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Geopolitica
Spagna, niente governo per il Psoe Sanchez. Ma può essere un rischio calcolato

Niente. Nada. Pedro Sanchez non ce l'ha fatta. Il nuovo astro nascente della sinistra europea non è riuscito a formare il governo dopo quasi tre mesi di trattative, conclusesi con un fallimento dopo la rottura con Podemos. Eppure il leader del Psoe aveva fatto brillare gli occhi a tutti i partiti di sinistra del Vecchio Continente, compreso l'italico Pd, dopo la vittoria alle elezioni in Spagna dello scorso 28 aprile. Un successo bissato alle Europee del 26 maggio. Nei giorni e nelle settimane immediatamente successive al voto continentale era stato descritto come il nuovo deus ex machina della sinistra europea, ma alla fine Sanchez non è riuscito (almeno per il momento) a imporsi a casa sua, in Spagna.

Dopo le tante speranze, il leader dei socialisti spagnoli ha perso l'investitura a premier ottenendo 124 voti a favore e 156 contrari, con 66 astenuti. A decidere l'esito finale l'astensione della formazione di sinistra radicale, Podemos, con la quale non è stato raggiunto un accordo per un governo di coalizione delle forze di sinistra, nonostante gli intensi negoziati. Pablo Iglesias, il controverso leader di Podemos, aveva posto come condizione quella di ottenere il ministero del Lavoro. Ma Sanchez non ha ceduto, ignorando anche l'ultima offerta avanzata in extremis dalla controparte, che aveva annunciato il sì alla formazione dell'esecutivo anche senza il ministero, a patto di poter incidere sulle politiche d'occupazione.

Sanchez, che ha parlato di "occasione storica" persa, non ha voluto accontentare Podemos, temendo di restare ostaggio di una formazione che in realtà appare in flessione rispetto agli scorsi anni e che avrebbe rischiato di spostare le sue politiche molto a sinistra su un tema delicato come quello del lavoro, mettendo forse a repentaglio anche i buoni, buonissimi, rapporti che lo stesso Sanchez ha con l'Unione europea che conta, in primis Emmanuel Macron.

Ecco che allora la sconfitta di Sanchez potrebbe anche rivelarsi un rischio calcolato. A questo punto la Spagna potrebbe andare a nuove elezioni, le quarte in quattro anni, il prossimo 10 novembre, a meno che non si trovi un nuovo accordo entro il 23 settembre. Se i sondaggi continueranno ad assistere Sanchez punendo Podemos, come spera il leader Psoe, è ancora possibile il raggiungimento di un nuovo accordo al rialzo per i socialisti. Se ciò non avvenisse, Sanchez potrebbe cercare di incolpare la sinistra radicale di "irresponsabilità" per il mancato fronte comune per passare poi all'incasso del "voto utile" alle urne e governare da solo.

twitter11@LorenzoLamperti

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