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Politica

Di Gianni Pardo

Per mezzo secolo l'Italia è stata ingessata dalla diarchia Dc-Pci. I liberali, disperati, vedevano che la Dc rappresentava l'Italia bigotta, tradizionalista, pauperista e culturalmente arretrata, ma purtroppo il Pci, pure di radice atea e "progressista", era reso indigeribile da un sistema economico che produceva miseria e da un imperdonabile disprezzo per la libertà. Sicché, anche se era insopprimibile la speranza di "non morire democristiani", ci si doveva aggrappare ai parroci per non fare la fine della Cecoslovacchia. Poi, quello che per decenni non avevano saputo fare gli italiani, lo fece l'implosione dell'Unione Sovietica, ma il nostro popolo, unico in Europa, non se ne dette per inteso. Non solo il Pci non crollò, come dovunque altrove, ma quando la Dc si liquefece rimase solo in campo. Per decenza, cambiò soltanto l'etichetta sulla bottiglia e si avviò verso una vittoria incontrastata con Achille Occhetto. La "macchina da guerra" era "gioiosa" perché non andava a combattere, ma a sfilare, nel trionfo. Si sa come andò. Silvio Berlusconi non solo fece scoppiare il palloncino, fece anche sperare che con lui avrebbe finalmente avuto voce l'Italia moderna, liberale e liberista. Per qualche tempo si sognarono grandi riforme, un fisco meno pesante e un rilancio del Paese. Insomma un cambiamento di mentalità nella direzione del laicismo e della libertà economica. Sono passati molti anni e oggi dobbiamo ammettere che il Cavaliere ha realizzato ben poco, dei suoi progetti. Perfino quando ha avuto in Parlamento la più grande maggioranza dell'epoca repubblicana.

La moda, in questi casi, è quella di dare a lui il torto di tutto, ma è una spiegazione ingenua. Non solo la nostra Costituzione, per evitare che si governi troppo (come con Mussolini), fa sì che non si possa governare affatto, ma se un popolo rimane eguale a se stesso, nel mutare delle vicende storiche, è segno che la sua personalità è immodificabile. La sua storia, più che dagli individui, dipende da ciò che un tempo si chiamava il "genio" di una nazione. L'individualismo britannico, sin dai tempi della Magna Charta, è riuscito a prevalere sul potere monarchico senza passare attraverso il sangue della Révolution. Il ribellismo francese invece, che pure aveva già impedito alla monarchia assoluta di lasciarsi andare ad eccessi, si è manifestato con la tendenza incompressibile alla rivoluzione, o perfino alla mimesi di essa, come nel 1968. L'Italia per parte sua ha avuto come caratteristica immutabile la tendenza a soggiacere alla retorica: in campo politico ci siamo inchinati a Mussolini e al Pci, in campo economico ci siamo sempre rifiutati di far di conto, sperando che lo Stato fosse capace di moltiplicare i pani e i pesci. La conseguenza di questo atteggiamento, condito con una faziosità da bettola, è stata quella di non stimare a sufficienza la nostra libertà. Libertà significa infatti responsabilità, mentre noi abbiamo sempre sperato nei miracoli del demagogo di turno. La tendenza a delegare molto allo Stato, deleteria dovunque, in Italia è demenziale: ci si affida infatti ad un'Amministrazione Pubblica e ad una classe politica fra le peggiori. Un tempo, quando cadeva un esecutivo ogni nove mesi, si diceva che il momento in cui un governo fa meno danni è quello in cui è caduto e si aspettano le nuove elezioni. Ma la costante ripetizione dei fenomeni non fa cambiare idea agli italiani: la speranza è sempre e comunque che lo Stato risolva i problemi dello Stato.

Che è come chiedere alla febbre alta di fare abbassare la temperatura. Ciò spiega le prospettive di questo 2013. Se vince il Pd avremo un governo statalista e pressoché collettivista. Se vince il centro avremo un governo statalista e pressoché collettivista. Se sinistra e centro si alleano, avremo un governo statalista e pressoché collettivista. E se vincesse ancora Berlusconi, non avremmo molto di diverso. La conclusione è che l'Italia che abbiamo sotto gli occhi è quella che vogliamo. Con i suoi carrozzoni statali costosi e inefficienti, con la sua tassazione castrante, con la sua retorica che mira alla Città del Sole da un lato e ha i suoi scandali concreti dall'altro. Ecco perché è inutile prendersela con i politici. Gli inglesi hanno conquistato la loro libertà lottando contro le tasse e le pretese del potere, noi le tasse le sopportiamo, se pure mugugnando, e anche se giudichiamo il potere con la massima severità, continuiamo lo stesso ad aspettarci da esso la salvezza. Ecco lo sconsolato riassunto delle previsioni che consente questo inizio d'anno. A meno che una catastrofe economica continentale non distribuisca un nuovo giro di carte, l'Italia continuerà a somigliare a se stessa. Cioè sarà governata da un cattocomunismo utopico ed economicamente analfabeta. pardonuovo.myblog.it

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governocentrosinistradestra
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