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Politica

Di Antonino D'Anna

Dai microfono di RTL 102.5 Silvio Berlusconi annuncia che, "Se si ha una maggioranza che consente di cambiare il codice civile", è possibile allora aprire al riconoscimento delle coppie di fatto, anche omosessuali. Come a dire: visto che la Chiesa non ricorda quanto abbiamo fatto per lei, adesso facciamo da soli. Con buona pace di tutto il dibattito sui valori non negoziabili (e la difesa della famiglia rientra tra questi) che ha animato negli ultimi mesi il dibattito interno al Popolo della Libertà. Il PDL si scopre insomma improvvisamente laico e progressista dopo due decenni passati a rappresentarsi come cattolico o quantomeno come partito sensibile agli eventuali richiami della Chiesa.

CATTOLICI AVVISATI- Bene, da oggi tutto questo non c'è più. Sandro Bondi, lui che sul "Foglio" scriveva nel settembre 2011 di come il PDL avesse prodotto leggi conformi al Magistero della Chiesa Cattolica, dovrà pensarci. E con lui il ciellino Maurizio Lupi, più Gaetano Quagliariello, Alfredo Mantovano, Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni e così via. Un bel salto in avanti per il Cavaliere, che prima il 14 dicembre 2006 dice di lasciare libertà di coscienza ai suoi deputati e senatori in tema di coppie di fatto, ma il 5 marzo 2007 - era allora in sella il secondo governo di Romano Prodi - così si esprimeva in quel di Como (riporta il Corriere) durante una cena di beneficenza organizzata per il compleanno di sua madre Rosa: "Vogliono infierire sulla famiglia naturale, sul matrimonio tra un uomo e una donna, stanno facendo di tutto. Noi avevamo avvertito gli italiani" (come riporta Repubblica). Erano i tempi della votazione dei Pacs portati avanti dalla "cattolica adulta" Rosy Bindi.

SILVIO CATTOLICO- Eppure Berlusconi è lo stesso soggetto che il 5 aprile 2006 così dichiarava durante un congresso di Forza Italia: "Non credo che coscientemente un credente, un cattolico, possa dare il suo appoggio a chi manifesta queste idee contro la religione cattolica", ovvero a chi "vuole eliminare la religione dalle scuole, vuole togliere il crocifisso dalle aule, vuole cancellare l'8 per mille che liberamente gli italiani assegnano alla Chiesa e alle sue opere di bene, a chi vuole cancellare il Concordato". E ancora: "In Italia tutti devono avere il diritto di esprimersi e la Chiesa è libera di farlo attraverso i suoi ministri. Il cardinale Ruini (Camillo, allora presidente dei vescovi italiani, N.d.R.) è un italiano come gli altri".

GAY? CONCORRENZA IN MENO- Ma torniamo al nostro riepilogo. Il 2 novembre 2010 Sua Emittenza è al Salone del Ciclo e del Motociclo di Milano. Mentre è alla guida di un governo con una maggioranza strepitosa (e che dunque potrebbe cambiare in mezz'ora le norme sulle coppie di fatto anche gay), parla del caso Ruby e dice: "Sono fatto così da sempre: qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, ma è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay" (ancora il Corriere).

E andiamo avanti. Il 26 febbraio 2011, in un messaggio ai Cristiani Riformisti, Berlusconi così si esprime: finché il PDL sarà al governo "non ci sarà mai un'equiparazione tra matrimoni tradizionali e unioni gay, così come non ci saranno adozioni per genitori single". Sempre sugli omosessuali, il 6 febbraio 2012 a "The Atlantic" il Cav dice con ironia: "l'unica cosa di cui non mi hanno mai accusato è di essere gay, sia chiaro che non ho nulla contro i gay, anzi il contrario, ho sempre pensato che più gay ci sono in giro, minore è la competezione" (Il Messaggero). Insomma, il Berlusconi che fa segno di sì con la testa alla possibile apertura verso coppie di fatto e gay è sempre cattolico e difensore della Chiesa (che deve ricordarsi le benemerenze sul campo del Cav), oppure siamo al "tana libera tutti" della destra cattolica (o sedicente tale)? Nel frattempo Mario Monti continua la sua marcia benedetta da CEI e Vaticano: ieri, per dirne una, era comodamente seduto - cellulare all'orecchio - in San Pietro a seguire la Santa Messa con cui il Papa ha consacrato quattro nuovi vescovi, tra cui il segretario particolare del Pontefice, Georg Gaenswein. Difficile che in linea ci fosse Silvio.

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