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Geopolitica
Elezioni Nigeria, primi dati: Buhari in testa alle Presidenziali

ELEZIONI NIGERIA: PRIMI DATI UFFICIALI, BUHARI IN TESTA ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Il presidente nigeriano uscente Muhammadu Buhari è attualmente in testa nelle elezioni presidenziali che si sono svolte sabato. Secondo i primi risultati ufficiali, relativi a due dei 36 stati del paese, Buhari si è imposto negli stati di Ekiti e Osun, dove il suo principale rivale, l'ex vice presidente Atiku Abubakar, è fermo al secondo posto. Dai dati pubblicati dalla Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) emerge che il Congresso di tutti i progressisti (APC) di Buhari ha ottenuto 347.634 voti nello stato di Osun, mentre 337.377 preferenze sono andate al Partito Democratico Popolare (PDP) di Abubakar. Nello stato di Ekiti, l'APC ha raccolto 219.231 voti, e 154.032 sono andati al PDP. L'annuncio dei risultati ufficiali è stato rimandato di qualche ora, in attesa che termini lo scrutinio negli altri stati. Il candidato con il maggior numero di voti sarà dichiarato vincitore al primo turno, purché ottenga almeno il 25% del voti in due terzi degli stati.

Elezioni Nigeria: ma l'opposizione invita a dichiarare il suo candidato Abubakar presidente

Il Partito democratico popolare (Pdp) nigeriano ha invitato la Commissione elettorale nazionale della Nigeria (Inec) a dichiarare il suo candidato, Atiku Abubakar, vincitore delle elezioni presidenziali che si sono tenute nel paese sabato 23 febbraio. "Il Pdp intima ad Inec di annunciare immediatamente i risultati consegnati dalle unita' elettorali e di dichiarare il candidato del popolo, Atiku, vincitore delle elezioni presidenziali del 23 febbraio", hanno dichiarato i vertici di partito sull'account Twitter del Pdp. La Commissione elettorale ha nel frattempo rinviato l'annuncio dell'esito del voto a martedì 26 febbraio.

ELEZIONI NIGERIA, L'OPPOSIZIONE ACCUSA: "VOTO RIMANDATO DI 7 GIORNI PER FALSIFICARE IL VOTO PRO BUHARI"

Secondo il partito di opposizione, la Commissione elettorale avrebbe rimandato appositamente il voto previsto il 16 febbraio per consentire di falsificare il numero di preferenze espresse a favore del candidato del partito di governo Congresso di tutti i progressisti (Apc), il presidente Muhammadu Buhari. "La nostra posizione si basa su risultati chiari e verificabili in tutta la nazione, che dimostrano che Atiku è in netto vantaggio sia nella percentuale che sul numero totale di voti espressi", ha aggiunto il Pdp, facendo appello agli osservatori internazionali affinché "insistano su un processo trasparente di trasmissione dei risultati e sul loro monitoraggio".

IL RICCO IMPRENDITORE ABUBAKAR SFIDA L'EX MILITARE BUHARI

Il 23 febbraio,  una settimana dopo il previsto, i nigeriani sono chiamati a scegliere il nuovo presidente in un clima di grande incertezza. Da una parte c'è Muhammadu Buhari, 76 anni, il presidente in carica dal 2015. Dall'altra Atiku Abubakar, 72 anni, uno degli uomini più ricchi della Nigeria. Non proprio due candidati di primo pelo. Entrambi hanno già una lunga carriera politica alle spalle. Buhari, già sconfitto alle presidenziali del 2007 e del 2011, è diventato presidente al terzo tentativo nel 2015 con il suo partito Apc (All Progressive Congress). Prima di allora aveva già guidato un governo militare dal 1983 al 1985. Abubakar è invece già stato vicepresidente tra il 1999 e il 2007 durante i due mandati di Olusegun Obasanjo.

IL VIRUS DELLA CORRUZIONE

Buhari aveva conquistato l'elettorato nigeriano con tre promesse: lotta alla corruzione, lotta al terrorismo, crescita economica. A pesare positivamente la sua esperienza militare e il fatto di essere musulmano, considerato da qualcuno un possibile deterrente alle azioni terroristiche del gruppo jihadista Boko Haram. Sono state tutte in larga parte disattese. In questa campagna elettorale Buhari ha sbandierato il presunto recupero di 2,3 miliardi di dollari in una serie di operazioni anticorruzione. Cifra impossibile da verificare, mentre tutti i report specializzati continuano a considerare la Nigeria come uno dei paesi più corrotti al mondo.

BOKO HARAM E LO SPETTRO DEL TERRORISMO

Sotto il profilo della sicurezza il mandato di Buhari era cominciato con buone premesse. La presenza di Boko Haram, che nel 2015 controllava un territorio pari a quello del Belgio, era stata molto ridimensionata. Ma negli ultimi mesi il gruppo terroristico è tornato in azione in modo prepotente. Lo scorso mese 60 persone sono state uccise in un attentato nella città di Rann mentre circa 30 mila persone sono state costrette a fuggire nel vicino Camerun. Il timore è che le parziali e temporanee vittorie dell'esercito nigeriano fossero motivate anche dalla riorganizzazione interna del gruppo terroristico, che nel 2016 si è diviso in due fazioni. Una guidata dal leader storico Abubakar Shekau e l'altra che ha giurato fedeltà all'Isis. Se si considera che esistono anche altre cellule affiliate ad al-Qaeda si può provare a capire quanto il terrorismo incida sulla vita del Paese. Basti pensare che si calcola che in oltre sette anni di insurrezione armata Boko Haram abbia ucciso circa 15 mila nigeriani, portando alla fuga all'estero di altri due milioni.

Disoccupazione in crescita e recessione: il nodo del petrolio

Anche per quanto riguarda l'economia, non si può affermare che Buhari abbia raggiunto risultati straordinari. La disoccupazione è addirittura aumentata dall'8,2% al 23,1% nei quattro anni della sua presidenza. Colpa anche del ribassamento dei prezzi del petrolio, settore principale dell'economia nigeriana. Ma Buhari non è risucito a prendere le contromisure necessarie per evitare una crisi del lavoro che colpisce fortemente soprattutto i giovani, in una fase recessiva cominciata nel 2016 dopo un ventennio di crescita. 

Abubakar, l'ex doganiere diventato ricco col petrolio

Proprio sul lavoro ha deciso di puntare Abubakar, lo sfidante di Buhari. Il suo slogan elettorale "Let's get Nigerians working again" ("Portiamo i nigeriani a lavorare di nuovo", ndr), la dice lunga. D'altronde lui è uno degli imprenditori nigeriani di maggiore successo. Ex doganiere che ha fatto fortuna con petrolio e telecomunicazioni, si vanta di dare lavoro a diversi cittadini con le sue aziende. Su di lui però c'è anche qualche ombra. Pur non essendo mai stato incriminato in madrepatria, all'estero è in passato stato nel mirino del Senato degli Stati Uniti per un presunto passaggio di fondi illegali negli Usa. C'è poi sottolinea il suo opportunismo politico. Dopo una lunga militanza nell'Apc, infatti, Abubakar ha cambiato sponda passando all'opposizione del Pdp (People's Democratic Party) quando ha capito che il malcontento verso Buhari era in crescita.

Tra incertezza e voglia di cambiamento

Nessuno dei due candidati sembra incarnare la voglia di rinnovamento che si respira in Nigeria. Entrambi anziani, entrambi di lungo corso, non sembrano avere il fascino di altri leader che si stanno affacciando sulla scena politica africana, come il neo presidente dell'Etiopia Abyi. Secondo gli analisti il risultato delle elezioni nigeriane non è mai stato così incerto, anche se lo sfidante Abubakar sembra leggermente in vantaggio. Per la prima volta il potere passerebbe da maggioranza a opposizione due volte nel giro di quattro anni. Un segnale che in ogni caso testimonierebbe una certa maturità nella democrazia nigeriana. Nel frattempo nel paese si organizzano nuovi movimenti che, almeno per ora, non sono ancora partiti. Uno di questi si chiama "Not too young to run", è composto principalmente da giovani e ha già dichiarato l'obiettivo di correre alle elezioni presidenziali del 2023.

Separatismo e tensioni

Intanto però bisogna capire chi vincerà questo voto. C'è molto timore sulle possibili violenze e scontri tra fazioni opposte. Si legge in un report di Amnesty International degli scorsi giorni: "La violenza elettorale in stati come Kano, Kwara, Kogi, Rivers, Taraba e Bayelsa ci preoccupa fortemente, Se non sarà fermata, pregiudicherà il rispetto dei diritti umani per tutto il periodo elettorale. Abbiamo ricevuto notizie di sostenitori di esponenti politici che hanno aggredito oppositori reali o percepiti come tali". Al clima non ha contribuito la decisione di Buhari di sospendere il presidente della corte suprema, Walter Samuel Nkanu Onnoghen, uno dei giudici che sarebbe stato chiamato a pronunciarsi in caso di ricorsi sui risultati del voto. Tensioni che si vanno ad aggiungere a quelle delle numerose bande armate e separatiste attive nel paese, tra cui il Movimento indipendente dei Popoli Indigeni del Biafra di Nnamdi Kanu. Senza contare i separatismi altrui che incidono comunque sulla situazione nigeriana. Ci si riferisce in particolare alle ombre di guerra civile in Ambazonia, regione angolofona separatista del Camerun.

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