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Geopolitica
Usa-Russia, nuova crisi sui missili ma nel mirino c'è la Cina. E l'Ue implode
Foto: LaPresse

L'ACCORDO REAGAN-GORBACEV CHE MISE FINE ALLA GUERRA FREDDA

Era il giorno dell'Immacolata Concezione del 1987. Quel giorno, a Washington, si iniziò a mettere fine alla guerra fredda. Quel giorno Ronald Reagan e Mikhail Gorbacev firmarono il trattato per i missili nucleari a medio raggio, Inf. Oggi, all'alba del febbraio 2019, quel trattato viene stracciato. Oggi l'ombra dei missili torna a minacciare il fronte orientale dell'Europa. Oggi si potrebbe aver dato il via alla guerra fredda 2.0.

LA FINE DEL TRATTATO E LA GUERRA FREDDA 2.0

La mossa arriva dagli Stati Uniti. Donald Trump, per interposta persona del segretario di Stato Mike Pompeo, ha annunciato l'avvio dell'iter per lo stop al trattato. La motivazione addotta dalla Casa Bianca è che Mosca viola l'accordo da sempre. "Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per preservare questo trattato", ha detto Pompeo, "ma la Russia ha messo e mette a rischio gli interessi degli Stati Uniti sul fronte della sicurezza. Per questo non possiamo più essere vincolati da un accordo mentre la Russia lo viola in maniera vergognosa". L'avvio dell'iter per l'uscita dal trattato rappresenterebbe per gli Usa l'ultima chance a disposizione della Russia per rispettare i termini dell'antica intesa.

UNA NUOVA CRISI DEI MISSILI? 48 TESTATE USA VERSO L'EUROPA

La rottura dell'accordo ha una portata imprevedibile. Basti pensare che la ratifica del trattato portò alla distruzione di 2692 testate e mise fine, si sperava per sempre, alle minacce incrociate che avevano tenuto in allarme l'Europa per decenni, con il timore che un conflitto nucleare potesse esplodere da un momento all'altro. La crisi dei missili di Cuba prima e quella degli euromissili poi divennero solo un ricordo. Un ricordo che ora minaccia di tornare a farsi pericoloso presente. Sì, perché quel trattato ha rappresentato negli ultimi 32 anni il fondamento della sicurezza dell'intero continente europeo. Fondamenta che ora rischiano di cedere e ricreare vecchi schemi e timori di escalation che si sperava fossero ormai dimenticati. Non a caso circola già insistentemente la voce che gli Usa potrebbero dispiegare 48 missili da crociera in Europa. Missili in grado di colpire la Russia, che non potrebbe in questo caso non leggere la mossa come una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale. Con tutte le conseguenze del caso. 

infografica violazione trattato inf
 

EUROPA DI NUOVO CAMPO DI BATTAGLIA. PAESI BALTICI E SCANDINAVI CON GLI USA

In ogni caso la possibilità di una nuova escalation di minacce è concreta. E l'Europa, ancora una volta, può diventare il campo di battaglia. La fine dell'accordo coglie il Vecchio Continente in un momento (per la verità assai prolungato) di debolezza, divisioni, egoismi affaristici. E non a caso, subito dopo l'annuncio di Washington, sembra tornare a dividersi seguendo la vecchia logica dei due blocchi. I paesi Baltici e quelli scandinavi, i più esposti geograficamente e politicamente all'ombra di Mosca, sono i più filostatunitensi. La Lituania, per esempio, ha subito addossato la colpa di quanto avvenuto solo ed esclusivamente alla Russia, accusata di violare i patti. Sulla stessa linea Lettonia, FInlandia e Svezia. Non a caso Lituania e Lettonia potrebbero presto ospitare nuove truppe Nato. Nel frattempo l'Alleanza Atlantica benedice la decisione di Trump, definita "inevitabile". 

L'EUROPA OCCIDENTALE PROVA A MEDIARE (E GUARDA AL PORTAFOGLIO)

Molto meno decisa la posizione dei Paesi europei quando ci si sposta verso Occidente. Dalla Francia alla Germania, dall'Olanda al Lussemburgo di Juncker, il cuore dell'establishment europeo prova a mediare, con Berlino che si propone per esempio per ospitare una nuova conferenza sul disarmo. Anche il Belgio insiste sulla necessità di dialogo. Il tutto mentre, allo stesso tempo, le istituzioni dell'Ue rinnovano le sanzioni economiche alla Russia.

L'EUROPA ORIENTALE PUO' TORNARE SOTTO L'INFLUENZA DI MOSCA

Una posizione mediana che però non convince i Paesi orientali dell'Europa, in primis l'Ungheria e il gruppo di Visegrad. Il ministro degli Esteri di Orban, Peter Szijarto, ha commentato la notizia dell'uscita degli Usa dal trattato criticando l'ipocrisia dell'Europa sulla Russia. "I paesi dell'Europa occidentale criticano la Russia in superficie, ma sotto sotto le loro società fanno enormi profitti con le compagnie russe", ha accusato. "Basta guardare agli investimenti in energia, al gasdotto che si sta realizzando tra Russia e Germania, o al fatto che il presidente Macron è stato l'ospite principale del forum economico di San Pietroburgo. Ciò che vediamo è ipocrisia, e noi, europei dell'Est, non vogliamo essere i perdenti per questa ipocrisia occidentale". E per non essere perdenti che cosa possono fare i paesi dell'Est Europa? Probabilmente avere un approccio più dialogante con Mosca, tornandone sotto la sfera d'influenza come ai tempi della guerra fredda.

IL VERO OBIETTIVO DI TRUMP POTREBBE ESSERE UN NUOVO TRATTATO CHE INCLUDA ANCHE LA CINA

In tutto questo, la sensazione molto precisa è che nel mirino degli Stati Uniti non ci sia solo la Russia. Anzi, il vero obiettivo potrebbe essere la Cina. L'accordo antimissili non include infatti Pechino. D'altronde, nel 1987, quando Reagan e Gorbacev firmarono il trattato, la Cina era ancora un paese sulla faticosa via della ripresa dopo il "secolo della vergogna" e delle dominazioni straniere. Non si poteva certo considerare una superpotenza. 32 anni dopo è tutto cambiato. La vera superpotenza antagonista di Washington non è più Mosca, bensì Pechino. Ecco perché la mossa di Trump potrebbe essere in realtà dettata dalla volontà di includere la Cina in un nuovo trattato antimissilistico. Per decenni la Cina ha potuto investire e ammodernare la propria capacità militare nel disinteresse generale, guadagnando posizioni strategiche nel Sud Est asiatico e nel mar Cinese meridionale, per arrivare fino alle porte del subcontinente indiano e posare i propri scarponi in Africa, con la base in Gibuti, e persino in Sudamerica, con la base in Argentina. Lo strappo con Mosca potrebbe essere un rischio calcolato da Washington per poter giocare ad armi pari contro Pechino. E l'Europa, presa in mezzo da un gioco più grande di lei, rischia l'implosione.

twitter11@LorenzoLamperti

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