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Geopolitica
Maghreb nel caos. In Tunisia disoccupazione e jihad, i gelsomini sfioriscono

 Tunisia: disoccupazione e jihad, gelsomini sfioriscono  

La Libia è nel caos. Ma anche i paesi vicini non se la passano benissimo. E non parliamo solo di Sudan e Algeria. Otto anni dopo, in Tunisia la Rivoluzione dei Gelsomini è poco più che un ricordo: solo poche rivendicazioni sono state concretizzate, anche se resta uno dei pochi esperimenti democratici riusciti del mondo arabo, grazie alle conquiste sul fronte dei diritti, in particolare delle donne e delle minoranze.    Il Paese che diede il via alla Primavera araba, si ritrova nel 2019 attanagliata tra una crisi economica e sociale e un sempre più violento movimento jihadista che dal 2015 ha portato a imporre lo stato di emergenza. Solo la settimana scorsa tre kamikaze si sono fatti saltare in aria.  

A pesare sulla vita quotidiana degli 11 milioni di tunisini c’è l’inflazione ormai stabile sopra il 7% e una continua svalutazione del dinaro. Il prossimo autunno sarà cruciale: le elezioni legislative, il 6 ottobre, e le presidenziali del 17 novembre potrebbero modificare sensibilmente o addirittura bloccare il cammino del Paese verso la democrazia che tuttora viene visto come un modello per la regione rispetto alle tensioni in Algeria e alla guerra civile in Libia.    I 500 chilometri di confine con la Libia sono ulteriore fonte di preoccupazione per il governo. Il 30 aprile scorso, ricevendo il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, il premier tunisino, Youssef Chahed, era stato molto chiaro nella richiesta di sostegno. "Ho fatto presente al presidente Conte le nostre difficoltà con la migrazione irregolare e sulla necessità di maggiore sostegno, in termini di risorse, logistica e formazione, per contrastare l’emergenza".     Nel giugno dell'anno scorso Chahed licenziò l'allora ministro dell'Interno, Lofti Brahem, per la negligenza nella gestione delle partenze dei barconi di migranti irregolari. Pochi giorni prima era naufragata una barca al largo delle coste tunisine con a bordo 180 persone. La settimana scorsa è affondato un gommone con oltre 80 persone a bordo: tra i 14 corpi recuperati anche un neonato.    A peggiorare il quadro generale ci sono poi i contrasti interni agli apparati dello Stato che vedono una forte contrapposizione tra il presidente della Repubblica, Beji Caied Essebsi - in precarie condizioni di salute - e il premier Chahed, in forte contrapposizione politica con il figlio del presidente.    Il 2018 si è chiuso con forti proteste, ancora una volta innescate da un gesto disperato, un giornalista precario che si è dato fuoco nella città di Kasserine, e per giovedì è in programma uno sciopero generale dei dipendenti pubblici. La Tunisia disoccupazione giovanile è al 35%, quella generale è al 15%, e la corruzione è diffusa. Il governo ha ottenuto un prestito di due miliardi e mezzo dall'Fmi ma in cambio ha dovuto garantire una serie di riforme nel segno dell'austerità.   

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