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Geopolitica
Guerra commerciale, tra Usa e Cina sfida incrociata anche su Taiwan e Arabia

In una trattativa si provano a usare tutte le leve possibili. Anche quelle che sembrano apparentemente  esterne al negoziato in corso. Nella cosiddetta guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina quella parola, "apparentemente", è da sottolineare con un pennarello rosso. Quella tra Washington è molto di più di una questione di dazi: è una sfida geopolitica, diplomatica, strategica (e si spera non militare in futuro) tra la prima superpotenza mondiale e il il gigante che potrebbe sorpassarla, il Dragone cinese risvegliatosi dopo il lungo "secolo della vergogna". 

ATTESA PER I NUOVI COLLOQUI DI WASHINGTON SULLA GUERRA COMMERCIALE

Siamo alla vigilia dei nuovi colloqui di Washington tra i negoziatori delle due parti. I punti su cui si concentra la trattativa sono sei: tecnologia (il capitolo più sensibile), proprietà intellettuale, servizi, agricoltura, barriere non tariffarie al commercio. L'esito dei colloqui, durante i quali dovrebbero incontrarsi anche il presidente Donald Trump e il capo negoziatore cinese Liu He, è incerto. Lo spettro delle possibilità va da un improbabile accordo totale a una più plausibile proroga della tregua che scade il 1° marzo fino a una terribile ma sperabilmente lontana rottura.

SFIDE GEOPOLITICHE INCROCIATE SU TAIWAN E ARABIA SAUDITA

Ma alla vigilia di questo importante appuntamento non ci si possono fare sfuggire i movimenti incrociati dei due contendenti. Movimenti che possono sembrare distanti e scollegati tra loro e dalla questione commerciale ma che non lo sono. Da una parte gli Stati Uniti parlano di un accordo di libero scambio con Taiwan, proprio mentre uno dei candidati presidente alle elezioni dell'isola in programma a inizio 2020, Eric Chu, si trova in visita in territorio americano. Dall'altra parte la Cina programma l'espansione della Nuova Via della Seta in Arabia Saudita, con il vertice bilaterale tra il presidente Xi Jinping e il principe ereditario Mohammed bin Salman a Pechino. Taiwan e Arabia Saudita, due argomenti sensibili per il rispettivo avversario. La prima, considerata una provincia ribelle da Pechino che sta provando in tutti i modi a riprendersela. La seconda, l'alleato principale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Due leve, o deterrenti, importanti da poter utilizzare in sede di trattativa per Usa e Cina.

USA: ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO CON TAIWAN

L'amministrazione Trump ha una forte impronta pro Taiwan sin dal primo momento. Ancora prima di essersi insediato, il neo presidente aveva annunciato che avrebbe subito telefonato alla presidente di Taipei, Tsai Ing-wen, invisa a Pechino per il suo mancato riconoscimento del Consenso del 1992, nel quale veniva affermato il principio di una sola Cina. Lo scorso anno una nuova mossa, con l'apertura di un nuovo ufficio di rappresentanza statunitense che in sostanza è un'ambasciata de facto (mentre ufficialmente gli Stati Uniti non riconoscono l'indipendenza dell'isola). Decisione che ha irritato e non poco Pechino, così come lo scambio informativo e le visite sempre più frequenti di funzionari e militari. Ora il nuovo capitolo, con la pubblicazione di un report dell'influente think tank statunitense Project 2049 nel quale si rilancia il progetto di un accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Taiwan, incentrato in maniera particolare su tecnologia e difesa, i due settori più sensibili per le grandi sfide geopolitiche del presente e del futuro. Un accordo che non solo promuoverebbe gli interessi strategici statunitensi nel Pacifico ma rafforzererebbe anche la posizione di Taipei nei confronti di Pechino. Il tutto mentre il nazionalista Eric Chu, candidato del Kuomintang alle elezioni taiwanesi del 2020, si trova in viaggio diplomatico negli Usa.

CINA: LA NUOVA VIA DELLA SETA IN ARABIA SAUDITA

Sempre alla vigilia dei colloqui sulla guerra commerciale, succede qualcosa anche a Pechino. Il principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, è infatti giunto in Cina in quella che è l'ultima tappa del suo tour asiatico che lo ha portato anche in Pakistan e in India. La visita, durante la quale il principe ereditario incontrerà Xi Jinping, ha lo scopo di promuovere “un maggiore sviluppo delle relazioni sino-saudite”. Il focus ufficiale è prettamente economico, con la possibile implementazione di investimenti reciproci anche nell'ottica del colossale progetto cinese della Nuova Via della SetaL'obiettivo è "promuovere l'ulteriore sviluppo delle relazioni tra Cina e Arabia Saudita" e "approfondire la cooperazione" nel quadro dell'iniziativa One Belt, One Road, ha infatti spiegato nei giorni scorsi il portavoce della diplomazia cinese, Geng Shuang. Una visita molto significativa, se si considera che il tradizionale alleato della Cina in Medio Oriente è sempre stato l'Iran, come confermano gli incontri degli scorsi giorni. Ma con questa mossa da una parte bin Salman cerca di diversificare il suo business in un paese assetato di crescita, dall'altra parte la Cina prova a estendere i suoi affari anche nel Golfo. Gli Stati Uniti non sarebbero felici, per usare un eufemismo, se si stabilissero rapporti non solo economici ma anche politici e strategici più stretti tra Pechino e Riad, suo storico alleato.

In superficie è una guerra commerciale, in profondità c'è molto, molto di più.

twitter11@LorenzoLamperti

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