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Politica
MILESTONE ED 1414696 pr

Iniziative mirate in poche citta', campagna a tappeto nelle regioni chiave, attacco frontale a Monti e riflettori puntati sul pericolo sinistra al governo, battendo senza sosta sul terreno delle tasse. E, a pochi giorni dal voto, una proposta 'choc' sull'economia per bissare la volata del 2008 con la trovata sull'Ici. Silvio Berlusconi, archiviato il capitolo liste e convinto che i fisiologici malumori sul territorio andranno man mano scemando, ha iniziato a pianificare la strategia della campagna elettorale: mancano 30 giorni, e' il ragionamento, e dobbiamo giocarci il tutto per tutto. Intanto, il Cavaliere sta lavorando agli ultimi dettagli del nuovo contratto con gli italiani, che nei progetti dell'ex premier dovrebbe essere siglato in un salotto televisivo, anche se la location non e' stata ancora scelta. Venerdi', poi, il lancio ufficiale della campagna, con una kermesse a Roma, molto probabilmente al teatro Capranica intorno alle 11 - ma l'orario potrebbe subire modifiche - per la presentazione dei candidati, in particolare le new entry, che saranno chiamati a prestare, viene spiegato, una sorta di giuramento al Paese, sulla falsa riga del 'patto' sottoscritto nel momento in cui hanno accettato la candidatura.

L'obiettivo prioritario del Cavaliere resta quello di impedire la vittoria del Pd al Senato e ritagliarsi un ruolo da ago della bilancia, evitando di essere escluso dai giochi a favore di un patto con Monti. Nel partito si continua ad ipotizzare un ruolo istituzionale per l'ex premier, come la presidenza del Senato. Berlusconi, pero', per ora si concentra sulla strategia elettorale, che coinvolge anche i candidati: selezione rigorosa delle persone per le 'comparsate' in tv, pochissimi manifesti - nessuna spesa e' stata autorizzata - e iniziative tradizionali limitate, marcare a tappeto il video e la rete, par condicio permettendo.

Berlusconi ha scelto il silenzio, una giornata orfana di interviste, per dedicarsi ai dettagli del rush finale, mettendo a punto nei singoli particolari l'ultima tornata prima delle urne. Il Cavaliere sta pensando a una proposta forte sul fronte economico, capace - e' l'intenzione - di spiazzare gli avversari Monti e Bersani e, come successe nel 2008 con l'Ici, in grado di dare la volata finale. Secondo i fedelissimi del Presidente le tre tasse più odiate dagli italiani sono il canone Rai, l'Ici e la Tares. L'idea e' ancora nella fase embrionale, l'ex premier ci sta lavorando assieme ai suoi collaboratori, dopo aver chiesto ai vari esponenti economici del partito, primo fra tutti Brunetta, alcuni focus su temi particolarmente 'sensibili' per le famiglie e il ceto medio.

Intanto, in via dell'Umilta' tour de force sulle liste per le regionali: oggi riunioni per tutto il giorno, si deve chiudere entro domani. Fonti pidielline raccontano di una dura battaglia tra i big nazionali e locali sulla riconferma degli uscenti in Lazio, ad eccezione di Fiorito. Ipotesi che avrebbe mandato su tutte le furie Renata Polverini e che sara' al centro di un nuovo summit domani. Berlusconi, in un'intervista, aveva garantito che nessuno degli uscenti in Lomabrdia e Lazio sarebbe stato riconfermato, ma ci sono i malumori dei rimasti a bocca asciutta a livello nazionale da 'sedare'. Nel listino bloccato, viene spiegato, le varie 'anime' avranno un rappresentante a testa.

Se difficilmente, riferiscono le stesse fonti, Berlusconi dara' l'ok a una manifestazione con Maroni, non e' invece escluso che il Cavaliere ceda al pressing di Storace. Quanto alla campagna elettorale, se il king maker della campagna di Monti, il consigliere che ha portato alla vittoria Obama, gli ha suggerito di alzare il tiro e affondare i colpi, Berlusconi non sara' da meno. E' sul centro che il Cavaliere deve battere per strappare i voti. Non solo: deve caratterizzare, e' il consiglio degli ultimi focus consegnatigli, sempre piu' la campagna elettorale sui toni e i temi cari al suo elettorato. Del resto e' proprio lo zoccolo duro berlusconiano e pidiellino che nell'ultimo anno e' venuto meno ed e' li' che bisogna concentrare tutti gli sforzi. Ma nonostante l'ex premier abbia negato possibili contraccolpi sul territorio per la composizione delle liste, non si placano le polemiche. Problemi grossi si registrano in Liguria, dove gli scajoliani minacciano scissioni; malumori forti in Lazio, dove gli esclusi ex An potrebbero far confluire i voti su Fratelli d'Italia, sia per la corsa in regione che per il Parlamento; alta tensione in Campania, dove cresce il timore degli effetti dell'annunciato 'disimpegno' da parte di Cosentino (ieri ha detto che non fara' campagna elettorale e che si dedichera' ai processi) non si escludono ripercussioni sul voto da parte dei fedelissimi dell'ex sottosegretario, anche se Alfano minimizza; problemi anche in Abruzzo e in Piemonte.

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