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Politica
Ichino

L'11 gennaio uno studente universitario, Alessio Grillo, scrive una lettera al giuslavorista Pietro Ichino spiegandogli di aver scoperto che un suo libro, 'Diritto del lavoro per i lavoratori', è stato messo all'indice dall'Opus Dei come "eretico".  "Ad ogni testo viene attribuito un valore che va da 1 (libro consigliato) a 6 (libro eretico)", spiega lo studente. "L'Index ufficiale fu abolito nel 1966. Facendo delle ricerche sono venuto a conoscenza, ed in mio possesso, di un altro Indice compilato dall'Opus Dei che riprende quello precedente aggiornandolo".

Lo studente rivolge alcune domande al giuslavorista. "Perché secondo lei il suo libro è stato messo all'Indice?", chiede. "Molto probabilmente perché non lo hanno letto", spiega Ichino. "Altrimenti avrebbero visto che si trattava di un manuale di diritto del lavoro, privo di qualsiasi possibile interferenza con temi teologici o filosofici".

Alessio Grillo poi chiede ad Ichino come mai, secondo lui, nell'indice "non vi sia traccia ad esempio del Mein Kampf di Hitler nonostante, secondo l'Opus Dei, nell'indice sono presenti quei testi che sono conflittuali con l'insegnamento della congregazione". Ma Ichino svicola: "Questo dovrebbe chiederlo all'Opus Dei, non a me".

"A che punto arriveremmo se la Chiesa avesse un potere politico diretto sugli affari dello Stato?", chiede lo studente universitario. "Dal punto di vista della Chiesa sarebbe prima di tutto una trasgressione del comando evangelico: 'A Cesare quel che è di Cesare'", spiega il giuslavorista. "E probabilmente anche una violazione del secondo comandamento: non nominare il nome di Dio invano. Dal punto di vista dello Stato sarebbe la perdita del suo carattere laico. Insomma, da tutti i punti di vista una cosa da evitare". Poi la battuta: "Che quel mio libro di 35 anni fa fosse stato messo 'all'indice' dall'Opus Dei lo imparo oggi da lei. Ma se anche lo avessi saputo prima, non penso che avrei perso il sonno per questo".

Affaritaliani.it riceve e pubblica una lettera di precisazione:
 
Caro Direttore,
in merito all'articolo di Affaritaliani su "Ichino non gradito all'Opus Dei" desidero precisare che non c'è alcuna operazione di "censura" nei confronti del professore anche perché nell'Opera non esiste alcun indice dei libri proibiti. Per i fedeli dell'Opus Dei, che svolgono professioni di ogni genere, i libri hanno un ruolo importante. Proprio per questo i fedeli si informano sulle letture che vogliono fare per capire cosa merita di essere letto. Probabilmente lo studente che scrive a Ichino si riferisce ad alcuni elenchi bibliografici che un tempo alcuni fedeli dell'Opera avevano condiviso per raccogliere recensioni, inviti alla lettura, suggerimenti e giudizi sui libri più noti. Niente di più lontano da un indice: non si trattava di documenti ufficiali né completi (tanto è vero che da molti anni questi elenchi non ci sono più). Era un metodo come un altro per conoscere in anticipo ciò che si legge, come fanno tutti. Oggi esistono in rete moltissimi siti che riportano recensioni dei più svariati libri che vengono pubblicati.

Cordiali saluti

Bruno Mastroianni
Direttore Ufficio Informazioni dell'Opus Dei in Italia

 

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