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Geopolitica
"Cina, a Shanghai passo indietro. Così Macron ci frega". Parla Michele Geraci
Michele Geraci

"Ha visto la prima pagina del China Daily di oggi? C'è una foto di Xi con Macron e altri ospiti, ma non Di Maio. Conseguenza della nostra scarsa attenzione verso la Cina..." Michele Geraci, ex sottosegretario al Mise, analizza in un'intervista ad Affaritaliani.it esito e portata della missione italiana alla seconda edizione del China International Import Expo di Shanghai. "Si tratta di un passo indietro rispetto all'anno scorso", sostiene Geraci, che in questi giorni ha una ricca agenda di interviste con i media cinesi (e non solo) e di incontri. Dopo aver vissuto per dieci anni da queste parti l'economista, entrato nel primo governo Conte in quota Lega, resta una figura molto ascoltata e apprezzata in Cina. D'altronde è stato lui, quando si trovava al Mise con Di Maio, a dare il decisivo impulso per l'adesione dell'Italia alla Belt and Road Initiative di Pechino. Un'adesione che però, secondo Geraci, non basta per avere risultati concreti senza un approccio continuativo e di sistema lungo la cosiddetta "Nuova Via della Seta".

Professor Geraci, qual è il suo giudizio sulla missione di Di Maio a Shanghai?

Si tratta di un passo indietro rispetto all'anno scorso. Nel 2018 al CIIE di Shanghai ci eravamo venuti in tre: Di Maio, io e Cioffi. Vale a dire un vice premier e due sottosegretari. Quest'anno invece è venuto solo il ministro degli Esteri. Al di là della bontà delle intenzioni di Di Maio si è trattato certamente di una spedizione di rango più basso rispetto a quella precedente. 

Ci sono state ripercussioni per questo?

Beh, l'accoglienza nei confronti dell'Italia è stata di portata minore rispetta a quella riservata alla Francia, in primo luogo, ma anche ad altri paesi con economie ben più piccole rispetto alla nostra. La Cina tiene molto alla forma. Il nostro passo indietro, in materia di rango di missione, è stata notata. Anche perché nel frattempo altri paesi come la Francia vengono qui con il presidente. E la cosa si riflette anche sui media cinesi, che presentano in prima pagina le immagini di Xi con Macron e non quelle con Di Maio. Ci sono due ordini di problemi: il primo verticale, nel senso che da tre figure governative siamo passati a una, e il secondo orizzontale, nel senso che noi mandiamo un ministro e altri mandano presidenti o premier. C'è poi anche un problema di tempi.

Vale a dire?

In una missione come questa bisognerebbe portarsi le seconde file che si possano trattenere più a lungo. Il ministro magari resta due giorni ma altre figure come erano state quelle dei sottosegretari lo scorso anno si fermano per tutta la durata dell'evento. E' un aspetto importante, perché le connessioni e gli accordi si fanno anche e soprattutto così. Faccio il mio esempio, anche se ora non ho nessun incarico politico: sono a Shanghai da cinque giorni e ho già fatto 40 interviste su media cinesi e non, dieci incontri con aziende locali, sindaci e membri del governo. Non solo le missioni andrebbero riviste in termini di qualità e quantità, ma anche come durata. Dovrebbero essere il doppio e con un sistema al seguito. L'approccio del "si viene e si va" purtroppo in Cina non funziona.

Di Maio è però stato invitato alla cena dei leader nonostante sia solo un ministro.

La cena, alla quale è stato invitato grazie ai buoni rapporti che avevamo avviato in precedenza, è una condizione necessaria ma non sufficiente. Si tratta di un punto di partenza, ma non uno di arrivo. Sia chiaro che io qui non sto criticando Di Maio ma è un'amara constatazione della scarsa attenzione del governo italiano nei confronti della Cina. 

Di Maio potrebbe fare qualcosa in più o è il governo che dovrebbe rivedere il suo approccio?

Di Maio fa quel che può. D'altronde il ministro degli Esteri è un ruolo molto impegnativo. Sei tirato per la camicia da tutti i lati e hai tantissime cose a cui pensare. Anche per questo ho rivalutato la questione della delega al commercio estero e devo dire che mi pare un compito troppo impegnativo per il titolare della Farnesina. Non può seguire il tema in maniera adeguata. Forse a Shanghai avrebbe dovuto venire anche Patuanelli, anche se capisco che in questo momento la vicenda Taranto possa sembrare più importante. Detto questo, non è che Macron non abbia problemi in Francia ma è comunque venuto. Alla Cina purtroppo non interessa perché non siamo venuti o siamo venuti in pochi.

A proposito di Taranto, Di Maio ha parlato di un interesse della Cina per il porto della città pugliese. Non è che Taranto e Shanghai siano più collegate di quanto possa sembrare?

Sì, ho visto quanto dichiarato da Di Maio, ma esattamente che cosa abbiamo fatto in merito? E' solo un desiderio o c'è qualcosa in più? Ricordo che la Cina ha già fatto un mezzo passo indietro su Taranto. Non possiamo pensare che qualcuno voglia investire sul porto e stop. Bisognerebbe fare un discorso generale su infrastrutture e sistema ferroviario per rendere davvero appetibile questo ipotetico investimento. Non basta parlare di aspetti singoli ma bisogna avere una visione strategica ben più vasta.

A poco più di sette mesi dall'adesione alla Belt and Road è cambiato qualcosa nei rapporti tra Italia e Cina?

Anche qui ripeto quanto detto in precedenza quando si parlava della cena dei leader a Shanghai. Non possiamo pensare che l'adesione alla Belt and Road sia un punto di arrivo e che le cose caschino magicamente dal cielo. Bisogna fare un lavoro costante e sistemico che mi pare non venga portato avanti. 

Secondo lei per quale motivo, interno (mancata volontà) o esterno (pressioni dagli Stati Uniti come per esempio sul 5G)?

Il 5G è certamente un argomento molto delicato. La Lega, me compreso, è sempre molto attenta alla sicurezza nazionale, stando però attenti ai fatti e ai documenti e non ai tweet o ai sentito dire. Francamente non ho mai percepito questa ostilità da parte degli Stati Uniti. Il nostro avvicinamento alla Cina non ha per niente intaccato la nostra relazione con gli Stati Uniti, d'altronde anche per Washington l'obiettivo è aumentare l'export verso la Cina e dunque c'è un allineamento di interessi. Credo piuttosto che nell'attuale governo manchino competenza e conoscenza della Cina. Lo stesso Scalfarotto, che aveva criticato in maniera molto aspra e ingenerosa il lavoro mio e di Di Maio, non è certo un esperto di Cina. Non mi riferisco certamente all'ambasciatore Sequi, lui sì molto preparato e competente. Purtroppo quando una cosa non la si conosce l'interesse tende a cadere.

Di Maio ha detto che sulla Via della Seta i conti si faranno nel 2020. 

Devo dire che non capisco questa affermazione. Sì, il prossimo anno andrà in Cina il presidente Mattarella, ma non è che i conti si possano fare nel 2020. Il rapporto va costruito nel tempo, non c'è deadline. I risultati vanno colti seme dopo seme, comprendendo la velocità diversa della Cina.

L'interesse della Cina è cambiato negli scorsi mesi?

Quando cambia un governo si rischia sempre qualcosa, anche perché qui ci si ricorda che cosa dicevano alcuni esponenti politici che ora fanno parte dell'esecutivo nelle settimane della firma del MoU a Roma. In questi giorni, per esempio, mi stanno chiedendo tutti che fine ha fatto e farà la Task Force Cina che avevo creato al Mise. Purtroppo su questi temi si vince se si ha una visione ampia e di lungo termine. Se si improvvisa si viene superati da altri e si perdono grandi occasioni.

twitter11@LorenzoLamperti

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