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Geopolitica
Elezioni Taiwan, voci dal DPP: "Democrazia e identità: così saremo più forti"
Lin Ching Yi

Mancano meno di 50 giorni alle elezioni presidenziali e legislative di Taiwan. Elezioni che verranno osservate con attenzione anche da Pechino, che considera Taiwan o Repubblica di Cina (oggi riconosciuta da 15 nazioni a livello globale) parte del suo territorio. Dopo una panoramica introduttiva sul voto, Affaritaliani.it inizia a proporre delle interviste ai protagonisti delle elezioni. Partendo dal partito attualmente al potere, vale a dire il Democratic Progressive Party (DPP), che è tornato a vincere nel 2016 con Tsai Ing-wen, dopo i due mandati del Kuomintang con Ma Ying-jeou. A quattro anni di distanza Tsai cerca la riconferma, sfidata da Han Kuo-yu, il candidato del Kuomintang, e dal People First Party di James Soong. A parlare sono Lin Ching Yi, medico, parlamentare e direttrice del Dipartimento Affari Internazionali del partito, e il vice direttore Chih-Wei Chen.

Quale pensate sia il livello di conoscenza che si ha di Taiwan a livello globale?

Lin Ching Yi: A livello di conoscenza globale su Taiwan si potrebbe fare sicuramente di più. E ne avremmo bisogno. Partiamo da come veniamo chiamati: il nostro nome ufficiale è ancora Repubblica di Cina ma ora la maggior parte della nostra popolazione preferisce dire che il nostro nome è Taiwan. Per quanto ci riguarda, ci piacerebbe molto diventare amici o partner con un numero di paesi maggiore in giro per il mondo, ma non è una questione semplice. Nella nostra storia, per la maggior parte del tempo i governi si sono concentrati solo sul rapporto con la Cina continentale. Noi abbiamo cambiato questa linea, cercando di diversificare le relazioni internazionali. In questa ottica abbiamo lanciato l'Ocean Affair Council. Un passo davvero importante che definisce il nostro status come paese oceanico. Abbiamo approvato diverse leggi in tal senso e riteniamo di poter avere un ruolo importante nella regione. Speriamo che in futuro sempre più paesi al mondo ci riconoscano per il nostro vero ruolo e con il nostro vero nome.

Chih-Wei Chen: La questione della conoscenza è importante anche sul piano interno. Faccio un esempio: quando ero un bambino e andavo a scuola mi veniva insegnata non solo la storia cinese ma anche i trasporti e i collegamenti tra le diverse città della Cina. Nei primi anni 2000, quando il DPP è andato al governo per la prima volta, le cose sono cambiate. Nelle scuole ora si è iniziata a insegnare anche la storia di Taiwan e la nostra identità nazionale. Credo sia stato un cambiamento importante e di successo. Oggi quasi l'80 per cento dei taiwanesi ha una percezione più chiara della propria identità. Una volta eravamo la Repubblica di Cina detta Taiwan, oggi siamo Taiwan detta Repubblica di Cina. In questo senso il tempo è certamente un alleato per la costruzione della nostra identità.

Quali parole chiave utilizzereste per descivere Taiwan?

Lin Ching Yi: Liberale e democratica.

pic 191012 0070Chih-Wei Chen

Chih-Wei Chen: Progressista. Dovremmo insistere su questi valori per incrementare il nostro soft power a livello globale, anche attraverso progetti pratici e attraverso le nostre capacità. Per esempio, la grande expertise che abbiamo in campo medico.

Quanto è complicato per Taiwan stabilire relazioni diplomatiche all'estero?

Lin Ching Yi: E' molto difficile. La difficoltà non sta nell'atteggiamento di Taiwan ma piuttosto nell'atteggiamento degli altri paesi. Quando ci relazionamo con altri paesi non chiediamo di rispondere a certi criteri o regole. La Cina invece chiede di aderire al principio dell'unica Cina, bannando Taiwan dalle organizzazioni internazionali. Da parte nostra siamo disponibili e cerchiamo di cooperare con tutti i paesi disponibili su tematiche pratiche e importanti come i diritti umani, l'energia o il cambiamento climatico. E la cooperazione con diversi paesi esiste, mi viene in mente il Giappone, il cui ufficio qui a Taipei si riferisce a Taiwan con il suo vero nome. Il problema è capire come gli altri paesi possono relazionarsi con noi nonostante le richieste della Cina. E dico di più: noi speriamo e crediamo di poter avere una normale relazione tra paese e paese con Pechino.

Chih-Wei Chen: Negli ultimi tre anni Taiwan ha avuto una mente aperta sul tema, il nostro governo ha sempre rispettato quello di Pechino. E speriamo di poter avere un buon dialogo. Il problema è che al momento è difficile perché per dialogare viene chiesto di accettare delle precondizioni. Credo che dopo i fatti di Hong Kong sia chiaro a tutti che il modello "un paese, due sistemi" non funziona e non può funzionare. Ma è difficile trovare un'alternativa se la Cina non ci tratta in maniera normale ma chiede delle precondizioni da accettare.

Il Kuomintang sostiene però che il DPP sia stato troppo aggressivo con la Cina continentale e che un approccio più pragmatico nelle relazioni con Pechino possa portare dei vantaggi.

Lin Ching Yi: Se il Kuomintang dovesse vincere le elezioni bloccherebbe gli importanti sforzi che stiamo facendo in materia economica e diplomatica per diversificare le nostre relazioni. Torneremmo a essere legati a doppio filo con la Cina in un modo che non farebbe bene né a Taiwan, né alla Cina e neppure allo stesso Kuomintang. Loro e Pechino usano la stessa narrativa sulla possibile riunificazione ma sanno entrambi che è irrealistica: l'80 per cento della popolazione sente di avere un'identità diversa. Per quanto riguarda l'approccio più pragmatico nelle relazioni con la Cina, dal mio punto di vista ritengo che veri vantaggi sia per noi sia per Pechino possano arrivare solo da una relazione normale e un dialogo equilibrato tra paese e paese, tra partito e partito. Questa è una cosa che può accadere solo se Taiwan rafforza il proprio sistema democratico e il proprio ruolo internazionale.

Il presidente Xi Jinping è il governo di Pechino hanno però ribadito diverse volte che la riunificazione è "inevitabile". Come potete costruire un dialogo se seguite i vostri principi e Pechino segue i propri?

Lin Ching Yi: Dipende da quanto Taiwan si potrà rafforzare e da quanti partner riusciremo a trovare nella società globale. Credo che la Cina abbia bisogno di affrontare i propri problemi interni, dallo Xinjiang al Tibet, e quando riusciranno a sistemarli ed essere più stabili la discussione tra di noi sarà più facile. Certamente anche Taiwan ha una responsabilità in tal senso ma non dipende tutto dal DPP o dal Kuomintang.

Quali conseguenze possono esserci, anche per Taiwan, se la crisi di Hong Kong non dovesse risolversi a breve e la situazione economica nell'ex colonia britannica e in Cina continentale peggiorasse?

Lin Ching Yi: Ci sono due diversi punti di vista al riguardo. Secondo alcuni Pechino potrebbe avere bisogno di provare a riprendersi Taiwan con maggiore urgenza, secondo altri invece dovrebbe concentrarsi con maggiore attenzione ai propri problemi interni. Dal mio punto di vista, credo che la Cina dovrebbe davvero focalizzarsi sui propri problemi interni perché altrimenti rischia un giorno di seguire la stessa parabola della Russia e doversi riorganizzare in diverse piccole regioni con maggiore autonomia rispetto a ora.

Chih-Wei Chen: La Cina ha già un atteggiamento aggressivo nei nostri riguardi, che si manifesta in diversi modi come per esempio la diffusione di notizie false su Taiwan. E succede lo stesso, per esempio, in Australia.

Nel mondo occidentale, e non solo, c'è però sempre più la sensazione che il paese simbolo delle democrazie occidentali, gli Stati Uniti, siano richiusi nel loro protezionismo e pensino solo a loro stessi mentre la Cina sia il vero protettore del multilateralismo, disponibile a cooperare con tutti.

Chih-Wei Chen: Il problema è che il governo cinese cerca di controllare tutto. I paesi europei ora pensano di cooperare con la Cina e allo stesso tempo spingere il governo cinese a cambiare. Ma questa è la stessa cosa che hanno fatto per anni gli Stati Uniti e non è mai accaduto. Credo che se l'Europa voglia cooperare con la Cina debba tenerlo in considerazione, sapendo che i suoi valori sono diversi da quelli delle democrazie occidentali.

Lin Ching Yi: Ho tre osservazioni su quello che ha detto. Primo: lei parla di Cina come protettrice della cooperazione internazionale, ma la Cina non coopera: interviene e influenza gli altri paesi e roverno. Secondo: la Belt and Road non è solo un progetto di cooperazione ma anche un modo per controllare le azioni degli altri paesi, anche attraverso lo sviluppo del 5G o di altri progetti tecnologici. Terzo: l'intervento cinese spesso influenza il sistema democratico. Le faccio un esempio: due mesi fa abbiamo perso le nostre relazioni diplomatiche con due paesi, Isole Salomone e Kiribati. Questo è successo, nel primo caso, perché la Cina prima delle elezioni ha promesso infrastrutture, progetti e aiuto economico in cambio di un accordo su alcune tematiche politiche e diplomatiche. Questo fa sì che il sistema democratico di questi paesi non sia basato sulla volontà del loro popolo ma sulle volontà e l'influenza di un paese terzo che usa i governanti come propri agenti.

Però questa è la stessa cosa che gli Stati Uniti hanno fatto per decenni nei paesi europei, e probabilmente continuano a fare anche altrove.

Lin Ching Yi: Può essere in parte vero, ma quantomeno gli Stati Uniti hanno un sistema democratico nel quale ci sono due partiti tra cui i cittadini possono scegliere e ci sono poteri che bilanciano quello dei partiti o del presidente stesso. In Cina invece tutto dipende da un solo partito.

Chih-Wei Chen: Faccio un esempio sui dati personali, visto che siamo nell'era digitale e tutti sono preoccupati su questo tema. Se voi siete preoccupati che Facebook e Google potrebbero controllare i vostri dati e fare qualche affare utilizzandoli è legittimo, ma ritengo che far controllare questi dati a entità cinesi attraverso il 5G (e hanno annunciato che stanno già lavorando al 6G) sia ancora più pericoloso perché c'è la possibilità che vengano usati dal governo. E non dimentichiamo che Pechino ha già stabilito un sistema di crediti sociali. Io credo che i paesi democratici dovrebbero fare squadra e lavorare insieme alla difesa dei propri valori.

Le relazioni con gli Usa rimarranno buone a prescindere da chi sarà il presidente dei due paesi?

Lin Ching Yi: A Taiwan credo che l'approccio nostro e del Kuomintang siano diversi. Loro puntano a rafforzare le relazioni con la Cina, noi cerchiamo di diversificare. Per quanto riguarda gli Stati Uniti siamo convinti che il loro approccio non cambierà a seconda di chi vincerà le elezioni nel 2020. La scorsa estate una nostra delegazione a cui ho preso parte ha incontrato think tank di riferimento sia per i Repubblicani sia per i Democratici ed entrambi ci hanno rassicurato che gli Stati Uniti continueranno ad avere un rapporto amichevole con Taiwan a prescindere da chi sarà alla Casa Bianca.

Chih-Wei Chen: Gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere vicini a Taiwan, hanno anche lavorato ad alcuni atti formali in tal senso con un sostegno bipartisan. Ritengo che gli Stati Uniti abbiano una chiara visione al riguardo che va al di là dei singoli partiti.

A proposito di presidente degli Stati Uniti, direttore Lin, lei ha scritto su Twitter che la presidente Tsai dovrebbe raccontare i suoi successi in materia economica così come fa Donald Trump, condividendo un post del presidente americano. Quali sono i successi economici raggiunti da Tsai?

Lin Ching Yi: Il Kuomintang ha sempre raccontato che loro hanno più strumenti del DPP per sostenere il progresso economico di Taiwan e far guadagnare più soldi ai taiwanesi. Anche per questa narrazione il Kuomintang è riuscito a vincere le elezioni locali dello scorso anno. Per questo dico che il DPP deve invece sottolineare la bontà delle sue politiche economiche, dimostrata dal fatto che con l'ex presidente Ma la situazione economica era peggiore di adesso. Durante quegli anni le compagnie e i giovani talenti taiwanesi sono stati costretti ad emigrare all'estero, molti in Cina, perché gli stipendi erano troppo bassi. Noi abbiamo cambiato direzione alla nostra politica economica, insistendo sull'energia green e aumentando il salario minimo. Dobbiamo raccontare i nostri risultati ai cittadini taiwanesi, spiegandogli che stiamo cercando di costruire un nuovo sistema economico che non si basa solo sulla cooperazione con la Cina.

Chih-Wei Chen: Il Kuomintang ha sempre detto che il DPP non è in grado di sostenere lo sviluppo economico. Ma in questi anni abbiamo dimostrato esattamente il contrario, come dimostra la crescita del pil e tutti i dati economici: stiamo migliorando e continueremo a farlo. Per questo credo che per la campagna elettorale dobbiamo mettere bene in evidenza i risultati concreti già raggiunti dal DPP e quelli ancora da raggiungere, senza scordarci il tema della difesa dei valori democratici.

In Occidente però sembra che si sia persa, almeno in parte, la fiducia in questi valori democratici. Come può riuscire una giovane democrazia come Taiwan a convincere le vecchie democrazie europee a continuare a seguire quei valori?

Lin ching Yi: Spesso è difficile spiegare alla gente perché la democrazia è importante. Persino a Taiwan, anche se siamo una democrazia giovane, non è una missione semplice. Basti guardare alle scorse elezioni locali per capire che anche qui capita che si metta la speranza di crescita economica davanti ai valori democratici. Credo che la crisi di Hong Kong abbia però ricordato ai taiwanesi quanto sia importante proteggere la nostra democrazia. Per quanto riguarda le democrazie occidentali, spesso abbiamo partner europei che vengono qui e ci spingono a incrementare le nostre leggi in materia di diritti civili e diritti umani. Peccato che però loro continuino ad avere rapporti commerciali e diplomatici con la Cina senza dire nulla sul rispetto di questi diritti. E allo stesso tempo non ci considerano nemmeno come un paese.

Negli ultimi anni c'è stato uno storico avvicinamento tra Papa Francesco e la Cina continentale. Temete che anche il Vaticano possa interrompere le relazioni diplomatiche con Taiwan?

Lin Ching Yi: Lavoriamo duramente per mantenere questa relazione. Il nostro vicepresidente è stato di recente a Roma. Ci rendiamo conto che la società della Cina sia enorme e che porti con sé un potere non sollo economico e politico ma anche un valore legato alla grandezza della sua popolazione. Allo stesso tempo non mi pare che la Cina sia un esempio di tolleranza religiosa, basti vedere a cosa succede nello Xinjiang ma anche ad alcune chiese cattoliche.

Chih-Wei Chen: Io credo che la nostra relazione con il Vaticano proseguirà. Certamente chiunque vuole avere relazioni economicamente più vantaggiose con la Cina. Il governo cinese lo sa e usa questo argomento per trarre vantaggi nelle relazioni diplomatiche. Ma, ancora una volta, bsognerebbe ricordarsi i valori che sono in discussione in questa interlocuzione tra diversi paesi.

Quali sono le responsabilità di Taiwan nei confronti del resto del mondo e quali le responsabilità del resto del mondo nei confronti di Taiwan?

Lin ching Yi: Siamo in una situazione complicata ma comunque cerchiamo di mantenere e incrementare la nostra democrazia e i nostri valori. Siamo piuttosto isolati e non supportati all'interno della società internazionale ma comunque la nostra responsabilità è di promuovere la cooperazione su temi pratici, come la salute pubblica, il cambiamento climatico o i diritti umani, ma anche sui valori democratici. Il resto del mondo dovrebbe fare lo stesso con noi.

Come vi immaginate il futuro di Taiwan a 30 anni da oggi?

Lin Ching Yi: Continuo a credere che Taiwan manterrà il suo status democratico e sarà più forte, in grado di proteggersi e di cooperare con i suoi partner. Credo e spero che saremo chiamati con il nostro vero nome, avremo una vera identità nazionale e importanti amici e partner all'interno della società globale.

Chih-Wei Chen: Taiwan sarà uno splendido paese. Un paese normale. Abbiamo bisogno di tempo per cambiare, la strada è lunga ma continueremo a percorrerla.

twitter11@LorenzoLamperti

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