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Geopolitica
Siria, Afghanistan, Medio Oriente Africa: Putin e Xi i nuovi "stabilizzatori"

"L'Asia si sta riprendendo il suo posto naturale nel mondo". Difficile dare torto a queste parole, pronunciate da Vladimir Putin durante una recente conferenza di Sochi, luogo chiave della diplomazia russa e, sempre di più, globale. E' a Sochi che il presidente russo ha incontrato Erdogan. Ed è sempre a Sochi che Putin ha organizzato il primo vertice Russia-Africa, che mette nero su bianco le ambizioni di Mosca sul continente già da tempo esplicitate dalla Cina. Russia e Cina, Cina e Russia. Ecco il binomio che sta prendendo sempre più spazio all'interno degli equilibri politici, sopperendo alla ritirata e contraddittorietà degli Stati Uniti e all'irrilevanza dell'Europa. 

Non solo Mosca e Pechino stanno acquisendo sempre più influenza e potere in Asia, Medio Oriente e Africa, ma stanno al contempo diventando delle forze di stabilizzazione. Basti vedere il calendario di alcuni eventi sulle crisi aperte nell'area per capire dove ormai vengono prese le decisioni che contano. Detto della visita di Erdogan a Sochi, nelle ultime ore è stato annunciato che il nuovo round di colloqui di pace sull'Afghanistan si terranno in Cina. Il tutto mentre l'Asia produce ormai un terzo del pil mondiale ed è diventato allo stesso tempo il luogo nel quale si sviluppano maggiormente le nuove tecnologie.

"Senza l'Asia non si possono risolvere i grandi problemi globali. Ed è grazie al ritorno sulla scena dell'Asia che il mondo è diventato multipolare", ha dichiarato sempre Putin. La capacità delle nuove potenze asiatiche, pur con sfaccettature diverse, sembra essere quella di provvedere a una diversa "narrazione", un sistema valoriale e non solo politico-diplomatico diverso da quello che ha dominato gli ultimi decenni, vale a dire quello americano.

Mentre la Russia ha sempre più presa politica e militare in Medio Oriente, con il tentativo di estendere l'influenza anche in Africa e sul Mediterraneo, la Cina si muove in maniera almeno apparentemente più soft, con l'ormai celeberrima Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta) messa a punto dal presidente Xi Jinping. D'altronde Pechino continua a professare la linea della non interferenza negli affari interni degli altri paesi, anche perché non vuole e non può tollerare interferenze esterne in quelle che vive come vicissitudini interne, da Hong Kong allo Xinjiang fino a Taiwan

Mosca muove le armi, Pechino muove i soldi? Uno schema che regge solo a livello superficiale, se è vero che per forza di cose la Cina avrà sempre più necessità di proteggere i propri investimenti lungo le rotte terrestri e marittime del proprio mastodontico progetto infrastrutturale. Da qui le voci, più o meno confermate, della costruzione presente e futura di diverse basi militari dopo quella, l'unica per ora ufficiale, di Gibuti. Da qui la grande dimostrazione di forza militare andata in scena in piazza Tiananmen durante le celebrazioni per il 70esimo anniversario della Repubblica Popolare.

Ma il discorso va oltre. Russia e Cina stanno riuscendo a imporsi come forze di stabilità. Basti vedere a quanto sta accadendo in Siria, dove a muovere i fili dietro l'accordo che sembra aver messo d'accordo Turchia, Assad e Iran (e forse i curdi siriani che potrebbero essere ricompensati dall'azione di Ankara con una regione autonoma sul modello del Kurdistan iracheno) c'è sempre stato il Cremlino, ormai riconosciuto come l'interlocutore più influente per decidere le sorti del Medio Oriente. 

Pur con tutte le perplessità del caso, Putin sembra poter riuscire a dialogare con tutte le forze in campo in Medio Oriente, cosa che non riesce agli Stati Uniti. Il presidente russo è da sempre alleato dell'Iran, ma negli ultimi anni si è avvicinato in maniera sostanziale e per certi versi clamorosa alla Turchia (alla quale ha persino venduto un sistema di missili, l'S-400) ma anche a Israele e alle monarchie del Golfo, come dimostra la recente visita a Ryad.

Allo stesso modo la Cina si candida ad aumentare il proprio soft power. Un passo importante è l'organizzazione dei colloqui di pace sull'Afghanistan, dopo che anche a Kabul e dintorni le forze statunitensi stanno cominciando a smobilitare. Pechino è impegnata direttamente anche sulla vicenda Kashmir, area nella quale ha anche territori contesi con l'India. La scorsa settimana Xi Jinping ha incontrato Narendra Modi e sta cercando di imporsi come mediatore tra Nuova Dehli e il Pakistan, tradizionalmente vicino al Dragone nonché paese nel quale i segni della Nuova Via della Seta sono più tangibili.

twitter11@LorenzoLamperti

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