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Politica
Grasso non ci sta e attacca il Pd. Grillo: "Golpe. Via Napolitano"

Il giorno dopo il durissimo scontro tra maggioranza e opposizione sulle riforme costituzionali, e la decisione del contingentamento dei tempi della discussione a Palazzo Madama, parla il presidente del Senato Pietro Grasso, al centro di polemiche per aver concesso su alcuni emendamenti del ddl riforme il voto segreto. La seconda carica dello Stato attacca: "Lo spettacolo offerto dal duro scontro politico di questi giorni mi ha molto addolorato e, in alcuni momenti, indignato" e si difende sulla scelta di concedere il voto segreto: "Il regolamento non lascia alcun margine di interpretazione. Respingo con forza qualsiasi illazione o sospetto su questa decisione" spiega Grasso nel corso della cerimonia del Ventaglio, difendendo la sua terzietà, che non è intaccata nonostante "il ruolo del giudice imparziale sia tra i più esposti a critiche". L'ex procuratore antimafia non esclude che si possa andare oltre il termine fissato dell'8 agosto, ma spetta "alla capogruppo decidere".

Il presidente di Palazzo Madama ha tracciato anche quelle che ritiene le priorità per l'Italia: "liberalizzazioni, privatizzazioni, riforma mercato del lavoro, revisione spesa pubblica, modernizzazione P.A. Ma anche la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione" ritenute necessarie per superare la crisi economica.

E riserva comunque parole positive al percorso delle riforme: "Queste riforme sono attese da decenni, largamente condivise soprattutto nelle loro linee essenziali: superamento del bicameralismo paritario, nuovo equilibrio tra i due rami del Parlamento, snellimento del processo legislativo e riduzione del numero dei parlamentari".

Polemica Grillo-Renzi: "Colpo di Stato". "No, colpo di sole". Polemica a colpi di tweet e post tra il premier e Beppe Grillo. Il leader M5s sul suo blog parla, a proposito delle riforme, di "colpo di Stato" e chiede le dimissioni di Giorgio Napolitano. Immediata la replica del premier: "Riforme: dice Grillo che il nostro è un colpo di stato. Caro Beppe: si dice sole. Il tuo è un colpo di sole!". Controreplica di Beppe Grillo ancora su Twitter: "#Sidicesole? no, #sidicep2". Tweet accompagnato da una foto dei Blues brothers con il fotomontaggio dei volti di Renzi e Berlusconi.

Ma Grillo non è l'unico obiettivo di Renzi, che sempre su Twitter attacca tutte le opposizioni, ancora sul tema delle riforme costituzionali: "Dopo 4 voti in Parlamento, faremo un referendum. Perchè le opposizioni urlano? Di cosa hanno paura? Del voto degli italiani? #noalibi". Mentre in un altro tweet interviene sul tetto alle retribuzioni dei dipendenti di Camera e Senato, deciso ieri dagli uffici di presidenza e immediatamente contestato dai diretti interessati. "Non mi stupiscono privilegiati che contestano la norma sul tetto dei 240mila. Mi stupiscono le opposizioni che si schierano con loro #madovevivono", scrive Renzi.

Grillo: "Colpo di Stato, Napolitano si dimetta", ma Di Maio non chiude le porte al dialogo. L'affondo più duro al governo arriva dal M5S. Beppe Grillo sul suo blog spara a zero: "Si chiama colpo di Stato. Mussolini ebbe più pudore, non lo chiamò riforme". Nel mirino di Grillo finisce ancora il presidente della Repubblica, considerato il vero regista delle "riforme". "Napolitano dovrebbe almeno per pudore istituzionale dimettersi subito" e con lui "le forze democratiche non dovrebbero avere più alcun rapporto" si legge in un post dal titolo "Aridatece er puzzone" e introdotto da una foto di Benito Mussolini.

Di qui l'annuncio della futura strategia dei Cinque Stelle: "Il M5S non terrà d'ora in poi alcun contatto con un uomo che ha abdicato al suo ruolo di garante della Costituzione. Si spera che anche altre forze politiche si associno e lo isolino prima che sia troppo tardi, prima del buio a mezzogiorno", si legge nel post, nel quale si traccia la via d'uscita da questa situazione, cioè nuove elezioni con il "Consultellum": "Il M5s non ha paura di tornare alle urne per rilegittimare il parlamento, anche domani se necessario".

Ma sul sito c'è spazio per altre accuse contro Renzi: "Ora è tutto chiaro, l'accordo Renzie-Berlusconi" è sulla giustizia, si legge in un altro post a firma di Enrico Cappelletti, Maurizio Buccarella e Mario Michele Giarrusso in cui si cita Il Mattinale di Forza Italia. Renzi, accusano i grillini, "ha un patto con Forza Italia, partito fondato da un condannato per mafia".

In controtendenza le parole del vicepresidente della Camera, Luigi Di Mario che da Castellammare di Stabia non chiude del tutto al dialogo con il Pd: "Ci ripensino, aprano sui temi importanti come il Senato elettivo, l'immunità parlamentare, la riduzione dei deputati e dei loro stipendi e noi ci saremo".

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