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Geopolitica
Via della Seta, nuovo avvertimento Usa: "Nessun beneficio per l'Italia"

L'Italia è finita in un gioco più grande di lei. Con conseguenze ancora tutte da scoprire. E non stiamo parlando della Tav, ma di un progetto infrastrutturale (e diplomatico) di portata ben diversa: la Nuova Via della Seta. Già nei giorni scorsi era parso chiaro che la possibile adesione dell'Italia alla Belt and Road Initiative (Bri) della Cina avrebbe fatto arrabbiare gli Stati Uniti. Dopo le prime schermaglie, l'intervento del premier Giuseppe Conte al forum di Limes a Genova sembrava aver chiuso la questione, con il presidente del consiglio che ha garantito che le scelte dell'Italia in merito alla firma del protocollo di Pechino non avrebbe provocato nessuna conseguenza da Washington.

NUOVA VIA DELLA SETA, I NUOVI AVVERTIMENTI DEGLI USA ALL'ITALIA

Ora però la questione si riapre, con due tweet. Il primo di Garret Marquis, assistente speciale del presidente Donald Trump. "L'Italia è un'importante economia globale e una grande destinazione per gli investimenti. Non c'è bisogno che il governo italiano dia legittimità al progetto di vanità cinese per le infrastrutture". Il secondo è del National Security Council (Il Consiglio di Sicurezza Nazionale) di cui lo stesso Marquis è portavoce. E qui l'uscita ha sfumature leggermente diverse, ancora più nette: "L'Italia è una importante economia globale e grande destinazione per gli investimenti. Dare legittimità all'approccio predatiorio sugli investimenti della Belt and Road della Cina non porterà nessun beneficio al popolo italiano". 

Un consiglio di un vecchio alleato o una minaccia? Al governo Conte spetta la missione di capirlo, ma in diversi scommettono sulla seconda, come d'altra parte conferma lo stesso botta e risposta degli scorsi giorni con Pechino, che ha criticato l'ingerenza statunitense sulla sovranità di altri paesi e ha raccomandato all'Italia di non farsi dettare la linea dalla Casa Bianca.

BELT AND ROAD? PER GLI USA NON E' SOLO UN ACCORDO ECONOMICO MA UNA SCELTA DI CAMPO 

Il problema, per chi lo vuole vedere, è chiaro: al di là delle intenzioni reali della Cina, gli Stati Uniti stanno riproponendo già da tempo uno schema da nuova "guerra fredda". La Belt and Road è considerata da Washington, a torto o a ragione, una minaccia all'ordine costituito, vale a dire un mondo nel quale gli Usa sono i leader mondiali. Economici, culturali, diplomatici. La Belt and Road si propone invece come un modello alternativo nel quale anche la Cina assurge al ruolo di potenza globale. Firmare l'adesione non significa solo raggiungere accordi economici e infrastrutturali ma, nel concetto che vuole imporre Washington lasciando implicitamente paventare non meglio precisate conseguenze politico-diplomatiche, l'ingresso nell'orbita cinese.

Lo scenario peggiore, nell'ottica americana, è che non solo Pechino diventi un competitor che lotta ad armi pari ma che possa addirittura sopravanzare la "vecchia" superpotenza che pensava di essere rimasta sola dopo la caduta del muro di Berlino e l'illusoria "fine della storia" di Francis Fukuyama. Ebbene, questa storia non solo non è finita ma è ancora tutta da scrivere. E l'Italia c'è finita in mezzo.

twitter11@LorenzoLamperti

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