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Geopolitica
Siria, Ue: "Sanzioni per la Turchia". Erdogan: "Ipocriti, vi mando i migranti"
Foto: LaPresse

Siria: PE condanna intervento Turchia, valutare sanzioni

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui "condanna fermamente l'intervento militare unilaterale della Turchia nel nord-est della Siria, esortando la Turchia a ritirare tutte le sue forze dal territorio siriano". Secondo Strasburgo, "l'intervento della Turchia nel nord-est della Siria e' una grave violazione del diritto internazionale e mina la stabilita' e la sicurezza dell'intera regione". Il Parlamento ha espresso la "sua solidarieta' al popolo curdo, sottolineando l'importante contributo delle forze a guida curda, in particolare quella delle donne, nella lotta contro Daesh. I deputati sono estremamente preoccupati per le notizie secondo cui centinaia di prigionieri dell'ISIS stanno fuggendo dai campi nel nord della Siria in mezzo all'offensiva turca, il che aumenta il rischio di una rinascita del gruppo terroristico". I deputati inoltre "ritengono inaccettabile che il presidente turco Recep Tayyip Erdoan utilizzi i rifugiati per ricattare l'UE" e chiedono al Consiglio di introdurre una serie di sanzioni e divieti di visto mirati per i funzionari turchi responsabili di violazioni dei diritti umani, nonche' di prendere in considerazione l'adozione di misure economiche mirate contro la Turchia. I deputati propongono inoltre di considerare la sospensione delle preferenze commerciali nell'accordo sui prodotti agricoli e, come ultima risorsa, la sospensione dell'Unione doganale UE-Turchia. (AGI)

Siria: Erdogan attacca Ue "ipocriti, apriremo i confini"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e' tornato ad attaccare l'Europa dopo le critiche giunte all'intervento militare turco in Siria, accusando l'Ue di ipocrisia nell'approccio alla crisi siriana e tornando a minacciare di aprire il confine al passaggio dei profughi. "La nostra richiesta di istituire una 'safe zone' non e' certo una novita', ma risale dai tempi di Barack Obama. Per questo motivo non merita nessuna considerazione da parte nostra l'enorme quantita' di parole ipocrite che sono arrivate dall'Europa", ha attaccato Erdogan, per poi parlare della proposta di chiudere lo spazio aereo formulata ieri a Bruxelles. "Ieri il parlamento europeo ha proposto di chiudere lo spazio aereo siriano. La Turchia lo ha proposto innumerevoli volte quando erano tutti gli altri a bombardare e quando il regime di Damasco massacrava migliaia di innocenti. Nessuno ci ha mai dato ascolto". Infine l'affondo sul tema migranti: "L'Europa si attiva solo quando diciamo che apriremo il confine ai profughi. Non si preoccupino, al momento opportuno apriremo il confine e allora l'Ue smettera' di compiere questi voltafaccia", ha dichiarato Erdogan oggi. 

Siria: Italia ritira batteria antimissile in Turchia

Nel frattempo è stato avviato il "complesso delle attivita' logistiche" per il rientro della batteria antimissile italiana Samp-T impiegata a Kahramanmaras, in Turchia, nell'ambito della missione Nato 'Active Fence'. Lo ha detto il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, rispondendo ad un'interrogazione in commissione Difesa alla Camera. L'impiego della batteria, iniziato nel 2016, era stato autorizzato dal Parlamento per tutto il 2019, ha ricordato Tofalo. Alla scadenza del 31 dicembre, il sistema ed i militari italiani (130) rientrano quindi in Patria.

Siria: il destino dei curdi siriani, ecco gli scenari

L'accordo tra Russia e Turchia comporta una sostanziale spartizione dell'area a nord-est della Siria tra l'esercito di Ankara e i militari di Damasco fedeli al presidente siriano Bashar el Assad. Questi ultimi, sostenuti da Mosca, tornano dopo 8 anni a presidiare il confine turco. Un accordo, formalizzato in 10 punti, che getta pesanti ombre sul futuro dei curdi siriani, la cui regione era stata governata con continuita' dal partito Pyd negli anni del conflitto in Siria, mentre le milizie Ypg si rendevano protagoniste della lotta all'Isis. Una spallata significativa al progetto Rojava, uno stato curdo autonomo nel nord della Siria, e' stata data dal graduale disimpegno degli Usa dall'area, la cui sola presenza ha per anni evitato l'attacco turco (poi arrivato), ma soprattutto rafforzato la posizione del Pyd/Ypg al tavolo delle trattative da portare avanti con Damasco (o Mosca). Il ministero della Difesa russo ha ieri annunciato che 15 punti di controllo saranno istituiti lungo il confine turco-siriano, a est dell'Eufrate e gestiti dall'esercito di Damasco. Un'area fino a pochi giorni fa sotto il controllo delle milizie curde Ypg, sostenute dagli americani, e' praticamente passata sotto il controllo dell'esercito di Damasco, sostenuto dai russi. I 15 check point che Mosca costituira' per Assad sono previsti a est e ovest dell'area compresa tra le citta' di Tel Abyad e Ras al Ayn, un territorio di 120 km di estensione e 32 di profondita' che rimane sotto il controllo dell'esercito turco, all'interno ankara vuole istituire altri 12 check point (fonte ministero della Difesa). Nell'area, 440 km di estensione e 32 km di profondita', non c'e' piu' spazio per le milizie Ypg, ma neanche per gli americani, che manterranno un piccolo contingente a sud. Nei negoziati, mai concretizzatisi tra Usa e Turchia, era stata ipotizzata nei mesi scorsi la formazione di forme di amministrazione e governo locale, opzione sparita dagli accordi di Ankara con Mosca, che spianano la strada al controllo da parte del regime di Damasco, tornato negli ultimi giorni a Kobane, Manbij, Tal Amir, Ayn Isa e Tabka, tutte citta' che Assad aveva abbandonato tra il 2011 e il 2012.

Con il ritiro ormai scontato dell'Ypg dall'intera 'safe zone' c'e' chi si chiede quale futuro ci possa essere per i miliziani che negli ultimi 7 anni hanno governato il nord della Siria e combattuto contro l'Isis. Al di la' dell'ipotesi, seppur ventilata, di una resistenza suicida da parte di Ypg, la via potrebbe essere quella di un accordo con Damasco (ossia anche con Mosca), che garantisca un riconoscimento alla minoranza curda nel nord-est del Paese e una autonomia quanto meno dal punto di vista culturale e linguistico e magari, amministrativo. La transizione delle milizie armate Ypg puo' a sua volta prendere due strade. La prima ipotesi prevede l'inglobamento nell'esercito di Damasco, di cui potrebbero costituire battaglioni speciali. La seconda ipotesi vedrebbe invece Ypg abbandonare definitivamente le armi pesanti per svolgere compiti di polizia locale e pattugliamento del territorio a maggioranza curda, a sud della 'safe zone' oggetto degli accordi tra Ankara e Mosca. Accordo che ai curdi siriani lascia uno spiraglio nella citta' di Qamishli, situata a est della safe zone ed esclusa dai pattugliamenti russo turchi. Il centro a maggioranza curda e' l'unico, al momento, in predicato di poter fungere da centro amministrativo per una futura, ipotetica, forma di autonomia curda in Siria. Il futuro di quest'ultima e' in mano a Mosca, che nel rinnovato scenario del conflitto siriano lavora per riaprire i canali tra Damasco e Ankara e con l'uscita di scena degli Stati Uniti e' sempre piu' ago della bilancia del destino dei curdi in un Paese che il presidente russo Vladimir Putin sta rimettendo pezzo per pezzo in mano al presidente Assad. 

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