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Geopolitica
M5s nel mirino per il feeling con la Cina. Ambasciata: "Porte aperte a tutti"

"La nostra Ambasciata si è da sempre impegnata a promuovere lo sviluppo delle relazioni sino-italiane e la sua porta rimarrà sempre aperta agli amici italiani di diversi settori". Con questo tweet, l'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia interviene dopo che la visita di Beppe Grillo di sabato (dopo la cena di venerdì) è diventata un caso politico, con alcuni esponenti di Lega (in primis Matteo Salvini), Forza Italia e di Fratelli d'Italia, protagonisti di una linea fortemente anti cinese, che hanno attaccato il Movimento Cinque Stelle per i suoi rapporti con Pechino.

Nella giornata di domenica Grillo, su Facebook, aveva parlato del suo incontro con l'ambasciatore Li Junhua: "Gli ho portato del pesto e gli ho detto che se gli piacerà dovrà avvisarmi in tempo perché sarei in grado di spedirne una tonnellata alla settimana, sia con aglio che senza, per incoraggiare gli scambi economici!". Una spiegazione che non è bastata, quantomeno a Salvini, che ha attaccato: "Sono colpito dai suoi incontri con l'ambasciatore cinese e i frequenti viaggi di Di Maio in Cina. E, per contro, stanno zitti sulla situazione di Hong Kong. Non vorrei che stessero cambiando la collocazione internazionale dell'Italia. Mentre rompono le scatole a me per la Russia, questi tengono rapporti con una dittatura che ha fame di conquista e vocazione imperialista".

Anche per smentire la versione degli incontri "top secreti", la stessa Ambasciata ha twittato qualche dettaglio in più sull'incontro.

Il tema legato ai rapporti tra M5s e Cina è diventato d'attualità anche per il testo di Joshua Wong, uno dei leader delle proteste di Hong Kong, pubblicato su La Repubblica, che esprime delusione per la linea di non interferenza di Di Maio. Una linea espressa durante la visita al China International Import Expo di Shanghai da parte del ministro degli Esteri, e che secondo Wong riflette "la tipica mentalità di chi pensa solo agli affari suoi. Per non parlare del fatto che alcuni gruppi italiani hanno avuto un ruolo nella brutalità della polizia di Hong Kong fornendo i veicoli della polizia stessa".

Una circostanza, quest'ultima, smentita dallo stesso M5s. "A Hong Kong ci sono state violenze sia da parte delle forze di polizia, che per inciso non ci risultano avere mezzi italiani bensì tedeschi, sia da parte dei manifestanti, tanto da suscitare una formale condanna dell'Alto commissario Onu per i diritti umani", ha dichiarato in una nota il capogruppo M5s nella Commissione Esteri di Palazzo Madama, senatore Gianluca Ferrara. Che prosegue: “Destano stupore le parole di Joshua Wong contro il nostro ministro degli Esteri, dal quale il giovane attivista forse si aspettava un’ingerenza negli affari interni di un altro Paese, ignorando che questo, oltre ad essere contrario alla buona diplomazia, è assolutamente contrario ai princìpi del Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio”. Una linea rivendicata da Ferrara: “Una non-ingerenza che il nostro Movimento ha mostrato con coerenza in tutte le crisi internazionali, mentre altri si affettavano a riconoscere golpisti e ribelli di ogni risma purché funzionale a certi interessi, invocando sempre il rispetto della legalità e dei diritti umani". E conclude: "Ci auguriamo che la crisi politica di Hong Kong si risolva per via pacifica e democratica, senza ulteriore ricorso a violenze e a strumentalizzazioni”.

Una linea, quella della non ingerenza negli affari interni di altri paesi, che accomuna il Movimento Cinque Stelle al governo di Pechino, da sempre fautore di questo approccio pragmatico in netta contrapposizione con quello americano (basti ricordare la famosa "esportazione di democrazia" in Medio Oriente). Il buon feeling tra M5s e Pechino si è manifestato anche in occasione della firma del memorandum di adesione dell'Italia alla Nuova Via della Seta (Belt and Road) e al rapporto cooperativo con Huawei, che si è manifestato in alcune occasioni nella partecipazione di esponenti pentastellati a eventi organizzati dal colosso di Shenzhen. 

Un approccio che viene criticato dal centrodestra e anche dalla Lega, che da quando è passata all'opposizione (o forse anche prima) sembra aver dato una netta svolta anti cinese alla sua politica estera. Anche se in realtà il vero propulsore dell'avvicinamento dell'Italia alla Cina nei rapporti commerciali è stato Michele Geraci, ex sottosegretario al Mise in quota Lega. E solo qualche giorno fa Massimiliano Fedriga, presidente della regione Friuli Venezia Giulia, ha preso parte alla terza edizione della Belt and Road Summit (organizzato da The European House Ambrosetti) a Trieste, dove era presente tra gli altri anche l'ambasciatore Li Junhua.

twitter11@LorenzoLamperti

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