli ultimi anni ha cercato di smussare alcuni angoli delle sue posizioni radicali, provando a far dimenticare l'ispirazione almeno in passato apertamente neofascista o neonazista. A sinistra, praticamente il vuoto. Il Partito socialista ungherese, dopo aver governato il paese tra il 2002 e il 2010, è crollato dal 26% del 2014 al 12% del 2018.

ELEZIONI EUROPEE, UNGHERIA: I TEMI DEL VOTO/ Dai migranti a Soros fino al muro al confine con la Serbia: Orban dominatore del dibattito

La scena politica ungherese è dominata da Orban. Più che di un dibattito si assiste a una battuta di caccia, nella quale il primo ministro e il suo partito individuano di volta in volta il bersaglio da affondare. I migranti, i progressisti di sinistra, il finanziere ebreo statunitense con origini ungheresi George Soros, i cosiddetti "euroburocrati". Orban è riuscito a chiudere le porte ai tantissimi migranti in arrivo dal Medio Oriente. Dopo che nell'estate del 2015 la Germania di Angela Merkel ha accolto migliaia e migliaia di rifugiati in fuga dalla guerra in Siria e che erano transitati proprio per l'Ungheria, Orban ha costruito un muro di 175 chilometri al confine con la Serbia, visitato da Matteo Salvini nella sua recente missione diplomatica a Budapest.

La società e l'università di Soros, emblema perfetto dello schema "veri ungheresi contro traditori" perpetrato da Orban, hanno dovuto sloggiare a Berlino e Vienna. Gli attacchi a Jean-Claude Juncker e ad altri personaggi di spicco dell'Unione europea non si contano più, anche se spesso si tratta di compagni di partito del primo ministro ungherese, che resta all'interno del Ppe nonostante le sue posizioni rientrino chiaramente all'interno del cosiddetto "asse sovranista". 

Orban è diventato un esempio per i sovranisti europei. La sua retorica anti migranti, le sue misure identitarie e nazionaliste votate alla sicurezza hanno avuto due effetti: sul fronte interno hanno fatto mettere in secondo piano le difficoltà economiche, nonostante un discreto tasso di crescita e l'arrivo di numerosi fondi Ue (nel 2017 l'Ungheria è stato il quarto beneficiario netto con 3,1 miliardi), mentre sul fronte esterno ha creato una convergenza intorno alla figura di quello che viene ormai apertamente definito lo zar magiaro. 

ELEZIONI EUROPEE, UNGHERIA: L'AGENDA GEOPOLITICA/ La vicinanza a Putin e Trump, il coinvolgimento nella Via della Seta. Orban, leader di Visegrad e uomo decisivo per le alleanze del post voto

A proposito di zar, il rapporto tra Orban e Vladimir Putin è molto profondo. Più volte Budapest si è dichiarata contraria alle sanzioni contro la Russia dopo la guerra in Crimea. Una posizione peculiare rispetto ai vicini paesi del gruppo di Visegrad. Repubblica Ceca, Slovacchia e soprattutto Polonia hanno infatti un rapporto molto più teso con Mosca. Nonostante questa divergenza, Orban è riconosciuto come il vero leader del gruppo che rappresenta per certi versi una spina nel fianco dell'Ue a trazione franco-tedesca.

Proprio in quest'ottica Orban è un alleato prezioso sia per Putin sia per Donald Trump, che non a caso lo ha ricevuto negli scorsi giorni alla Casa Bianca. L'Ungheria, membro della Nato dal 1999 (e dell'Ue dal 2004) rientra nello schema politico europeo degli Stati Uniti, impegnati nel mantenimento di una cerniera orientale di un'Europa a baricentro tedesco. Orban, che ha rapporti pragmatici con la compagna di partito Angela Merkel, riesce al momento a mantenere relazioni proficue sia con Washington quanto con Mosca. Il tutto mentre l'Ungheria è entrata a far parte da tempo della Belt and Road Initiative della Cina, pur con risultati al momento deludenti.

Orban, sospeso dal Ppe insieme a Fidesz, potrebbe essere decisivo per il gioco delle alleanze. Il partito della Merkel non lo ha ancora espulso. Segnale secondo qualcuno che si tiene aperta la porta a una possibile alleanza con i sovranisti se l'ampio e variegato schieramento del quale fa parte anche la Lega di Matteo Salvini dovesse avere un grande successo alle urne. Ma se si dovesse ricreare la grande coalizione europea tra popolari, socialisti e/o liberali allora Orban potrebbe anche fuoriuscire ed entrare a pieno titolo nel raggruppamento sovranista. Nonostante nel prossimo Europarlamento il suo Fidesz dovrebbe esprimere "soltanto" 12 o 13 seggi, il primo ministro ungherese è riuscito a crearsi e a diffondere un'immagine esterna da "uomo forte". Quelli che piacciono tanto in questo momento politico. 

ELEZIONI EUROPEE, UNGHERIA: ULTIMI SONDAGGI/ Fidesz oltre la maggioranza assoluta, al secondo posto l'estrema destra di Jobbik

L'Ungheria esprimerà 21 seggi al prossimo Parlamento europeo, gli stessi della precedente legislatura. Un numero che sarebbe rimasto invariato anche in caso di Brexit. Il Fidesz di Viktor Orban è sempre in grandissimo vantaggio rispetto ai concorrenti. Al secondo posto l'estrema destra di Jobbik.

Fidesz - Ppe 52%

Jobbik 16%

Socialisti Dialogo per l'Ungheria - S&D 15%

Coalizione democratica - S&D 7%

Momentum 6%

Lmp - Verdi 4%

twitter11@LorenzoLamperti

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