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Geopolitica
Trump-Kim, Kashmir, Nigeria, Zarif. Settimana internazionale: i fatti chiave
Foto: LaPresse

L'Europa pronta a conoscere il suo futuro con le elezioni di maggio. Il ruolo strategico della Russia di Putin. La lunga rincorsa degli Stati Uniti verso il voto del 2020. Le tensioni in un Sudamerica scosso dalla crisi in Venezuela e dal nuovo Brasile di Bolsonaro. L'Africa divisa tra le vecchie ingerenze francesi e gli investimenti cinesi. Il Medio Oriente ancora dilaniato dai conflitti in Siria e Yemen. L'Asia delle nuovi grande potenze Cina e India. Il Pacifico in tensione per il nodo Taiwan. Il nuovo centro geopolitico dell'Artico. E sullo sfondo la nuova guerra fredda tra Washington e Pechino. Il mondo e la geopolitica del 2019 raccontati da Affaritaliani.it.

I FATTI CHIAVE DELLA SETTIMANA INTERNAZIONALE

EUROPA

Il 24 e 25 febbraio si è tenuto al Cairo il primo summit euro arabo. Al Sisi, che sta provando a modificare la Costituzione per restare al potere fino al 2034 ed è accusato di reprimere l'opposizione, è stato il padrone di casa confermando che l'Egitto è diventato per diversi motivi uno Stato chiave sullo scacchiere globale (LEGGI L'ANALISI DI AFFARI). La Germania continua la sua politica di emancipazione dagli Stati Uniti. Prima ha fermato la vendita di armi verso l'Arabia Saudita, incontrando le resistenze di Francia e Regno Unito, poi ha proseguito a chiudere accordi strategici con Huawei, il colosso cinese delle telecomunicazioni finito nel mirino di Washington. In Moldova, alle porte orientali dell'Europa, le elezioni legislative hanno visto la vittoria dei socialisti filo russi, ma la formazione di una maggioranza appare improbabile. Possibile il ritorno alle urne. Mentre in Russia Putin punta sull'innovazione tecnologica e annuncia un piano nazionale sull'intelligenza artificiale, è tornato d'attualità il tema dell'adesione della Turchia all'Ue. La relazione programmatica di Paolo Savona auspica l'allargamento ad Ankara, ipotesi combattuta dalla Lega e dall'ideologo della svolta sovranista di Salvini, Vincenzo Sofo. Proseguono intanto le proteste dell'opposizione in Albania contro il governo di Rama, una situazione che preoccupa tutti i Balcani. Ancora lontana la soluzione al caso Brexit, mentre il 29 marzo, data inizialmente fissata per l'uscita di Londra dall'Ue, si avvicina pericolosamente. Proseguono invece Domenica 3 marzo intanto sono in programma le elezioni in Estonia, dove è prevista una grande ascesa della destra euroscettica. Nel frattempo, mentre sembra sempre più probabile un rinvio della Brexit, si avvicina il cruciale appuntamento di maggio delle elezioni europee. Affaritaliani.it inizia a proporre una serie di analisi per spiegare come si arriva al voto paese per paese, cominciando con la Germania, che sarà come sempre decisiva per il futuro del continente, e Cipro, che grazie alla nuova scoperta di un maxi giacimento di gas potrebbe assumere un'inedita rilevanza geopolitica. 

AFRICA E MEDIO ORIENTE

In Africa si sono svolte due importanti elezioni nel weekend del 23 e 24 febbraio. In Nigeria, lo Stato chiave del continente nero, l'anziano presidente Buhari è stato rieletto nonostante un primo mandato deludente sotto il profilo dei risultati economici e della lotta al terrorismo di Boko Haram. L'opposizione dell'imprenditore Abubakar contesta il risultato. Proteste anche in Senegal, dove l'anti franco CFA Sonko è stato sconfitto da Sall, che si riconferma presidente anche se ancora manca la comunicazione ufficiale della commissione elettorale. Importanti novità dalla Libia, con al Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, e il generale Haftar, sostenuto dalla Francia, che hanno raggiunto un accordo per indire delle elezioni che potrebbero portare stabilità a poche miglia di Mediterraneo dall'Italia. In Algeria, dove si vota ad aprile, proteste e scontri in strada dopo l'annuncio della ricandidatura del presidente Bouteflika, nonostante le sue condizioni di salute gli impediscano di apparire in pubblico da diversi anni. In Medio Oriente, riflettori puntati sull'Iran, dove la settimana è stata caratterizzata dalla visita del presidente siriano Assad a Teheran, la prima dal 2011, e le dimissioni del ministro degli Esteri Zarif, considerato il braccio destro del presidente moderato Rohani e il padre dell'accordo sul nucleare con Obama. Dimissioni poi respinte dallo stesso Rohani, mentre all'orizzonte si staglia la figura del generale Soleimani, tentato dalla carriera politica. In Israele periodo difficile per Netanyahu, che deve fronteggiare un'incriminazione per corruzione a poche settimane dal voto del 9 aprile, dove un'inedita coalizione tra centrodestra e centristi rischia di fargli perdere la poltrona.

ASIA E PACIFICO

Alta tensione nell'Asia meridionale, dove tra India e Pakistan, due potenze nucleari, è esplosa una pericolosa crisi. Al centro la regione contesa del Kashmir, con il premier indiano Narendra Modi che tiene alti i toni dello scontro con Islamabad in vista delle elezioni di aprile (LEGGI QUI L'INTERVISTA/ANALISI DI AFFARI). La Cina, dopo aver chiuso una imponente serie di accordi commerciali con l'Arabia Saudita, porta la Nuova Via della Seta a Ryad, nell'ambito di una sfida geopolitica incrociata con gli Stati Uniti che comprende anche Taiwan. Intanto da registrare l'offensiva "diplomatica" di Huawei che risponde alle accuse di Washington comprando una pagina del Wall Street Journal

AMERICHE

Negli Stati Uniti è partita la lunga rincorsa alle elezioni per la Casa Bianca del 2020. Iniziano a succedersi i nomi dei possibili candidati alle primarie democratiche, dalle quali uscirà il nome dello sfidante di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha dovuto subìre una sconfitta diplomatica nel vertice con il presidente della Corea del Nord Kim Jong-un, finito senza nessun accordo. Trump, che vuole fare di Pyongyang un nuovo Vietnam (vale a dire una potenza economica amica degli Stati Uniti nonostante un potere saldamente comunista), deve provare a chiudere la questione a breve per usare il tema in sede di campagna elettorale. Problema sconosciuto a Kim (ANALISI), mentre sullo sfondo sorride anche la Cina. In Argentina ha destato scalpore la violenta aggressione subita dal gran rabbino di Buenos Aires, mentre non accenna a risolversi la crisi in Venezuela, con la Russia che ha presentato una risoluzione all'Onu dove si chiede di evitare interventi armati da parte degli Stati Uniti.

twitter11@LorenzoLamperti

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