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Geopolitica
Groenlandia, sfida Usa Cina sull'Artico. Trump contro la Via della Seta polare
Cina, la 34esima spedizione antartica affidata alla rompighiaccio Xuelong

L'ultima volta ci aveva provato Harry Truman. Era il 1946. Era appena finita la seconda guerra mondiale e l'allora presidente degli Stati Uniti aveva offerto alla Danimarca cento milioni di dollari per l'acquisto della Groenlandia, l'isola più grande del mondo e territorio autonomo della piccola nazione scandinava. Ora ha deciso di riprovarci Donald Trump che, a distanza di 73 anni, avrebbe deciso di presentare una nuova offerta a Copenaghen durante la prossima visita di Stato in agenda a inizio settembre. Non è semplice ipotizzare un epilogo diverso rispetto a quello del 1946, considerando anche le reazioni di netta chiusura dei politici danesi che hanno definito come "uno scherzo" la possibilità di una cessione del proprio possedimento. Ma, attenzione, quella di Trump è ben lontana dall'essere una semplice boutade, anzi, è il chiaro sintomo di una strategia geopolitica portata avanti da Washington in maniera sempre più deciso: contenere l'espansione della Cina sull'Artico, nell'ambito della nuova Via della Seta polare di Pechino.

PERCHE' GLI USA SONO INTERESSATI ALLA GROENLANDIA

La Groenlandia è una rara eccezione alla dottrina Monroe, vale a dire la teoria della supremazia degli Stati Uniti sul continente americano, che è stata più volte estesa anche all'America centrale e meridionale. Dopo l'acquisto dell'Alaska dalla Russia, questa enorme isola che fa geograficamente parte del continente americano, è sempre sfuggita al controllo diretto americano, anche se Washington ha già una base militare nella parte settentrionale del suo territorio, Thule Air Base

Dopo averla resa un proprio protettorato durante la seconda guerra mondiale e l'occupazione nazista della Danimarca, gli Usa avevano pensato di acquistare la Groenlandia per la sua posizione potenzialmente strategica a livello militare nella guerra fredda con l'Unione Sovietica. Negli ultimi tre decenni l'importanza dell'enorme isola si era molto ridotto, con la fine della contesa tra Washington e Mosca. 

Ma ora la "terra verde" (in inglese la Groenlandia è conosciuta come Greenland) torna a rivestire un ruolo strategico. Già, perché lo scioglimento dei ghiacci stra creando nuove rotte marittime artiche sulle quali sta transitando non solo la Russia ma anche, sempre col placet di Mosca, la Cina, il grande rivale economico e geostrategico degli Stati Uniti. 

LA PRESENZA DELLA CINA IN GROENLANDIA, RICCA DI RISORSE NATURALI E DI TERRE RARE

La Groenlandia è molto ricca di risorse naturali come gas e petrolio e minerarie come uranio, zinco, oro, titanio. Non solo. L'isola ospita il dieci per cento del patrimonio di, rullo di tamburi, terre rare. Già, proprio quegli elementi chimici di cui è ricca anche la Cina e che Pechino ha più volte sbandierato come possibile arma di ritorsione contro gli Stati Uniti nella trade war, paventando un possibile blocco dell'export che colpirebbe il settore dello sviluppo tecnologico, vale a dire il capitolo centrale della sfida commerciale (e geopolitica) tra i due colossi globali.

Da anni la Cina si sta muovendo con interesse sulla Groenlandia con progetti collegati anche a infrastrutture sensibili come base navali aeroporti. Progetti e offerte che per essere stoppati sono stati dovuti essere rimessi in piedi dalla Danimarca, che ogni anno versa 591 milioni di dollari di sussidi nelle casse della sua isola sulla quale, nel frattempo, continua a soffiare qualche vento di indipendenza anche dopo il referendum del 2008 che ha esteso l'autonomia a tutto il territorio trasferendo al governo locale le competenze in ambito legislativo, giudiziario e nella gestione delle risorse naturali. A giugno la compagnia di Stato China Communications Construction Company (CCCC) ha ritirato il progetto di costruzione di due nuovi aeroporti. Ma la presenza di Pechino si registra anche, e soprattutto, nel settore delle risorse naturali, in particolare con attività avviate da tempo nei lavori legati alle riserve di zinco e uranio, tra le altre quella di zinco a Cjtronen, quella di rame a Carlsberg e quella di uranio e terre rare di Kvanefjeld, dove la cinese Shenghe Resources opera insieme a un'altra azienda australiana.

LA VIA DELLA SETA POLARE

La Groenlandia si inserisce all'interno di una strategia ben più ampia da parte della Cina, quella della Via della Seta. Lo scioglimento dei ghiacci sta infatti creando nuove rotte marittime, e nuovi business, che fanno gola al potere ascendente di Pechino. La Belt and Road lanciata dal presidente Xi Jinping prevede infatti, oltre alle altre classiche rotte terrestri e marittime (compresa quella mediterranea che coinvolge l'Italia) anche quella polare. Grazie anche alla benevolenza della Russia di Vladimir Putin, la Cina punta molto sullo sviluppo della sua presenza sull'Artico, anche perché la nuova rotta farebbe risparmiare circa 15 giorni di navigazione per arrivare da Shanghai al cruciale porto olandese di Rotterdam rispetto al passaggio attraverso il Canale di Suez, passando da 48 a 33.

L'importanza dell'Artico per la Cina è propedeutica anche allo sviluppo economico delle sue province nordorientali come l'Heilongjang e lo Shandong. Non a caso la Cina sta investendo molto in rompighiaccio, mentre gli investimenti nell'area si stanno moltiplicando: dal tunnel sul Baltico che unirà l'Estonia alla Finlandia alle onnipresenti riserve minerarie nelle quali le imprese cinesi fanno la parte del leone anche sui ghiacci. Senza contare il settore scientifico, nel quale la Cina è presente per esempio in Islanda con un osservatorio meteorologico-astronomico

LE CONTROMOSSE DEGLI USA PER BLOCCARE LA CINA

Gli Stati Uniti hanno da tempo inserito nella loro agenda il contenimento cinese sull'Artico, in una regione che potrebbe diventare presto un nuovo fronte di competizione non solo economica ma anche militare. Un recente rapporto del Dipartimento americano della Difesa conteneva informazioni sulla presenza di sottomarini cinesi nell'area. E il segretario di Stato Mike Pompeo ha insistito a lungo sul tema del presunto pericolo cinese durante il Consiglio Artico che si è svolto a Rovaniemi, in Finlandia, a maggio.

Da qui il rinnovato interesse per la Groenlandia, che non ha mancato di suscitare qualche lamentela da parte della Danimarca, come in occasione dell'invito dei leader politici groenlandesi alla Casa Bianca. Un invito recapitato in maniera diretta a Nuuk senza passare per la diplomazia danese. Per Trump sarà difficile riuscire rendere davvero la Groenlandia a stelle e strisce ma in ogni modo anche solo il fatto che se ne parli rivela che la Casa Bianca ha aggiunto un nuovo quadrante sulla mappa delle sue priorità geostrategiche.

twitter11@LorenzoLamperti

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