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Geopolitica
Europee/ Olanda con il doppio sovranismo.Migranti-conti: tensioni con l'Italia
Foto: LaPresse

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

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Elezioni europee 2019: Olanda, i protagonisti del voto/ La crisi della tradizione liberista e l’emergente populismo di Thierry Baudet

“È necessario che lo Stato non sia proibizionista, perché tale azione spinge l’individuo a infrangere la legge”. Spinoza lo sosteneva 4 secoli fa, in netta controtendenza con lo zeitgeist dell’epoca e per questo la tradizione liberale dei Paesi Bassi ha radici lontane che risalgono al 17° secolo. Da lì deriva la grande tradizione liberale dell’Olanda, quella di Mark Rutte, primo ministro dal 2010 e leader del Vvd, il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia. Ma il quadro politico sta mutando e il vento populista soffia anche sulle pianure olandesi. Alle elezioni provinciali del 20 marzo scorso, il Fvd (Forum per la democrazia) guidato da Thierry Baudet ha raccolto un risultato sorprendente, non solo sbaragliando il Pvv (il Partito per la libertà) di Geert Wilders, volto della destra euroscettica a cui Baudet ha “rubato” temi ed elettori, ma soprattutto ottenendo un risultato maggiore di quello del Vvd di Mark Rutte. All’opposizione del governo si colloca anche Frans Timmermans, leader del Partito del Lavoro (PvdA) e soprattutto candidato alla presidenza della Commissione Ue dei socialisti europei. Le argomentazioni centrali che hanno messo in difficoltà la coalizione di  governo e che stanno dividendo il paese sono principalmente tre: la lotta al cambiamento climatico (Baudet ritiene che gli investimenti stanziati dal governo Rutte, a tutela dell’ambiente, siano troppo ingenti); l’immigrazione e l’integrazione (l’attentato di Utrecht dello scorso 18 marzo ha generato ulteriori scontri tra nazionalisti e liberali/socialisti) e la percezione degli elettori di un governo distante, che vuole gestire in modo esclusivo le prerogative, “togliendole dalle mani” dei movimenti populisti (l’abolizione del referendum consultivo).

È su queste crepe che si è infilato Thierry Baudet, cavalcando l’onda del malcontento che si sta abbattendo sull’establishment olandese. La sfida del primo ministro Mark Rutte in vista delle elezioni europee è quella di arginare i suoi oppositori ma non sarà facile perché la coalizione è composta da ben 4 forze politiche che, per quanto intente a portare avanti la guida del paese, non costituiscono un esecutivo solido. A sostegno del Rutte III ci sono: i Cristiano-Democratici (Cda), i Liberal-Progressisti (D66) e l’Unione Cristiana (Cu). A testimonianza dell’instabilità che caratterizza il governo c’è da considerare anche la lunga trattativa per la sua formazione, durata 7 mesi, ben oltre i 90 giorni intercorsi fra il 4 marzo e il 1° giugno del 2018 per formare il governo italiano. Per tutti questi motivi il Fvd di Thierry Baudet potrebbe ottenere un risultato destabilizzante per l’esecutivo alle prossime elezioni europee, lo sanno i suoi diretti competitor e lo sapeva lo storico americano Richard Hofstadter quando paragonava i terzi partiti nella politica americana alle api (mettendoli a confronto con quelli olandesi): “Pungono una volta e poi muoiono. Ma in Olanda non ci sono api morte!”.

“I falchi europei”, in occasione della possibile (poi sfumata) apertura della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, qualche mese fa, hanno protestato veementemente contro la Commissione europea per la flessibilità concessa. Non era della medesima idea il governo italiano che ha protestato, invece, per la poca flessibilità concessa. Non aiutano al dialogo neanche le passate dichiarazioni al veleno dell’ex presidente dell'Eurogruppo, l'olandese Jeroen Dijsselbloem, che accusò gli stati del meridione di dilapidare in "donne e alcol" i risparmi delle operose formiche mitteleuropee, non solo:  in una intervista alla Cnbc dello scorso ottobre, Dijsselbloem invitava, salvo poi scusarsi dopo le polemiche, i mercati a punire l’Italia facendo salire gli interessi sul debito. Una diatriba che si è estesa fino al caso della Sea Watch, una Ong tedesca battente bandiera olandese, con a bordo 47 migranti, fermatasi in acque territoriali italiane a circa un miglio delle coste di Siracusa. Il governo italiano ha chiesto di intervenire al governo olandese per l’accoglienza dei migranti ma la risposta di Amsterdam, in particolare del segretario di Stato olandese per l’Asilo e le migrazioni Mark Harbers, è stata: “Finché non ci saranno accordi europei su soluzioni strutturali per i migranti a bordo dei barconi, i Paesi Bassi non prenderanno parte a soluzioni ad hoc”. Lasciando all’Italia “il cerino acceso in mano”.

Elezioni europee 2019: Olanda, i temi del voto/ Amsterdam sogna la Brexit e bacchetta senza pietà gli stati che non rispettano il Patto di bilancio europeo

Su determinate questioni vengono meno gli attriti fra Rutte (punto di riferimento per Bruxelles, nonostante le sue pulsioni nazionaliste) e Baudet (fronte euroscettico) saldando le divisioni del paese. Molto più importante dell’interesse comunitario europeo. Ne fanno una prova le posizioni assunte da Amsterdam nei confronti della Brexit. Gli olandesi, più di Nigel Farage, vogliono l’uscita definitiva di Londra dall’Ue. Qualche mese fa il governo dei Paesi Bassi ha annunciato di essere in contatto con oltre 250 aziende circa il trasferimento delle loro operazioni dal Regno Unito all'Olanda. 42 aziende di queste e 1.923 posti di lavoro sono già state attirate nei Paesi Bassi. Discovery Channel, Sony e Bloomberg hanno fatto strada. La rocambolesca vittoria di Amsterdam su Milano, avvenuta per mezzo di un sorteggio, per l’assegnazione della nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), aveva d’altra parte già mostrato come l’Olanda sia pronta a beneficiare della defezione britannica dall’Ue.

La dipendenza dei Paesi Bassi dal mercato unico europeo è evidente, a oggi risulta impensabile immaginare un’”Olandexit”, per questo i movimenti euroscettici finora non hanno attecchito e la questione economica non è così discussa fra i media e nell’opinione pubblica come altrove, anche e soprattutto grazie ai dati positivi del Paese. Numeri che permettono all’Olanda di essere intransigente e rigorosa nei confronti degli altri stati membri Ue per quanto riguarda il tetto massimo di deficit stabilito. Come nel drammatico caso della Grecia, quando Amsterdam fu fra gli impositori di una linea d’austerità senza compromessi.

Elezioni europee 2019: Olanda, situazione geopolitica/ Il legame indissolubile con gli Usa, le tensioni con la Russia, l'arrivo dei cinesi a Rotterdam

Se alcuni stati membri Ue farebbero volentieri a meno del Patto Atlantico, per l’Olanda è l’organizzazione internazionale ideale nella quale cooperare. Membri fondatori della Nato e dell’Ue, I Paesi Bassi sono cruciali nell’alleanza atlantica, soprattutto per l’impegno negli scenari di crisi internazionali dove l’approccio si racchiude nella regola delle “Tre D” (Defense, Diplomacy, Development). La politica di sicurezza e di difesa dei Paesi Bassi è tradizionalmente legata alla politica estera statunitense. Il paese ha affiancato fedelmente gli Usa nella guerra coreana, nella prima guerra del Golfo, nella missione in Iraq (nel 2003 la missione in Iraq è costata agli olandesi la perdita di 25 soldati e una spesa di un miliardo e mezzo di dollari) e in quella più recente in Afghanistan. La sua posizione strategica, la dimensione dei suoi porti e l’estensione della sua rete infrastrutturale donano inoltre al paese un ruolo centrale per l’esportazione del proprio gas naturale e per il transito verso l’intero continente di petrolio, carbone ed elettricità. Sul piano della sicurezza interna la maggiore minaccia è tuttora costituita dal terrorismo islamico. I Paesi Bassi hanno alzato il livello di guardia per la presenza di numerosi jihadisti olandesi in Siria e Iraq, minaccia che si unisce alla precedente polemica sul cortometraggio ‘Fitna’, prodotto da Geert Wilders, il che ha suscitato proteste e irritazioni del mondo islamico.

E se l’occidente è l’habitat naturale dei Paesi Bassi, non si può dire altrettanto dell’oriente, a meno che non si parli di Cina. La Belt and Road, di cui se n’è discusso ampiamente nelle ultime settimane in Italia, ha come “capo” la città di Chengdu, nella Cina sudoccidentale, e come “coda” Rotterdam, il più grande porto d’Europa. Il commercio con l’estero è agevolato dalla rete di 5000 km di canali navigabili interni. Questo dimostra l’instaurazione di un dialogo solido con l’estremo oriente versante Cina.

Un dialogo quasi assente invece con la Russia. Soprattutto dopo l’abbattimento del volo Malaysian Airlines Mh 17 Amsterdam-Kuala Lumpur nel luglio 2014, ad opera dei separatisti filorussi nell’Ucraina orientale, con a bordo 283 passeggeri, di cui 196 di nazionalità olandese, che ha provocato un’ondata di indignazione nel paese. Secondo fonti di intelligence americane e tedesche il missile sarebbe stato un razzo terra-aria lanciato dal territorio sotto controllo dei ribelli indipendentisti filorussi. Una indiscrezione confermata dal rapporto del 13 ottobre 2015 del Dutch Safety Board. Secondo il documento finale, prodotto dopo mesi di indagini e il coinvolgimento di oltre 200 inquirenti, il missile era un buk terra-aria 9M38, partito da un lanciarazzi in un’area a crica 300 km a sud est di Torez, nella regione di Donetsk. Torez era sotto controllo delle forze filorusse al momento dell’esplosione e il missile era di fabbricazione russa. Dopo questo episodio i rapporti tra Paesi Bassi e Russia si sono ulteriormente complicati. Inoltre, nel 2015 la Russia ha posto il veto nei confronti di una proposta di risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, promossa dai paesi di nazionalità delle vittime (Australia, Malesia, Paesi Bassi e Belgio) e dall’Ucraina (paese in cui l’aereo è stato abbattuto), per stabilire un tribunale internazionale per giudicare sull’accaduto, segnando un nuovo irrigidimento.

I sondaggi in Olanda in vista delle elezioni europee

  • Vvd (Centro-destra, membro Alde) 15%

  • Pvv (Destra, membro Enf) 11%
  • Cda (Centro, membro Epp) 7%
  • D66 (Socialiberali, membro Alde) 7%
  • Gl (Sinistra Verde, membro Greens/Efa) 12%
  • Sp (Sinistra, membro Gue/Ngl) 8%
  • Pvda (Sinistra, membro S&d) 9%
  • Cu (Centro, membro Ecr) 5%
  • Pvdd (Sinistra, membro Gue/Ngl) 5%
  • Fvd (Post-ideologico, membro Ecr) 11%

I sondaggi non sorridono al primo ministro Mark Rutte che è in forte calo (-6%) anche se è ancora il primo partito del paese. Anche la destra di Geert Wilders accusa il colpo (-2%). Si registra la crescita dei Verdi (+3%). Notevole l’Fvd (Forum per la Democrazia) di Thierry Baudet (+9%). Sofferenza per i partiti che appoggiano Rutte in coalizione: Cda (-5%) e D66 (-5%). Mentre la quarta gamba governativa, Cu (l’Unione Cristiana), è in crescita (+2%).

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